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Le ragioni del pericolo

(afp)

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L’hantavirus non va sottovalutato anche se non è il Covid nei contagi
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A fine marzo un ornitologo olandese si reca in una discarica di Ushuaia, all’estremo Sud dell’Argentina. Pare che voglia osservare un uccello rarissimo, il caracara dalla gola bianca. Ma in discarica non c’è solo il caracara. Ci sono pure — come in tutte le discariche — dei topi che lo contagiano con un hantavirus: sono virus che si trasmettono dal topo all’uomo causando una malattia molto grave. Di solito le persone infettate non trasmettono ad altri la malattia, con una sola eccezione: l’hantavirus delle Ande. Ed è proprio questo virus quello che contagia l’ornitologo, che il primo aprile si imbarca nella nave Hondius che parte dall’Argentina per fare rotta verso Capo Verde. Purtroppo le cose si mettono male, l’ornitologo si ammala e l’11 aprile muore a bordo. La nave prosegue la sua navigazione fino a Sant’Elena, dove viene commessa una gravissima imprudenza: oltre alla salma, viene sbarcata anche la moglie dell’ornitologo, che divideva la cabina con lui. La signora sta già male, è…

A fine marzo un ornitologo olandese si reca in una discarica di Ushuaia, all’estremo Sud dell’Argentina. Pare che voglia osservare un uccello rarissimo, il caracara dalla gola bianca. Ma in discarica non c’è solo il caracara. Ci sono pure — come in tutte le discariche — dei topi che lo contagiano con un hantavirus: sono virus che si trasmettono dal topo all’uomo causando una malattia molto grave. Di solito le persone infettate non trasmettono ad altri la malattia, con una sola eccezione: l’hantavirus delle Ande. Ed è proprio questo virus quello che contagia l’ornitologo, che il primo aprile si imbarca nella nave Hondius che parte dall’Argentina per fare rotta verso Capo Verde. Purtroppo le cose si mettono male, l’ornitologo si ammala e l’11 aprile muore a bordo. La nave prosegue la sua navigazione fino a Sant’Elena, dove viene commessa una gravissima imprudenza: oltre alla salma, viene sbarcata anche la moglie dell’ornitologo, che divideva la cabina con lui. La signora sta già male, è febbricitante, ma nonostante questo si imbarca, insieme ad altre decine di persone, su un volo per Johannesburg, dove sale su un secondo volo per Amsterdam. Le hostess si accorgono che la signora sta malissimo, la fanno scendere dall’aereo. Muore la mattina dopo.

La nave continua il suo viaggio, altri passeggeri si ammalano, una signora tedesca muore: a oggi, oltre ai tre morti, si contano altri tre casi confermati di infezione da virus delle Ande. La nave è arrivata a Tenerife e i passeggeri sono sbarcati.

Cosa dobbiamo temere? Prima di tutto dobbiamo preoccuparci del fatto che il virus non si diffonda. In questi giorni avrete letto ovunque che il contagio è molto difficile, ma dovete tenere presente due cose. La prima è che la nostra conoscenza del virus deriva soprattutto dall’osservazione di un episodio epidemico che ha interessato 34 persone (con 11 morti) avvenuto in un paese di circa 3000 abitanti nell’Argentina rurale. Dunque del virus delle Ande sappiamo molto poco, e non sappiamo quanto quel poco sia trasferibile a contesti differenti. In secondo luogo i virus mutano, e possono diventare più contagiosi. Per cui bisogna sempre usare la massima precauzione.

Il virus può essere stato trasmesso ai contatti. Sono i passeggeri della nave che sono sbarcati oggi, i passeggeri dell’aereo che ha trasportato la signora malata da Sant’Elena a Johannesburg e quelli presenti nell’aereo diretto ad Amsterdam dove la malata era salita e dal quale è stata fatta scendere. Tutti questi individui devono essere isolati e controllati, perché il virus delle Ande può avere un’incubazione che arriva fino a quasi 50 giorni. Questo è cruciale, perché i virus sono facili da fermare all’inizio, ma impossibili da arrestare quando si sono diffusi. Se tra due mesi nessuno sarà risultato positivo al virus, potremo tirare un sospiro di sollievo e ritenere chiusa questa brutta storia.

Rimarrà in ogni caso valida una lezione molto importante: prima di tutto dobbiamo accettare il fatto che i virus ci minacciano, gli attacchi arrivano sempre da dove meno ce lo aspettiamo e continueranno ad esserci nel futuro. Un poco come i terremoti: sappiamo che ci saranno, ma non possiamo prevedere dove e quando avverranno e quanto saranno distruttivi: per questo costruiamo edifici antisismici. Con i virus dobbiamo comportarci in maniera identica: mettere a punto piani di reazione precisi e condivisi da tutti i paesi, perché è inutile mettere in quarantena a Madrid se ad Amsterdam il paziente a rischio gira tranquillamente per la città. Dobbiamo anche stabilire regole di comportamento rigorosissime, perché se un signore muore per motivi ignoti e anche la moglie si ammala questa non sia fatta scendere dalla nave dove si trova e imbarcata in un aereo, ma isolata e curata.

Infine, dobbiamo capire che il mondo non è quello dei film di Walt Disney, con Bambi il cerbiatto e l’orso Baloo. Nel mondo reale chi ama per davvero la natura deve stare il più lontano possibile dagli animali selvatici. Questo sia per il bene nostro, sia per il bene loro perché i contatti tra noi e loro possono solo portare guai, in entrambe le direzioni.

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