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Due politiche estere per un’Italia divisa

La premier Giorgia Meloni 

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Il punto di Folli del 23 aprile 2026
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A dominare in Iran e nello stretto di Hormuz continua a essere l’incertezza. Trump non può che prolungare la tregua attraverso una serie di “penultimatum” e gli ayatollah sfruttano a proprio vantaggio questo vantaggio tattico che la guerra sospesa offre loro. È una condizione che non potrà durare a lungo, eppure al momento è quello che succede, con le ricadute prevedibili sul prezzo del petrolio, le incognite dei viaggi aerei, la sensazione diffusa per cui nulla sarà più come prima. Intorno alle acque iraniane sembra che si stia definendo una nuova idea d’Occidente; e con ogni evidenza anche un nuovo equilibrio tra grandi e medie potenze.

L’Europa e con essa l’Italia sono ovviamente coinvolte. E le forze politiche, anche le più distratte, si sono nel complesso convinte che mai come oggi la collocazione internazionale è la premessa, nonché la condizione necessaria, per addentrarsi nei labirinti della politica interna. La differenza è che non ci si riconosce sotto un unico mantello (la …

A dominare in Iran e nello stretto di Hormuz continua a essere l’incertezza. Trump non può che prolungare la tregua attraverso una serie di “penultimatum” e gli ayatollah sfruttano a proprio vantaggio questo vantaggio tattico che la guerra sospesa offre loro. È una condizione che non potrà durare a lungo, eppure al momento è quello che succede, con le ricadute prevedibili sul prezzo del petrolio, le incognite dei viaggi aerei, la sensazione diffusa per cui nulla sarà più come prima. Intorno alle acque iraniane sembra che si stia definendo una nuova idea d’Occidente; e con ogni evidenza anche un nuovo equilibrio tra grandi e medie potenze.

L’Europa e con essa l’Italia sono ovviamente coinvolte. E le forze politiche, anche le più distratte, si sono nel complesso convinte che mai come oggi la collocazione internazionale è la premessa, nonché la condizione necessaria, per addentrarsi nei labirinti della politica interna. La differenza è che non ci si riconosce sotto un unico mantello (la Comunità europea, la Nato), come accadde nei momenti migliori della Prima Repubblica. Al contrario, oggi prevalgono toni distinti, magari in nome del “no” al riarmo, qualsiasi cosa significhi, o del richiamo a una “pace” che assomiglia all’appello universale di Kant.

Nei fatti l’Italia di Giorgia Meloni ha preso le distanze dalla presidenza avventurosa e distruttiva di Donald Trump, benché poi non perda occasione per mitigare il contrasto e ribadire il nesso euro-atlantico. Ma è chiaro che per un’autentica ripresa dei rapporti sarà inevitabile attendere una nuova amministrazione, alla fine del 2028. Intanto l’Italia meloniana, pur tra varie contraddizioni, ha avviato una rete di relazioni positive con le maggiori cancellerie europee. In primo luogo con la Germania di Mertz, poi con l’inglese Starmer e anche con Macron a Parigi, dopo il noto periodo di freddezza. Quindi la premier italiana è riuscita ad avvicinarsi all’Europa che conta nel momento in cui era più necessario farlo. E infatti l’agenda prevede la ripresa degli aiuti all’Ucraina, dopo la caduta dei veti di Orbán; il legame con Israele che non viene allentato e soprattutto la missione navale collettiva nel Golfo persico per individuare le mine sparse dall’Iran. Almeno tre navi cacciamine saranno operative “alla fine delle ostilità”, come ha detto il capo di Stato Maggiore della Marina, ossia quando la tregua sarà consolidata.

Si può essere più o meno d’accordo, ma questa è una politica estera. Senza illusioni o eccessive ambizioni. Ad essa se ne contrappone un’altra ed è quella del “campo largo”. È stata messa a punto con l’incontro a Barcellona dei socialisti europei. Ancora una volta Elly Schlein ha guidato la carovana del centrosinistra e di nuovo Conte coi suoi Cinque Stelle è rimasto un passo indietro, o almeno così sembra. Pedro Sánchez è il nuovo leader virtuale delle sinistre, colui che rasserena e indica una strategia vittoriosa. Quanto meno è questa l’indicazione che nel ricava il Pd, ansioso di essere rassicurato e incoraggiato. Oggi Sánchez è il più drastico nell’opposizione al “trumpismo” e anche il più cauto verso l’Iran. Non solo: il premier spagnolo si è molto esposto verso la Cina, alla quale riconosce un ruolo internazionale che l’America al contrario contesta.

Quella di Sánchez è un’altra Europa rispetto a quella, fondata sul perimetro Berlino-Londra- Parigi-Roma, a cui oggi guarda Giorgia Meloni. Si può pensare che dopo la guerra in Medio Oriente le carte saranno rimescolate e certe distinzioni finiranno. Ma non è probabile. Nuovi assetti stanno nascendo in Europa. C’è chi non esita a dirsi favorevole agli acquisti di gas russo, come Conte e Salvini, e chi invece, come la Schlein, dice “no” a Putin, ben sapendo che su questo punto il Quirinale è molto attento. Del resto, conviene al Pd distinguersi dai 5S almeno su qualche tema cruciale riguardante la scena internazionale.

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