Chat roventi di domenica mattina, a sinistra, all’indomani del grande concerto di Ultimo a Roma. Avete visto? 250 mila persone. Di tutte le età. Se andassero a votare, anche se ci andasse la metà, avremmo risolto. Avete visto, la metro in funzione tutta la notte. Bravi. Zero incidenti. Benissimo. Chi se ne è occupato esattamente? Chi lo firma, questo gol, chi se lo intesta? E ora, come si mette a reddito, in termini politici, questo patrimonio?
Non si mette a reddito. Purtroppo la cruda verità è questa. Non è una trappola per topi, un concerto ben riuscito, una lettura silenziosa, un progetto culturale uno spettacolo destinato a moltitudini: non è un pezzo di formaggio messo lì per far scattare la molla. Non funziona così. È una semina, ci vuole tempo. La fiducia tragicamente negli anni persa — la fiducia nella buona amministrazione, nella buona politica — è un patrimonio che si ricostruisce col tempo, molto tempo. Certo non quello che manca alle prossime elezioni politiche, cioè un …
Chat roventi di domenica mattina, a sinistra, all’indomani del grande concerto di Ultimo a Roma. Avete visto? 250 mila persone. Di tutte le età. Se andassero a votare, anche se ci andasse la metà, avremmo risolto. Avete visto, la metro in funzione tutta la notte. Bravi. Zero incidenti. Benissimo. Chi se ne è occupato esattamente? Chi lo firma, questo gol, chi se lo intesta? E ora, come si mette a reddito, in termini politici, questo patrimonio?
Non si mette a reddito. Purtroppo la cruda verità è questa. Non è una trappola per topi, un concerto ben riuscito, una lettura silenziosa, un progetto culturale uno spettacolo destinato a moltitudini: non è un pezzo di formaggio messo lì per far scattare la molla. Non funziona così. È una semina, ci vuole tempo. La fiducia tragicamente negli anni persa — la fiducia nella buona amministrazione, nella buona politica — è un patrimonio che si ricostruisce col tempo, molto tempo. Certo non quello che manca alle prossime elezioni politiche, cioè un anno scarso.
Cosa si può fare, invece, in un anno scarso? La leva che muove gli animi, oggi, è la sicurezza e sarebbe da pazzi lasciarla nelle mani del Generalissimo e di Alemanno, dei pistoleri di Capodanno, della destra più a destra della destra con Salvini e Meloni a rincorrerla. Bisogna farci i conti, con il fatto che decenni di semina della paura come carburante della politica hanno prodotto un risultato eccellente, dal punto di vista dei pistoleri. Hanno prodotto diffidenza, rancore e solitudine. La solitudine è funzionale al capitalismo dei pochi che sull’isolamento dei molti fanno profitti: più ti chiudi in casa, più clicchi e compri online. Sei al sicuro, non ti fidare di nessuno, lascia fare a noi. La povertà ha fatto il resto. Povertà di lavoro, di speranze, di denaro, di salute, di istruzione e cultura. Le politiche economiche che premiano chi ha molto sulla pelle di chi ha poco, fingendo però di fare il contrario. La destra per statuto favorisce i ricchi, ma la votano i poveri. Leggevo ieri su questo giornale la composizione dell’elettorato potenziale del nuovo Duce in divisa: ceti sociali marginali, bassa istruzione basso reddito, molti i giovani. Ci hanno creduto e continuano a crederci, in tantissimi, che gli uomini e le donne d’ordine, sempre dalla parte dei potenti, facciano invece il loro interesse, quello degli ultimi. È l’inganno meglio riuscito dei fascismi di ogni tempo, le donne davano la fede al Duce, ricordate? Ma no, solo chi c’era lo ricorda e chi c’era è vecchio, ormai. La generazione dei testimoni sta morendo, la memoria dei fatti è morta già nella pervicace semina dell’incultura, della dimenticanza, dell’uguaglianza al grado zero della conoscenza.
Riprendiamo da qui, dagli ultimi. Da Ultimo, il giovane artista che da solo, a mani nude, di spalle alle major, al sistema, ha generato il consenso di una tribù. Da chi è composta, questa tribù che fa così tanta gola a chi lo ha perso, invece, quel consenso? Da tutti quelli che si sentono ultimi, appunto. Non visti, non ascoltati, ignorati. Ai margini dell’autostrada, gatti in tangenziale. Gente che deve fare da sé, se la deve cavare, deve fare in modo di non essere investita da un tir: gente che è sola, sostanzialmente sola, senza nessuno in cui riporre speranza se non in un cantante che riconosce come uguale, uno che ce l’ha fatta e arriva dicendo “gli ultimi saranno i primi”, e recita la sua canzone più famosa come un salmo. Nel giorno, nei giorni in cui il Papa va a Lampedusa, belle le foto, scenografiche e difatti tutte in prima pagina: il Papa davanti al mare, il vento che gli fa volare via la papalina bianca, la porta a fondo come a fondo sono andati i corpi di chi non ce l’ha fatta ad approdare a terra ma basta un Papa?, per quanto americano, a opporsi al tempo in cui il pazzo regolarmente eletto vieta alle donne incinte di entrare in Nord America, perché se no quei bambini nasceranno americani e lui non vuole. Un pazzo lucido, che guadagna miliardi mentre la gente muore.
La questione è tutta qui, nella forbice — come la chiamano gli analisti di dati. La forbice fra il popolo, i popoli di Ultimo e di tutti i cantori degli ultimi del mondo e i potenti, che si arricchiscono sulle vite dei miserabili che convincono, intanto, a votarli. È tutta nella distanza, ogni giorno più grande, fra la politica dell’arroganza e la disperata miseria delle moltitudini. Fra chi spara e chi è ucciso. Fra chi finanzia la guerra per il suo proprio interesse e chi resta orfano, mutilato, solo. Quel bambino che ha regalato il pallone da calcio al Papa, per esempio. Che bella storia: ma avete capito da dove arriva, quella storia? Un orfano superstite del naufragio. I porti chiusi i respingimenti, la remigrazione. Il pallone, comunque: i mondiali sono in corso, il mondo guarda, per lo meno a quel pallone pensateci.
Quindi la storia sta così, in questo mondo che si avvia alla fine del mondo. Da una parte i soldi, e quelli che fanno gli interessi di chi ha soldi perché da quel capitale sono finanziati. Non vorrai mica che deludano gli sponsor. I grandi banchieri, le criptovalute, i signori del web, i leader di paesi ricchi che pretendono di trasformare nel loro resort i limitrofi paesi poveri. Mandiamoli via dalla Striscia, i palestinesi, tutti. Ci converrà, vi converrà: ci faremo per voi delle spa a cinque stelle. La politica estera internazionale si legge così: chi ci guadagna, chi ci perde. È facile: seguire la traccia dei patrimoni. Follow the money è sempre la traccia giusta. Però intanto le masse si incorporano a chi si approfitta di loro: ci crede, gli crede. Certo, è normale: se non dai alle persone gli strumenti per capire non li avranno. È l’ignoranza, prima della povertà, il male di questo tempo destinato a estinguersi. Sapere è potere, dicevano le nonne. Non sapere è sudditanza. Ti riduce all’impotenza. Dall’altra parte, agli antipodi degli arroganti — bello il libro di Luigi Troiani, prof all’università Pontificia: La diplomazia dell’arroganza, ve lo consiglio. Bello e complesso, non va bene per i social — dall’altra parte gli ultimi, che sono sempre di più. Sono quelli del concerto di Roma che sono un popolo, evidentemente. Ma il popolo di chi? Ecco. Le elezioni si avvicinano. È il momento di pensarci. Capitalizzare, il consenso, certo. Ma nell’interesse di chi.