Caro direttore,
è veramente importante il dibattito suscitato sulle pagine di Repubblica dalla pubblicazione del libro di Franco Gabrielli e Carlo Bonini, Contro la paura, edito da Feltrinelli. Si tratta soltanto di un libro? Anzitutto è un manifesto. La storia, la carriera e la visione sociale di Franco Gabrielli sono una ricchezza per tutto il Paese. Per quanto il libro sia tecnicamente ricco, non sfugge che esso costituisce una proposta politica. Un’operazione di alta caratura in ambito progressista e democratico.
A destra, dove si lavora all’erosione delle democrazie liberali, fioriscono manuali con ambizioni filosofiche ambigue. Come il manifesto di Alex Karp, ceo di Palantir, società fondata da Peter Thiel, che teorizza l’uscita dai sistemi liberali e la diffusione strategica di tecnologie del controllo poliziesco su larga scala. Si rende visibile la tentazione di usare l’integrazione dei dati amministrativi non per migliorare i servizi, ma per produrre obbedienza. Il digitale…
Caro direttore,
è veramente importante il dibattito suscitato sulle pagine di Repubblica dalla pubblicazione del libro di Franco Gabrielli e Carlo Bonini, Contro la paura, edito da Feltrinelli. Si tratta soltanto di un libro? Anzitutto è un manifesto. La storia, la carriera e la visione sociale di Franco Gabrielli sono una ricchezza per tutto il Paese. Per quanto il libro sia tecnicamente ricco, non sfugge che esso costituisce una proposta politica. Un’operazione di alta caratura in ambito progressista e democratico.
A destra, dove si lavora all’erosione delle democrazie liberali, fioriscono manuali con ambizioni filosofiche ambigue. Come il manifesto di Alex Karp, ceo di Palantir, società fondata da Peter Thiel, che teorizza l’uscita dai sistemi liberali e la diffusione strategica di tecnologie del controllo poliziesco su larga scala. Si rende visibile la tentazione di usare l’integrazione dei dati amministrativi non per migliorare i servizi, ma per produrre obbedienza. Il digitale accompagna e corrobora questo processo.
L’utilizzo politico della paura per ottenere consenso è uno dei fatti cruciali dell’ultimo decennio di società online. La modernità di Contro la paura si misura anche su questo fronte. Il Minority Report italiano, cioè il nuovo istituto dell’“accompagnamento preventivo”, introdotto con il decreto sicurezza di febbraio, viene analizzato con riferimento esplicito al romanzo di Philip Dick: si tratta di detenzione su base prognostica, prima di qualunque reato. Gli autori ne smontano sia la legittimità costituzionale sia l’efficacia pratica.
L’acquisizione dei diritti non può prescindere dal rispetto delle regole. Non esiste un popolo progressista che, a questo punto della storia, non riconosca il ruolo attivo dell’istituzione preposta alla difesa repubblicana e democratica.
Il primo mandato Trump è culminato nell’impensabile invasione a Capitol Hill, il regno di Bolsonaro nell’assedio degli edifici governativi a Brasilia: lo sfregio violento all’istituzione, appunto. Dalla pandemia l’ordine multilaterale è entrato in una fase critica, con sconvolgimenti inimmaginabili e una percezione diffusa di insicurezza. Secondo un sondaggio Nomisma, guerre e conflitti preoccupano l’81% degli italiani. Cifre impensabili solo qualche anno fa.
L’età dell’ansia colpisce l’esistenza quotidiana. Anzitutto nelle città. Nei Comuni con oltre 100mila abitanti risiede il 23,2% della popolazione italiana, un quarto del Paese. E la sicurezza è di gran lunga la prima preoccupazione delle persone che vivono in contesto urbano avanzato. Del resto, quasi la metà dei reati si concentra nelle grandi città. È dalle città che iniziano i tremori.
La crisi della sicurezza democratica è in parte una crisi di rappresentanza del futuro. La sicurezza produce benefici lenti, mentre l’enfatizzazione dell’insicurezza alza il consenso politico in modo immediato. Un sindaco che investe in servizi sociali di quartiere vedrà i frutti in cinque o dieci anni, mentre un ministro che annuncia un decreto con nuovi reati e più pattuglie ottiene subito titoli di giornale — e il mercato elettorale spesso lo premia. Il sistema degli incentivi politici lavora contro la sicurezza relazionale e preventiva.
Qual è il rimedio a questa stortura? Esistono banche centrali indipendenti perché si è capito che la stabilità monetaria non può dipendere dagli umori preelettorali. Esistono autorità antitrust, autorità per l’energia, corti costituzionali: istituzioni nate dal riconoscimento che certi beni comuni verrebbero sacrificati dalla politica di breve periodo. Perché non applicare la stessa logica alla sicurezza preventiva, relazionale, strutturale?
Si potrebbe immaginare un’Autorità indipendente per la prevenzione e la coesione — non di polizia, non repressiva – con mandati pluriennali e indicatori pubblici che misurino gli esiti, non le attività. Non quante pattuglie sono uscite, ma quante persone a rischio di marginalità sono state intercettate prima di diventare un problema di ordine pubblico. Non quante zone rosse sono state istituite, ma se la qualità della vita percepita in quei quartieri è migliorata.
Si tratta, che ci piaccia o no, di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà e di viverlo civilmente. Il manifesto democratico di Gabrielli e Bonini ci aiuta a farlo.
L’autore è sindaco di Milano