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Medio Oriente, una guerra senza vincitori

Teheran (Iran), 4 maggio: in piazza con l'immagine di Ali Khamenei 

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Donald Trump e Benjamin Netanyahu non hanno avuto la meglio nel conflitto con l’Iran. Il regime, pur gravemente ferito, non è morto. Esce anzi rafforzato
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Non sono uno stratega ma mi sembra evidente che Trump e Netanyahu non hanno vinto la guerra contro l’Iran. Non solo: l’orribile regime iraniano, pur se gravemente ferito, non è morto. Esce anzi rafforzato da questa prova complessa, dal momento che nessuna opposizione popolare osa più esprimersi pubblicamente.

Di recente uno sventurato che si è lamentato della situazione è stato impiccato, con l’accusa di aver avuto contatti con il nemico israeliano. Senza prove. Senza un vero processo. L’impiccagione è servita da avvertimento per coloro che fossero tentati di esprimere un’opinione diversa da quella imposta dal regime. Quella iraniana è una dittatura brutale, senz’anima, crudele.

C’era chi pensava che il regime, a seguito dei numerosi bombardamenti e in virtù della sua impopolarità, sarebbe crollato. Ma ciò che l’America e Israele non hanno capito è che l’Iran non è un paese arabo. Il potere politico iraniano obbedisce a una logica sconosciuta ai suoi avversari. Lo hanno decapita…

Non sono uno stratega ma mi sembra evidente che Trump e Netanyahu non hanno vinto la guerra contro l’Iran. Non solo: l’orribile regime iraniano, pur se gravemente ferito, non è morto. Esce anzi rafforzato da questa prova complessa, dal momento che nessuna opposizione popolare osa più esprimersi pubblicamente.

Di recente uno sventurato che si è lamentato della situazione è stato impiccato, con l’accusa di aver avuto contatti con il nemico israeliano. Senza prove. Senza un vero processo. L’impiccagione è servita da avvertimento per coloro che fossero tentati di esprimere un’opinione diversa da quella imposta dal regime. Quella iraniana è una dittatura brutale, senz’anima, crudele.

C’era chi pensava che il regime, a seguito dei numerosi bombardamenti e in virtù della sua impopolarità, sarebbe crollato. Ma ciò che l’America e Israele non hanno capito è che l’Iran non è un paese arabo. Il potere politico iraniano obbedisce a una logica sconosciuta ai suoi avversari. Lo hanno decapitato, ma continua a funzionare. Gli avversari dimenticano, per citare un aneddoto, che i persiani sono gli inventori degli scacchi. Niente a che vedere con le reazioni scomposte degli Stati arabi quando vengono attaccati da Israele.

Per il momento l’Iran resiste. Il popolo, avendo perduto molti figli lo scorso gennaio — si parla di più di 30.000 morti —, non reagisce. Per quel che riguarda il nucleare, pare che abbiano nascosto tutto a centinaia di metri di profondità, dove nessuna bomba è in grado di arrivare. Gli ayatollah lavorano in previsione di questa guerra da quando sono arrivati al potere. A quanto pare hanno previsto ogni evenienza, anche la morte dei loro capi, che sono stati rapidamente sostituiti.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu 

L’errore dell’America arrogante, che non ha avuto l’umiltà di imparare qualcosa dalle cocenti sconfitte subite in Vietnam, in Afghanistan e in Iraq, è stato sottovalutare una grande potenza e un regime la cui crudeltà è pari soltanto alla sua determinazione a governare secondo la propria ideologia oscurantista.

Israele è ossessionato dalla possibilità che un paese che ha giurato di farlo scomparire possieda un’arma nucleare e, accecato da questa ossessione, non ha capito la complessità del regime, che pure ha riempito di spie del Mossad.

Per la quarta volta in vent’anni, poi, Israele ha attaccato il Libano per stanare i membri di Hezbollah. Ma per farlo ha sacrificato un gran numero di civili innocenti e Netanyahu ha calpestato la sovranità e la dignità del Libano.

A più di due mesi dall’inizio della guerra non ci sono vincitori. Il popolo iraniano, in maggioranza contrario alla politica dei mullah, resiste, attendendo il giorno in cui, in virtù di un miracolo, sarà liberato.

Traduzione di Alessandra Neve

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