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Tra alleati e elettori, la strettoia del governo

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Il punto del 4 luglio 2026
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Tra gli alleati e gli elettori. Si può riassumere così la strettoia in cui si trova il governo di Roma a proposito di spese per la difesa: quelle destinate ad ammodernare i nostri armamenti — specie per l’Esercito e la Marina — e in generale quelle che serviranno a breve in vista d’integrare la ritirata americana dal teatro europeo. Il tutto, è ovvio, nel quadro di una Nato da rifondare anche nelle sue priorità strategiche.

Ora, l’Italia non ha le risorse necessarie, o meglio non ritiene di volerle cercare in tempi brevi nelle pieghe del bilancio. Un paese indebitato e desideroso di uscire al più presto dalla procedura d’infrazione preferisce evitare nuove spese in armi e di conseguenza nuove polemiche in patria. Al vertice dell’Alleanza ad Ankara questa posizione deve essere spiegata ai partner e non sarà affare semplice. Naturalmente, se c’è comprensione e desiderio d’intendersi tutto si può fare in breve tempo, tuttavia la volontà americana è ancora da verificare; e anche sulla spo…

Tra gli alleati e gli elettori. Si può riassumere così la strettoia in cui si trova il governo di Roma a proposito di spese per la difesa: quelle destinate ad ammodernare i nostri armamenti — specie per l’Esercito e la Marina — e in generale quelle che serviranno a breve in vista d’integrare la ritirata americana dal teatro europeo. Il tutto, è ovvio, nel quadro di una Nato da rifondare anche nelle sue priorità strategiche.

Ora, l’Italia non ha le risorse necessarie, o meglio non ritiene di volerle cercare in tempi brevi nelle pieghe del bilancio. Un paese indebitato e desideroso di uscire al più presto dalla procedura d’infrazione preferisce evitare nuove spese in armi e di conseguenza nuove polemiche in patria. Al vertice dell’Alleanza ad Ankara questa posizione deve essere spiegata ai partner e non sarà affare semplice. Naturalmente, se c’è comprensione e desiderio d’intendersi tutto si può fare in breve tempo, tuttavia la volontà americana è ancora da verificare; e anche sulla sponda europea le increspature non mancano quando si tratta di sistemi d’arma da comprare e da vendere.

Questo, dunque, per quanto riguarda gli alleati. Ma c’è un secondo aspetto che riguarda gli elettori in Italia. Benché sia difficile ammetterlo, l’approssimarsi delle elezioni annebbia le posizioni in politica estera e di difesa. Tempo addietro era più facile mostrarsi solidali con l’Ucraina, garantire amicizia agli americani nonostante Trump, promettere d’essere partner affidabili nella Nato e disposti a riequilibrare le spese. Adesso, dopo anni di guerre in Europa dell’Est e in Medio Oriente, l’opinione pubblica è stanca e i politici pensano alle elezioni. Non vogliono rischiare di scontentare la gente, per cui le nobili intenzioni sono messe da parte e le meno nobili s’impongono. Anche sul piano demagogico si suppone che sia più conveniente parlare di sanità pubblica — magari solo parlare — anziché di riarmo. Ossia di percentuali del bilancio da destinare alle forze armate.

In realtà uno strumento esiste per i governi che hanno, diciamo così, difficoltà di cassa in un momento particolare. Si chiama Safe ed è un fondo europeo che garantisce prestiti a un tasso super agevolato e con scadenza lunghissima: prestiti il cui scopo è appunto finanziare gli acquisti di armamenti all’interno di un circuito di paesi dell’Unione o comunque assimilati ad essi. Il problema è che, allo stato delle cose, il governo Meloni preferisce non attingere al prestito Safe (all’Italia sarebbero riservati circa 15 miliardi di euro) e preferisce rimandare la decisione a una pronuncia del Parlamento.

Ma si tratta di un’astuzia o se si vuole di un gioco di parole. Se l’Italia vuole attendere tempi migliori prima di impegnarsi in nuove spese, o anche solo accettare una nuova porzione di debito, è chiaro che il prestito europeo non risolve alcun problema. Primo, perché si tratta pur sempre di debito, sia pure diluito nel tempo. Secondo, perché si tratterebbe comunque di spiegare agli elettori perché si preferisce spendere in armi anziché in altri campi. Torna il solito intreccio, il più insidioso in periodo pre-elettorale.

Del resto, Giorgia Meloni sa bene che il Parlamento da solo non ha intenzione di approvare la richiesta del contributo Safe. Perché dovrebbe? Sia la maggioranza sia l’opposizione preferiscono accantonare la questione: hanno le stesse riserve nel rapporto con il loro elettorato e le stesse cautele in vista del voto. Come dice Piero Fassino, Pd, se l’esecutivo vuole rivolgersi al Parlamento avrebbe tutte le possibilità di presentare una mozione e votarla. Ma il centrodestra è diviso sul riarmo quasi come lo è il centrosinistra. Ed ecco perché i prossimi mesi saranno vissuti nel segno di una discreta ambiguità.

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