Non c’è ragione di meravigliarsi per la foto dei quattro del “campo largo” senza i cosiddetti centristi. Tutto si svolge come previsto. I quattro (Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli) rappresentano l’asse portante dell’opposizione. Al loro interno serpeggiano rivalità, dubbi, incomprensioni e anche un’area grigia dove prevale il non-detto. Tuttavia sono loro che danno il tono alla musica. Davvero qualcuno credeva che il primo passo del Campo in cerca di un’identità, e persino di un programma da presentare agli italiani, sarebbe stata una foto in stile fine anno scolastico con Renzi, Magi, magari Calenda e poi Ruffini e i civici di Onorato? Si sarebbe detto che era l’immagine della confusione, di una totale mancanza di chiarezza.
Adesso invece si capisce che l’opposizione è soprattutto questo: Schlein-Conte come alleati-rivali e poi il supporto di Avs che tende a rafforzare quasi sempre la componente Pd, ma all’occorrenza può fare da sponda ai Cinque Stelle. Su tale nucleo fondante sa…
Non c’è ragione di meravigliarsi per la foto dei quattro del “campo largo” senza i cosiddetti centristi. Tutto si svolge come previsto. I quattro (Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli) rappresentano l’asse portante dell’opposizione. Al loro interno serpeggiano rivalità, dubbi, incomprensioni e anche un’area grigia dove prevale il non-detto. Tuttavia sono loro che danno il tono alla musica. Davvero qualcuno credeva che il primo passo del Campo in cerca di un’identità, e persino di un programma da presentare agli italiani, sarebbe stata una foto in stile fine anno scolastico con Renzi, Magi, magari Calenda e poi Ruffini e i civici di Onorato? Si sarebbe detto che era l’immagine della confusione, di una totale mancanza di chiarezza.
Adesso invece si capisce che l’opposizione è soprattutto questo: Schlein-Conte come alleati-rivali e poi il supporto di Avs che tende a rafforzare quasi sempre la componente Pd, ma all’occorrenza può fare da sponda ai Cinque Stelle. Su tale nucleo fondante saranno operati gli innesti dei centristi. Ma è bene che costoro non si facciano troppe illusioni: otterranno soddisfazione sul piano retorico e soprattutto la promessa di un certo numero di seggi al momento delle candidature. Tuttavia è difficile credere che siano in grado, ammesso che lo vogliano, di modificare la tendenza di fondo dell’alleanza. Ad esempio: sulla politica estera il centrosinistra (o, come direbbe qualcuno, il sinistra-centro) è lungi dall’esprimere una posizione chiara. Al momento il più netto è Conte, il quale non fa mistero di guardare con attenzione alla Russia di Putin e con diffidenza all’Ucraina di Zelenski. Elly Schlein non la pensa allo stesso modo, ma non ha intenzione di rovinare la sua linea “testardamente unitaria” per discutere adesso la collocazione internazionale dell’Italia.
Ne deriva che l’opposizione rimane ambigua sul punto più significativo dell’intesa, appunto la politica estera. Né è credibile che venga delegato a qualche centrista il compito di ricercare una sintesi e un po’ della vecchia coerenza. Equivarrebbe a fare di costui il perno dell’alleanza, proprio quello che s’intende evitare. Quindi è prevedibile che i gruppi più o meno moderati destinati ad aggiungersi ai quattro della foto saranno accontentati con dei posti in lista, nonché con qualche concessione verbale. E il teatrino sulla difficoltà dei 5S ad accettare Renzi, significa una cosa semplice: la trattativa sulle candidature non è ancora cominciata ed è verosimile che non prenda forma tanto presto.
Semmai occorre notare che le riserve dei seguaci di Conte su Renzi nascondono un altro tipo di resistenza: l’incertezza quando si tratta di sostenere con convinzione i candidati del Pd. In tal senso, Renzi è un po’ l’”uomo dello schermo”, dietro il quale si celano altri problemi che coinvolgono il rapporto fra i 5S e il partito della Schlein. Non è un aspetto destinato a risolversi presto. Richiede tempo e un negoziato capace di rispondere a tutti gli interrogativi ancora irrisolti nel “campo largo” ma non larghissimo. A cominciare dal ruolo di Conte e delle sue prospettive rispetto alle elezioni del ‘27 e oltre. I centristi possono incunearsi in questo complicato gioco a due? È molto difficile, semmai possono tentare di mettere in luce la fragilità dell’alleanza se restasse priva di un equilibrio interno. Chi invece è in grado di ricavare un vantaggio a breve è Alessandro Onorato con il suo capillare “partito dei sindaci”. Egli non è di sicuro un centrista di taglio classico e ha in Goffredo Bettini una sorta di “lord protettore”. Potrebbe entrare nel nuovo centrosinistra e occupare lo spazio che molti faticano a riconoscere a Renzi e alle sue eccessive capacità manovriere.