Bisogna riconoscerlo. Il generale Roberto Vannacci, capo della fronda di estrema destra, non è quel personaggio folkloristico e improbabile che appariva all’inizio della sua avventura. Beninteso, quale sia il suo futuro, per quanto nazionale, è ancora da decifrare. Così come vari interrogativi restano in attesa di risposta. Ad esempio — e non vuole essere un’insinuazione — ci si domanda quali siano le fonti di finanziamento che reggono una struttura leggera, ma non inconsistente.
Nuove sedi inaugurate in giro per l’Italia, un’attività assidua di viaggi, tra incontri e conferenze alla ricerca di nuovi adepti, una discreta capacità dialettica al servizio di tesi spesso inquietanti eppure non prive d’incisività. Tutto questo darsi da fare è premiato dai sondaggi, nei quali Vannacci è sempre presente con risultati che ruotano intorno al 3-3,5 per cento. In un paio d’occasioni lo si è visto oltre il 4 per cento.
In breve, se il partitino fosse un fuoco di paglia, si sarebbe già consumato …
Bisogna riconoscerlo. Il generale Roberto Vannacci, capo della fronda di estrema destra, non è quel personaggio folkloristico e improbabile che appariva all’inizio della sua avventura. Beninteso, quale sia il suo futuro, per quanto nazionale, è ancora da decifrare. Così come vari interrogativi restano in attesa di risposta. Ad esempio — e non vuole essere un’insinuazione — ci si domanda quali siano le fonti di finanziamento che reggono una struttura leggera, ma non inconsistente.
Nuove sedi inaugurate in giro per l’Italia, un’attività assidua di viaggi, tra incontri e conferenze alla ricerca di nuovi adepti, una discreta capacità dialettica al servizio di tesi spesso inquietanti eppure non prive d’incisività. Tutto questo darsi da fare è premiato dai sondaggi, nei quali Vannacci è sempre presente con risultati che ruotano intorno al 3-3,5 per cento. In un paio d’occasioni lo si è visto oltre il 4 per cento.
In breve, se il partitino fosse un fuoco di paglia, si sarebbe già consumato ed estinto da un pezzo. Invece resiste e dà l’impressione di drenare voti in particolare dalla Lega di Salvini, aggrappata a un 6-7 per cento che ne fa quasi una sigla minore. E si capisce: Salvini ha tentato di accreditarsi come il vero capo di una destra “sovranista”, leggi nazionalista.
Ma il movimento fondato da Bossi non ha mai accettato una simile curvatura: il Carroccio era nato sull’idea di promuovere l’autonomia e un localismo al limite della secessione e tale è rimasto. La frangia legata ai gruppi di estrema destra europea, da Alternative in Germania alla formazione di Wilders in Olanda (ora in crisi), ai francesi di Le Pen e Bardella, per non dire dello sconfitto Orbán, era il prodotto delle ambizioni di Salvini, ma c’entrava poco con il carattere della Lega.
E infatti quando Vannacci è uscito dal partito si è portato dietro la corrente e ha sancito il fallimento del progetto di Salvini. Lui, il generale, può compiacersi del suo 3 per cento, suscettibile magari di crescere ancora un po’, mentre il Carroccio sopravvive nel ricordo del tempo che fu.
Detto questo, il difficile per il generale comincia ora. È relativamente semplice ottenere un minimo consenso virtuale quando manca un anno alle elezioni. Il problema è mantenerlo e addirittura ampliarlo quando la campagna elettorale diventa aspra e i maggiori partiti si avventano sui minori per annientarli.
L’esperienza insegna che gli equilibri cambiano in fretta, soprattutto nell’ultimo mese prima delle urne. Ma c’è di più: Futuro Nazionale deve ancora decidere qual è il suo orizzonte strategico. Intende rientrare nel centrodestra, facendo pesare una percentuale che potrebbe essere decisiva per la vittoria della coalizione? Ovvero intende essere coerente con la logica della scissione e presentarsi da solo al voto, tentando di sfruttare al massimo la congiuntura?
Matteo Renzi è come sempre il più rapido nel percepire il tornaconto implicito in questi giochi politici. E, come è ovvio, spinge il generale a correre da solo. Sarebbe esilarante nel pensiero renziano: il super-destrorso che provoca la vittoria del centrosinistra. Curioso, ma del tutto possibile, se non probabile. Anzi, c’è credere che a sinistra farebbero ponti d’oro a Vannacci: avversario ideologico, ma alleato di fatto contro la coalizione di Giorgia Meloni. Nella quale, peraltro, si avvertono scricchiolii da non sottovalutare: ad esempio Forza Italia partecipa oggi alle manifestazioni per il 25 aprile. Un segnale da non sottovalutare.
Vannacci invece sfrutterà l’occasione per mostrare il suo volto di duro tra i duri. Ma dovrà fare attenzione nei prossimi mesi. Tra il rientro nel centrodestra e l’avventura solitaria, c’è anche una terza ipotesi. Che Fn alla fine resti sotto la soglia del 3 per cento, stritolato nel conflitto tra i maggiori.