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Quale verità dietro l’eterna Sigonella

Giorgia Meloni e Donald Trump (afp)

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La carta dell’orgoglio nazionale non impedirà al governo di cercare di ricucire con gli Usa
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Il caso Sigonella risorge dalle sue ceneri e ripropone una polemica politica che non è solo domestica: investe di nuovo le relazioni internazionali dell’Italia e diventa materia scottante di campagna elettorale. In breve, il segretario generale della Nato, Rutte, ha rivelato che almeno 500 aerei sono passati dalla base in Sicilia nel quadro delle operazioni contro l’Iran.

Come ribadire che Giorgia Meloni ha detto solo una parte di verità, nel momento in cui ha rivendicato il “no” italiano a una richiesta americana di utilizzo della grande struttura: quel “no” che, come sappiamo, ha irritato oltremodo Trump e ha provocato una frattura non facilmente ricomponibile tra Washington e Roma. Adesso Rutte getta benzina sul fuoco quando parla di centinaia di missioni aeree che avrebbero utilizzato la base nei giorni caldi della guerra contro Teheran.

Può darsi che con questo voglia dar man forte al presidente americano e mettere in difficoltà la premier italiana. O addirittura essere lo stru…

Il caso Sigonella risorge dalle sue ceneri e ripropone una polemica politica che non è solo domestica: investe di nuovo le relazioni internazionali dell’Italia e diventa materia scottante di campagna elettorale. In breve, il segretario generale della Nato, Rutte, ha rivelato che almeno 500 aerei sono passati dalla base in Sicilia nel quadro delle operazioni contro l’Iran.

Come ribadire che Giorgia Meloni ha detto solo una parte di verità, nel momento in cui ha rivendicato il “no” italiano a una richiesta americana di utilizzo della grande struttura: quel “no” che, come sappiamo, ha irritato oltremodo Trump e ha provocato una frattura non facilmente ricomponibile tra Washington e Roma. Adesso Rutte getta benzina sul fuoco quando parla di centinaia di missioni aeree che avrebbero utilizzato la base nei giorni caldi della guerra contro Teheran.

Può darsi che con questo voglia dar man forte al presidente americano e mettere in difficoltà la premier italiana. O addirittura essere lo strumento della vendetta trumpiana.

Ma può esserci un’altra interpretazione, forse più verosimile. Quella secondo cui il segretario della Nato, in verità alquanto goffamente, cerca di far da paciere. Ricordando all’amministrazione statunitense che, sì, Giorgia Meloni ha pronunciato un singolo, fatidico “no”. E tuttavia prima e dopo ha lasciato che Sigonella lavorasse a pieno regime nel rispetto dei trattati. Interpretazione confermata dalle parole dell’ambasciatore Fertitta, a proposito del «lavoro eccellente» fatto dalla premier italiana.

Di sicuro, lei avrebbe fatto volentieri a meno di questa nuova polemica. Ma così è. E l’opposizione, come è logico, non si è fatta sfuggire l’occasione di chiedere il solito chiarimento parlamentare. Non è bastato infatti che il ministro della Difesa, Crosetto, si sia affrettato a comunicare che gli aerei decollati dalla Sicilia andavano a compiere solo missioni tecniche, di supporto tecnologico, come tali previste dalla convenzione Usa-Italia. E che erano escluse le missioni di combattimento, per le quali sarebbe indispensabile un’autorizzazione specifica del Parlamento.

L’opposizione vede l’opportunità di mettere alla sbarra la presidente del Consiglio, accusandola di aver mentito. Ma c’è un rischio di cui i più avveduti sono consapevoli. Il punto in discussione non è se Sigonella debba continuare a funzionare come sempre negli ultimi anni e mesi. Nessuno ha parlato di chiudere la base, un gesto che sarebbe, esso sì, la rottura definitiva con gli Stati Uniti.

L’incidente con Trump è nato, stando alle spiegazioni ufficiali, perché l’Italia ha rifiutato di usare la struttura per una vera e propria missione di guerra. Per il resto, Italia e Stati Uniti sono pronti a cooperare a Sigonella e altrove. Questo è almeno il punto di vista di Roma. Vediamo che ormai è condiviso anche da voci americane. Perché è vero che non può esistere in Italia, paese aderente alla Nato, un governo che non goda del favore della Casa Bianca. Ma è altrettanto realistico immaginare che a Washington sappiano come, al di là dell’attuale maggioranza, non ce ne sia un’altra più atlantica, bensì una più diffidente e ostile al trumpismo. Almeno fino alle elezioni di medio-termine a novembre.

Giorgia Meloni ha voluto giocare la carta dell’orgoglio nazionale dopo il battibecco con Trump, personaggio senza dubbio del tutto impopolare in Italia. Ma i prossimi passi della crisi internazionale suggeriscono che su entrambe le sponde dell’Atlantico convenga fare uno sforzo per ritrovare un assetto non troppo conflittuale. In poche parole, meglio far buon viso a cattivo gioco.

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