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Minori e social, la cattiva lezione

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In Parlamento è stato fatto un lavoro bipartisan che ha portato a una proposta di legge a firma di Lavinia Mennuni (FdI) e mia. È un testo pronto, basterebbero poche settimane per farlo diventare legge. Invece il governo l’ha fermato
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Caro direttore,

il post con il quale Donald Trump ha salutato l’uscita di Tim Cook da Apple nella sua volgarità ci ha ricordato un fattore chiave nella conflittualità tra Usa e Europa. Quando il presidente cita le volte che Cook lo ha blandito (per usare un’espressione educata) per ottenere favori, noi sappiamo che il favore principale è stata la guerra commerciale scatenata contro la Ue come ritorsione per le sanzioni inflitte a Google, Meta, X e appunto Apple.

Usiamo in ogni istante smartphone, app, social network e piattaforme di servizi, e non diamo peso al fatto che questi compagni delle nostre vite sono tutt’altro che oggetti neutri. La superiorità tecnologica Usa ha messo l’Europa in una condizione di dipendenza forse più grave di quella su difesa, energia, materie prime: parliamo di strumenti che entrano nella nostra esistenza, condizionano le scelte, le opinioni, perfino gli stati d’animo. Oltre al fatto che a ogni clic i colossi del tech arricchiscono il loro redditizio pat…

Caro direttore,

il post con il quale Donald Trump ha salutato l’uscita di Tim Cook da Apple nella sua volgarità ci ha ricordato un fattore chiave nella conflittualità tra Usa e Europa. Quando il presidente cita le volte che Cook lo ha blandito (per usare un’espressione educata) per ottenere favori, noi sappiamo che il favore principale è stata la guerra commerciale scatenata contro la Ue come ritorsione per le sanzioni inflitte a Google, Meta, X e appunto Apple.

Usiamo in ogni istante smartphone, app, social network e piattaforme di servizi, e non diamo peso al fatto che questi compagni delle nostre vite sono tutt’altro che oggetti neutri. La superiorità tecnologica Usa ha messo l’Europa in una condizione di dipendenza forse più grave di quella su difesa, energia, materie prime: parliamo di strumenti che entrano nella nostra esistenza, condizionano le scelte, le opinioni, perfino gli stati d’animo. Oltre al fatto che a ogni clic i colossi del tech arricchiscono il loro redditizio patrimonio di dati personali.

Per difendersi, le entità sovranazionali e nazionali come Ue e Regno Unito impongono tasse, scrivono regolamenti, puniscono le violazioni. Non possono fare molto di più, ma già questo è bastato a scatenare la reazione americana.

Nel nostro piccolo noi, gli adulti, dovremmo aver imparato a far ricorso alla prudenza e all’esperienza per limitare e tenere sotto controllo la nostra vita digitale. Il grande problema, la vera emergenza, è la tutela dei minori. Che magari usano smartphone e pc meglio di noi, ma spesso senza la consapevolezza delle insidie.

Già è difficile che il concetto di privacy possa appartenere a un adolescente del terzo millennio, poi ci pensano i creatori delle app a spingere i giovani utenti alla condivisione di se stessi e alla ricerca di visibilità, notorietà, apprezzamento. Con tutti i rischi per la salute psicofisica che gli esperti non si stancano di denunciare.

È proprio sulla difesa dei diritti e della salute dei minori che si incrociano oggi due battaglie. Contrastare l’invadenza delle piattaforme digitali vuol dire battersi per un’Europa indipendente, orgogliosa di valori che danno priorità alla difesa della salute e dei diritti individuali rispetto agli interessi delle corporation.

Ed è per questo che l’introduzione di una norma apparentemente settoriale — l’età minima per l’accesso ai social network fissata a 15 anni — è diventata una grande questione politica, con l’impegno di leader come Macron, Starmer, Sánchez, Von der Leyen, di Parlamenti e governi nazionali, della Commissione e del Parlamento europei.

In questo «movimento» — come lo chiama Macron — l’Italia c’è. O meglio, dovrebbe esserci, anche perché è stata il primo Paese che ha concordato con la Commissione un testo coerente con il Digital Services Act, il regolamento europeo su diritti e doveri nello spazio digitale.

In Parlamento è stato fatto un lavoro bipartisan che ha portato a una proposta di legge a firma di Lavinia Mennuni (FdI) e mia: è un testo pronto, già dotato dell’indispensabile nulla osta di Bruxelles, cui basterebbero poche settimane per diventare legge. Invece il governo l’ha fermato, tentato dall’idea di far passare una norma da rivendicare come “propria” con il rischio di non farne nulla, visto che non ci sono i tempi per far ripartire l’iter, autorizzazione europea compresa.

Legittimo il sospetto che palazzo Chigi non volesse urtare gli interessi del big tech protetto da Trump. Ora però il clima tra Roma e Washington è cambiato. La necessità di un’Europa più indipendente fa breccia, almeno in apparenza, anche a destra.

E allora misuriamo la serietà di questa svolta su una questione concreta, su un interesse che tutti definiamo prioritario come quello della salute psicofisica dei nostri giovani. I sondaggi mostrano un consenso largamente maggioritario tra le famiglie. Mai come in questa occasione un macro-tema come la rivendicazione di indipendenza europea e italiana coincide con un bisogno legato alla vita e all’esperienza quotidiana, alla difesa dei cittadini più esposti. Sono due battaglie in una, valgono la pena di essere combattute.

L’autrice è parlamentare del Partito democratico

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