Per quanto astuto e con una naturale inclinazione per la tattica, anzi per il tatticismo, Matteo Renzi non può illudersi che i suoi eventuali consigli a Vannacci siano la scorciatoia per destabilizzare il centrodestra e aprire la strada all’alleanza Schlein-Conte- Avs-PiùEuropa. Quindi c’è una componente di gioco politico, o meglio di teatro. Nella stagione in cui tutto fa spettacolo, la discussione pubblica non si sottrae al costume generale. Si vive in qualche modo alla giornata. L’ultimo arrivato, appunto l’ex generale, ha capito che deve mettere a fuoco un pretesto al giorno per far parlare di sé. L’importante è fare titolo sui giornali e ottenere uno spazio nei “talk show” televisivi: poi ci sono i “social”, purché i temi siano comprensibili ed elementari nella loro logica.
Il resto è secon…
Per quanto astuto e con una naturale inclinazione per la tattica, anzi per il tatticismo, Matteo Renzi non può illudersi che i suoi eventuali consigli a Vannacci siano la scorciatoia per destabilizzare il centrodestra e aprire la strada all’alleanza Schlein-Conte- Avs-PiùEuropa. Quindi c’è una componente di gioco politico, o meglio di teatro. Nella stagione in cui tutto fa spettacolo, la discussione pubblica non si sottrae al costume generale. Si vive in qualche modo alla giornata. L’ultimo arrivato, appunto l’ex generale, ha capito che deve mettere a fuoco un pretesto al giorno per far parlare di sé. L’importante è fare titolo sui giornali e ottenere uno spazio nei “talk show” televisivi: poi ci sono i “social”, purché i temi siano comprensibili ed elementari nella loro logica.
Il resto è secondario. Prendiamo l’uscita stravagante contro il “femminicidio”. Nessuno crede che quel reato, nella sua forma attuale, sarà corretto e riportato alla sua essenza di omicidio. Però il bengala è stato lanciato nella notte al solo scopo di marcare un punto contro il “politicamente corretto”. Vannacci come l’anti-woke, il nemico del conformismo diffuso. Ma è troppo poco per sostenere una campagna elettorale di fatto destinata a durare un anno. E allora anche questa immagine del militare che viene guidato da Renzi per scardinare la destra e consentire il trionfo di una sinistra che non riesce a imporsi con i suoi argomenti, sembra grottesca.
Non rende onore all’intelligenza politica dell’ex premier, un uomo che di errori ne ha fatti un certo numero, eppure mai banali o infantili. E tutto sommato è ingiusta anche verso l’ex comandante della Folgore, che non sarà Giulio Cesare — come proclamano i suoi seguaci presi da entusiasmo — eppure ha imparato a muoversi con furbizia sulla scena politica. I suoi obiettivi allo stato delle cose sembrano essere due. Il primo molto ambizioso, probabilmente troppo, ma in linea con il personaggio. Il secondo in apparenza minore, eppure in realtà con delle prospettive persino più temerarie, seppure di lungo periodo.
C’è voluta la consulenza di Renzi per concepire il duplice piano? Forse no, può facilmente essere farina del sacco del generale, per quanto l’ex presidente del Consiglio avrebbe la fantasia e la spregiudicatezza per metterlo a punto. Dunque, il primo obiettivo consiste nel trovarsi all’appuntamento con il centrodestra al momento in cui si faranno le liste (ed è ovvio che prima si dovrà valutare la legge elettorale). Un risultato virtuale del Fronte Nazionale intorno al 6 o addirittura al 7 per cento darebbe a Vannacci le carte per condizionare l’intesa meloniana. Tanto più che a quella trattativa il FN arriverebbe dopo una lunga contesa con la Lega e Forza Italia. Eppure sembra francamente improbabile un tale scenario, tale da offrire le chiavi del governo a una figura che ha fatto di Putin il suo punto di riferimento in politica internazionale (lui che ha percorso la carriera nell’ambito della Nato). Il centrodestra, Giorgia Meloni in testa, si batterà fino alla fine per impedire un simile esito. Ed è auspicabile che lo faccia senza inseguire i frontisti sul loro terreno, bensì confermando a FdI il profilo di partito conservatore, ma non nostalgico.
E allora, l’obiettivo bis. Fuori dall’alleanza con la destra, Vannacci è in grado di favorire il pareggio tra le due coalizioni. Oppure, come si dice e si scrive nelle ultime settimane, potrebbe consentire il successo del centrosinistra. Cosa ne ricaverebbe l’ex militare? Di scomporre il centrodestra in modo ancora più radicale. Sarebbe il fallimento dell’intera coalizione, cinque anni conclusi con la vittoria degli estremisti. Seduto sulla riva del fiume, mentre governa la sinistra, Vannacci potrebbe illudersi d’incollare lui i cocci della destra.