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La destra e l’oscurantismo

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I conflitti in Ucraina e in Medio Oriente hanno surriscaldato il dibattito politico facendolo precipitare verso una radicalizzazione dello scontro ideologico. Terreno fertile per Vannacci
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L’ultimo colpo di scena della regressione ideologica nella quale si trova ormai da tempo, almeno ai miei occhi, il nostro Paese è il successo immediato della nuova creatura politica della destra ufficializzata nei giorni scorsi dal generale Vannacci. Si tratta di un’ennesima espressione del populismo nostrano.

La prima si era caratterizzata per la sua vocazione etnica sotto il segno mitologico delle acque del Po e aveva visto come protagonista la Lega di Bossi e poi quella securitaria di Salvini. La seconda era stata programmaticamente antipolitica e aveva contrassegnato l’origine grillina del M5S come una forma tanto veemente quanto inconcludente di protesta primitiva contro i palazzi del potere. In quella doppia stagione del populismo l’attacco oscurantista alla democrazia rappresentativa di matrice liberale avveniva nel nome del popolo e della sua volontà tradita dal sistema dei partiti.

La terza ondata populista che caratterizza invece il nostro tempo scaturisce dai conflitti in U…

L’ultimo colpo di scena della regressione ideologica nella quale si trova ormai da tempo, almeno ai miei occhi, il nostro Paese è il successo immediato della nuova creatura politica della destra ufficializzata nei giorni scorsi dal generale Vannacci. Si tratta di un’ennesima espressione del populismo nostrano.

La prima si era caratterizzata per la sua vocazione etnica sotto il segno mitologico delle acque del Po e aveva visto come protagonista la Lega di Bossi e poi quella securitaria di Salvini. La seconda era stata programmaticamente antipolitica e aveva contrassegnato l’origine grillina del M5S come una forma tanto veemente quanto inconcludente di protesta primitiva contro i palazzi del potere. In quella doppia stagione del populismo l’attacco oscurantista alla democrazia rappresentativa di matrice liberale avveniva nel nome del popolo e della sua volontà tradita dal sistema dei partiti.

La terza ondata populista che caratterizza invece il nostro tempo scaturisce dai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente che hanno surriscaldato il dibattito politico nel nostro Paese facendolo precipitare verso una radicalizzazione dello scontro ideologico che ha costituito di fatto il vero brodo di cultura dal quale è nato il consenso che il generale Vannacci sta ottenendo quasi senza sforzo.

Il conflitto tra fascismo e antifascismo si è ripresentato al centro della discussione politica in modo regressivo nutrendo senza rendersene conto il rigurgito reazionario di cui Vannacci si è fatto interprete. Le guerre in corso e i conflitti internazionali che ne sono derivati hanno contribuito in modo decisivo a favorire un nuovo oscurantismo caratterizzato da polarizzazioni estreme e manichee. In primo piano, in questa terza ondata del populismo, c’è una inedita mescolanza tra violenza e ideologia. Si tratta di una miscela micidiale che mette a rischio i presupposti fondamentali del dibattito democratico: libertà di pensiero e di parola, pluralismo, riconoscimento di eguali diritti nel manifestare le proprie opinioni. Basterebbe, in realtà, più semplicemente, assistere a qualunque dibattito politico televisivo dove molto spesso il contraddittorio non esiste o viene utilizzato solo strumentalmente.

La crisi della democrazia è innanzitutto crisi della possibilità del dialogo tra posizioni differenti senza che venga messa in questione la legittimità degli interlocutori. In questo nuovo populismo, trasversale agli schieramenti di destra e di sinistra, non c’è in gioco né il fascismo né l’antifascismo, quanto una regressione a spinte pulsionali tribali. Per questo l’utilizzo squadrista dei social è divenuta un’arma irrinunciabile. È il ritorno pervasivo del pregiudizio in vesti psico-tecnologiche. Per questa ragione tale regressione ideologica comporta, nel suo vario corteo sintomatico, innanzitutto l’accecamento o l’annebbiamento del pensiero critico.

In una società attraversata da trasformazioni economiche, tecnologiche e culturali senza precedenti, la domanda di complessità viene sostituita dalla ricerca di risposte visceralmente immediate. Il successo di Vannacci avviene grazie a questa regressione che, tra l’altro, ha avuto in molti intellettuali di sinistra dei complici involontari nella misura in cui prodigandosi per la sua demonizzazione hanno contribuito - come spesso accade - all’aumento della sua notorietà e del suo consenso. Ma la rapida affermazione del generale rivela in realtà una delle caratteristiche principali di questa nuova stagione populista. Il sospetto che la destra di governo volesse provocare un terremoto istituzionale attentando i pilastri della democrazia liberale trova in Vannacci la sua più piena confutazione insieme al suo più preoccupante rilancio. Invece di ribadire da destra e da sinistra il comune riconoscimento della democrazia liberale come valore imprescindibile della nostra cultura politica, in questi anni si è voluto infiammare e perpetuare il conflitto ideologico con la conseguente esasperazione di pulsioni primitive che ora il nuovo uomo della provvidenza sembra radunare attorno a sé.

Sbaglierebbero coloro che facessero un semplice e ottimistico calcolo elettorale di quanto la presenza di Futuro Nazionale potrebbe indebolire la destra meloniana. Perché non sarebbe quella destra a essere indebolita ma la cultura democratica del nostro Paese già sotto scacco. Il problema dell’Italia resta infatti a mio giudizio quello dell’uscita dall’oscurantismo ideologico che le ripercussioni dei conflitti internazionali sembrano avere cristallizzato. È necessario che la destra e la sinistra si riconoscano piena legittimità repubblicana affinché l’estremismo populista sia contenuto senza avvelenare ulteriormente la nostra vita collettiva. La continua separazione tra un “noi” e un “loro” ha impedito in questi anni una effettiva pacificazione sul fondamento della condivisione dei principi di fondo della nostra Costituzione come orizzonte nazionale insuperabile.

Mentre lo spirito della democrazia impone illuministicamente a ogni supposta verità l’esame critico della ragione, il fanatismo che scaturisce dalla regressione ideologica stabilisce una verità dogmatica che non tollera discussione e che finisce per giustificare persino il ricorso antidemocratico alla censura. Per contrapporsi a questa deriva pericolosissima sarebbe mai come ora necessaria una difesa bipartisan dei principi illuministici della democrazia capace di fare argine a questa nuova inondazione populista che può solo scatenare intolleranza e violenza.

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