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Perché Meloni non può imbarcare Vannacci

Roma, 24 giugno: Roberto Vannacci e Gianni Alemanno (ansa)

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Se aprisse le porte a Futuro nazionale la premier commetterebbe il più grave degli errori
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Il Wall Street Journal ha dedicato un’analisi al progressivo allontanarsi da Trump di due tra i maggiori esponenti della destra europea: il francese Bardella, ma sarebbe meglio parlare del binomio Bardella-Le Pen, e l’italiana Meloni. In realtà tra la premier di FdI e il Rassemblement francese non c’è mai stata sintonia, il che non toglie nulla alla circostanza per cui entrambi prendono le distanze nello stesso frangente dall’amico americano.

Le elezioni si avvicinano, sia in Italia sia in Francia, e Trump oggi è garanzia d’impopolarità. Ne deriva che l’estrema destra d’oltralpe, pur molto in alto nei sondaggi, non dovrebbe ricevere un particolare sostegno dal presidente Maga. Tanto meno dopo che questi ha accettato le lusinghe di Macron (cena a Versailles con cerimonia della firma della fragile tregua con l’Iran). Segno che il francese, ormai agli ultimi mesi del secondo mandato, si preoccupa di evitare la congiunzione tra l’amministrazione trumpiana e il candidato lepenista. E fors…

Il Wall Street Journal ha dedicato un’analisi al progressivo allontanarsi da Trump di due tra i maggiori esponenti della destra europea: il francese Bardella, ma sarebbe meglio parlare del binomio Bardella-Le Pen, e l’italiana Meloni. In realtà tra la premier di FdI e il Rassemblement francese non c’è mai stata sintonia, il che non toglie nulla alla circostanza per cui entrambi prendono le distanze nello stesso frangente dall’amico americano.

Le elezioni si avvicinano, sia in Italia sia in Francia, e Trump oggi è garanzia d’impopolarità. Ne deriva che l’estrema destra d’oltralpe, pur molto in alto nei sondaggi, non dovrebbe ricevere un particolare sostegno dal presidente Maga. Tanto meno dopo che questi ha accettato le lusinghe di Macron (cena a Versailles con cerimonia della firma della fragile tregua con l’Iran). Segno che il francese, ormai agli ultimi mesi del secondo mandato, si preoccupa di evitare la congiunzione tra l’amministrazione trumpiana e il candidato lepenista. E forse ci riesce.

Quanto all’Italia, è logico che Giorgia Meloni si sforzerà di ridurre le conseguenze di una frattura permanente con gli Stati Uniti. E a sua volta Trump dovrà riflettere su cosa gli convenga. Dopo le elezioni di novembre, che si annunciano poco favorevoli, potremmo avere alla Casa Bianca un presidente assai indebolito. E il governo Meloni, oggi inviso oltre Atlantico, potrebbe recuperare un po’ di credibilità agli occhi americani alla luce del fatto che qualsiasi altro esecutivo offrirebbe minori garanzie.

Eccezion fatta, è probabile, per un esecutivo tecnico o “del presidente”, come si diceva un tempo: ossia diretta emanazione del Quirinale. Ed è noto che il presidente Mattarella gode di prestigio internazionale al punto che, quando si è esposto, è stato per criticare la Russia in Ucraina, difendendo senza riserve Zelensky. Ma un’ipotesi del genere avrebbe bisogno di una premessa oggi non verificabile: il pareggio nelle elezioni del 2027.

E qui si arriva al nodo tutto domestico che richiede decisioni coraggiose. Da un lato il centrodestra si sforza di accelerare l’iter sulla riforma elettorale, consapevole dei numerosi ostacoli che ancora devono essere superati. Dall’altro c’è la questione Vannacci.

A sinistra si tenta in tutti i modi di accreditare la tesi secondo cui Giorgia Meloni non esiterà, sul finire della legislatura, a fare spazio nel centrodestra per il generale. Ma si tratta di una previsione fin troppo interessata. Riprendere a bordo il generale non significa solo fare un affronto alla Lega, dalla quale l’uomo se n’è andato da scissionista. Vuol dire anche riproporre all’elettorato un’ambiguità da cui la premier sembrava essersi affrancata. Non a caso l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, figura coerente e fedele alle sue idee, si è precipitato da Vannacci appena uscito dal carcere.

Alemanno rappresenta una porzione di “destra sociale” molto legata ai miti del vecchio Msi. Una destra che naturalmente non vuole avere alcun rapporto con la prospettiva del partito conservatore europeo, un po’ thatcheriano e un po’ espressione dei Popolari tedeschi nella versione di destra, stile Csu bavarese.

Se riaprisse le porte a Futuro nazionale così come il tandem Vannacci-Alemanno lo sta plasmando, con la sua carica di estremismo nostalgico, Giorgia Meloni commetterebbe il più grave degli errori. E probabilmente non sopravviverebbe in termini politici.

Non si tratta di perdere le elezioni, scenario che non si può escludere se a prendere il posto del generale fosse chiamato Calenda. Tuttavia in tal caso non sarebbe compromesso il futuro di una destra conservatrice con tendenze liberali. L’unica prospettiva in grado di dare un domani al partito meloniano, ancora troppo ancorato al piccolo cabotaggio del giorno per giorno.

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