Il senso di paralisi che sembra bloccare il sistema politico può essere solo un’impressione sbagliata, per quanto diffusa. Ma nel linguaggio sportivo evoca la cosiddetta “inerzia” di una gara o di una partita di calcio. È la spinta misteriosa che favorisce un atleta o una squadra rispetto alla controparte, anche in mancanza di eventi nuovi. Esiste finché non svanisce a causa di un episodio, un evento, una circostanza sfortunata. Giorgia Meloni ha goduto di un’inerzia a suo vantaggio per circa tre anni e mezzo: fin dal periodo precedente le elezioni del ’22 e poi, sull’onda del successo elettorale, nel periodo del lungo governo di centrodestra. Il quale diventerà il più longevo della storia repubblicana il prossimo 10 settembre, con grande soddisfazione della diretta interessata: piuttosto attenta, come in genere i politici, a questo genere di classifiche, alle quali l’opinione pubblica è invece piuttosto indifferente.
La novità, come tutti sanno, è che oggi l’inerzia si è dissolta. E…
Il senso di paralisi che sembra bloccare il sistema politico può essere solo un’impressione sbagliata, per quanto diffusa. Ma nel linguaggio sportivo evoca la cosiddetta “inerzia” di una gara o di una partita di calcio. È la spinta misteriosa che favorisce un atleta o una squadra rispetto alla controparte, anche in mancanza di eventi nuovi. Esiste finché non svanisce a causa di un episodio, un evento, una circostanza sfortunata. Giorgia Meloni ha goduto di un’inerzia a suo vantaggio per circa tre anni e mezzo: fin dal periodo precedente le elezioni del ’22 e poi, sull’onda del successo elettorale, nel periodo del lungo governo di centrodestra. Il quale diventerà il più longevo della storia repubblicana il prossimo 10 settembre, con grande soddisfazione della diretta interessata: piuttosto attenta, come in genere i politici, a questo genere di classifiche, alle quali l’opinione pubblica è invece piuttosto indifferente.
La novità, come tutti sanno, è che oggi l’inerzia si è dissolta. Esattamente con la sconfitta del governo nel referendum sulla separazione delle carriere. Può essere qualcosa di definitivo, visto che stiamo ormai entrando nell’ultimo anno della legislatura. Ovvero può essere un inciampo rimediabile: sarebbe il famoso colpo d’ala che ci si attende da Giorgia Meloni, donna che certo non manca di carattere. Il punto è che la riscossa dovrebbe partire dalla crisi economica intrecciata con gli altri problemi internazionali. Un miscuglio inquietante che la premier definisce “policrisi”. Ma l’economia non riparte con la buona volontà. La presidente del Consiglio si muove con decisione: viaggia, affronta la questione dell’energia che oggi è cruciale, non sfida l’Europa ma si sforza, anche attraverso Giorgetti, di spingere l’intera Unione a considerare la gravità della situazione e dunque ammorbidire il Patto di stabilità. Per ora senza risultati di rilievo.
Al tempo stesso si appresta a incontrare venerdì a Roma il segretario di Stato, Marco Rubio: un colloquio che sarà presentato come un momento di riconciliazione tra Italia e Stati Uniti dopo le contumelie di Trump. Eppure è evidente che a Palazzo Chigi non hanno alcun interesse a vedere raffigurata l’Italia come una specie di “figliol prodigo” in cerca di perdono dall’amico (o ex amico) americano. C’è un sottile equilibrio lungo cui muoversi, senza scivolare da una parte o dall’altra. Giorgia Meloni non ha più bisogno di presentarsi come la più fedele alleata del presidente meno amato in America e figuriamoci nella vecchia Europa. Al tempo stesso a Palazzo Chigi sanno di non poter spezzare l’antico filo euro-atlantico che nonostante tutto lega Washington e Roma. È un tema che non riguarda l’opposizione, ma coinvolge in modo determinante chi ha la responsabilità di guidare il governo.
Anche da come evolve la relazione con la Casa Bianca in tempo di guerra, si capirà se il centrodestra è in grado di riproporre una propria agenda all’elettorato. L’altro nodo è l’economia, come si è detto: cioè come va la vita quotidiana degli italiani. E l’altro aspetto ancora è la riforma della legge elettorale. Tema lontano da ciò che preoccupa il comune cittadino, eppure essenziale per le manovre di palazzo. Quando si parla di possibile pareggio nelle elezioni del ’27, è a questo che si allude: né vincitori né vinti perché l’attuale modello elettorale non sembra in grado di assicurare un esito netto. Elucubrazioni? È possibile, manca ancora molto tempo al voto e i sondaggi sono aleatori. Ma senza dubbio sono tanti, a sinistra e a destra, coloro che lavorano in silenzio in favore della paralisi. Sperano di ricavarne vantaggi personali e politici, anche al massimo livello. Ma la partita è ancora aperta ed è rischioso vendere in anticipo la pelle dell’orso.