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Telenovela Vannacci siamo solo all’inizio

Roberto Vannacci (ansa)

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Il generale sembra un personaggio semi- isolato, non il grimaldello in grado di scassare il centrodestra
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Se le elezioni fossero domattina, c’è da credere che il generale Vannacci si sarebbe guadagnato un risultato straordinario. Forse nessuno ha mai goduto di una copertura mediatica tanto capillare e dell’attenzione quasi morbosa che circonda il campione della “destra autentica”. Ma il cammino è ancora lungo e coloro che vedono o si augurano l’ascesa costante di Futuro Nazionale devono essere realisti. Fenomeni che sembravano abbaglianti a un anno delle elezioni e poi si sono spenti nel fuoco della campagna elettorale, l’Europa ne ha già conosciuti. Come, al contrario, ha sperimentato il successo di un’estrema destra che ha messo radici e ha modificato la geografia politica di questo o quel paese. Ma ogni volta esistevano ragioni particolari.

In Germania, ad esempio, Alternative (AfD) non è nata dal nulla come un fungo. Ha preso forma nell’Est ex comunista, sfruttando le difficoltà sociali della riunificazione, e poi si è allargata verso Ovest cavalcando la crisi dei partiti storici. Og…

Se le elezioni fossero domattina, c’è da credere che il generale Vannacci si sarebbe guadagnato un risultato straordinario. Forse nessuno ha mai goduto di una copertura mediatica tanto capillare e dell’attenzione quasi morbosa che circonda il campione della “destra autentica”. Ma il cammino è ancora lungo e coloro che vedono o si augurano l’ascesa costante di Futuro Nazionale devono essere realisti. Fenomeni che sembravano abbaglianti a un anno delle elezioni e poi si sono spenti nel fuoco della campagna elettorale, l’Europa ne ha già conosciuti. Come, al contrario, ha sperimentato il successo di un’estrema destra che ha messo radici e ha modificato la geografia politica di questo o quel paese. Ma ogni volta esistevano ragioni particolari.

In Germania, ad esempio, Alternative (AfD) non è nata dal nulla come un fungo. Ha preso forma nell’Est ex comunista, sfruttando le difficoltà sociali della riunificazione, e poi si è allargata verso Ovest cavalcando la crisi dei partiti storici. Oggi Alternative sembra dettar legge, ma le sue prospettive devono ancora trovare il riscontro di un voto reale a livello nazionale, aldilà delle vittorie pur importanti nei “länder”. L’altro esempio è la Francia del Fronte Nazionale lepenista. Rappresenta una storia di successi locali fondati negli anni sulla capacità d’intercettare il sentimento popolare diffuso in una certa nazione profonda, gelosa della propria identità e diffidente verso l’esterno. Eppure il FN (stessa sigla del movimento vannacciano) non è mai riuscito a superare la soglia dei successi parziali. Sia Jean-Marie Le Pen sia la figlia Marine hanno fallito tutte le grandi occasioni e i più dubitano che possa riuscirci il giovane delfino Bardella. Quanto al Regno Unito, Farage lucra sull’eclissi dei conservatori, ma anche lui è atteso alla prova della realtà elettorale in un paese che ha una storia molto peculiare rispetto al continente.

In poche parole, ogni esperimento di destra radicale obbedisce a circostanze non paragonabili tra loro e di sicuro non sovrapponibili alla vicenda italiana. Dove non esiste una tradizione estremista come quella che il generale vorrebbe imporre. Peraltro, non esiste nemmeno una crisi verticale della destra di governo. Finora i sondaggi, gli stessi che raccontano dei Fratelli d’Italia stabili intorno al 28 per cento e collocano FN tra il 4 e il 4,5, ci dicono che l’unico traguardo raggiunto da Vannacci consiste nell’aver destabilizzato la Lega di Salvini, comunque già in affanno. Tutto è possibile per il domani, ma al momento le ambizioni del militare votato a una nuova carriera sembrano superiori alle sue capacità politiche. Si è giovato del fatto che nessuno fino a ieri lo ha attaccato con decisione, e tuttavia questa condizione confortevole si avvia senz’altro ad esaurirsi. Come dimostra l’attacco della premier giovedì in Parlamento.

Quindi la discussione su Vannacci alleato o no del centrodestra è del tutto prematura. Occorre riparlarne tra dicembre e gennaio, quando si saprà con quale legge voteremo. Se continuerà l’ascesa dei consensi virtuali, come sperano in molti a sinistra per stressare Meloni e compagnia, si porrà la più difficile delle decisioni: Vannacci fuori dal centrodestra sarebbe un preannuncio di sconfitta; Vannacci dentro vorrebbe dire fare di lui quasi il leader dell’alleanza ed escludere Forza Italia. Se invece la parabola di FN fosse ridimensionata — intorno al 3 per cento o meno — tutto diventerebbe più semplice. Il generale si rivelerebbe un personaggio semi-isolato, certo non il grimaldello in grado di scassare il centrodestra. La telenovela è destinata a continuare, ma la spavalderia del personaggio è francamente esagerata.

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