Faccende e faccendieri. Ristoranti di pesce e mani di poker, signorine a bordo piscina nell’hotel di lusso, spie nei parcheggi, monsignori e onorevoli. La notte appuntamento in un garage, la mattina in Vaticano. Roma è così. È la città del potere e il potere si fonda sul ricatto. Il ricatto sulla conoscenza dell’altrui punto debole, la tua vulnerabilità è il tuo prezzo e tutti ne hanno una. Sesso soldi e segreti, droghe o altri vizi, spesso più d’uno, quindi mazzette e dossier che li certificano. Fotografi specializzati. Intellettuali che vendono il loro sapere sottobanco a chi li paga, o gli offre un posto in giuria — fa curriculum. Consiglieri, si dice adesso. Consulenti. O anche: amici. I centri studi hanno proliferato sempre. Ricordo che ce n’era uno sul pianerottolo di casa di Francesco Cossiga, quartiere Prati. Prati, a Roma, passa per essere il quartiere del cinema, delle grandi case di produzione e della Rai ma in verità, soprattutto, è il pianerottolo del Vaticano: fra Borgo …
Faccende e faccendieri. Ristoranti di pesce e mani di poker, signorine a bordo piscina nell’hotel di lusso, spie nei parcheggi, monsignori e onorevoli. La notte appuntamento in un garage, la mattina in Vaticano. Roma è così. È la città del potere e il potere si fonda sul ricatto. Il ricatto sulla conoscenza dell’altrui punto debole, la tua vulnerabilità è il tuo prezzo e tutti ne hanno una. Sesso soldi e segreti, droghe o altri vizi, spesso più d’uno, quindi mazzette e dossier che li certificano. Fotografi specializzati. Intellettuali che vendono il loro sapere sottobanco a chi li paga, o gli offre un posto in giuria — fa curriculum. Consiglieri, si dice adesso. Consulenti. O anche: amici. I centri studi hanno proliferato sempre. Ricordo che ce n’era uno sul pianerottolo di casa di Francesco Cossiga, quartiere Prati. Prati, a Roma, passa per essere il quartiere del cinema, delle grandi case di produzione e della Rai ma in verità, soprattutto, è il pianerottolo del Vaticano: fra Borgo Pio e Trionfale è tutto un susseguirsi di misteriosi citofoni, studi di avvocati di affari, pied-à-terre di agenzie di comunicazione, centri benessere non segnalati all’ingresso. Sul pianerottolo di Cossiga, che in questo Paese fu presidente della Repubblica, aveva in casa un baracchino radio e non si era mai ripreso dal senso di colpa di essere il responsabile della morte di Aldo Moro, per lo meno uno dei, c’era questo centro studi direi americani e tutto un via vai di giovanotti yankee che lui chiamava per nome, quando li incontrava nel lento ascensore di ferro battuto, come va Scott? Ci vediamo stasera al solito posto? Il solito posto era un ristorante sardo per un periodo fu di gran moda a Roma e Cossiga, sardo, era a casa. Gli amici del pianerottolo — mi disse un giorno — erano lì a garantire la nostra incolumità. Nostra della nazione, intendeva. Poi quando ebbi bisogno di cercare Tejero per un certo anniversario, cercavo un contatto da mesi, origliò una mia conversazione e mi disse basta chiedere, lo chiamò davanti ai miei occhi, come sta colonnello, le passo un’amica. Non ero amica di Cossiga, naturalmente, ma questo è il lessico del potere: se ti passano qualcuno al telefono ti passano sempre un amico, un’amica.
Ora. C’è, mi pare, una nuova ondata di detriti che vengono a riva. Niente di nuovo. Solo che arrivano dopo le stagioni che parvero di grandi epurazioni, rinnovamenti: Mani Pulite doveva spazzare via la corruzione endemica, sistemica, la fine della Prima Repubblica, gli esuli e latitanti, poi la grande ondata purificatrice annunciata in piazza da Beppe Grillo, l’odiosa casta, il Movimento che doveva aprire il parlamento come una scatola di sardine ma succede, vieni per riformare e finisci riformato. La casta è pandemica. Però una cosa nell’epoca del risentimento è da allora in poi cambiata, in effetti: si è generata la posizione assai redditizia di vittima professionista. In politica il vittimismo è uno strumento retorico fondamentale, sono tutti vittime di un complotto. Nei mestieri, pure. Di censurati che vanno in tv a dire che nessuno li fa parlare sono pieni i palinsesti, eppure sono lì che parlano. Non ricordo di aver mai sentito un grande maestro del passato premettere “io non mi piego”. Non si piegava e basta. Oggi servono le didascalie, e siccome la gente non legge, non vede, non sa quello che hai fatto nella vita al massimo ti scrolla di sfuggita, è essenziale la postura. Da cui il grande problema della postura ingannevole. Che già nessuno crede più a niente, se poi confondi ulteriormente le acque è finita. Confondere i confusi è la missione dei generali a torso nudo, atletici come le genti italiche ma senza falcetto per il grano, però, senza bonifica. A sinistra in compenso ci sono le foto. Poi ci son quelli che non sono nelle foto, sempre i più interessanti. I king maker. Quelli che manovrano gli affari, le desistenze, le provvisorie alleanze. È l’epoca della reputazione. Fatti un nome e vai a rubare, diceva mia nonna. Difatti. Ciao, come sto. Ma parliamo di te: come ti sembro? Posso chiederti un consiglio, in amicizia? Vuoi fare un giro a carte, stasera? Ci sono persone interessanti.
Neocatecumenali, giocatori d’azzardo, catene di Sant’Antonio, creduloni di ogni risma purché solventi, ristoranti di pesce freschissimo e quelli che io ero lì per caso, mi aveva invitato un’amica, sono passato perché avevo un appuntamento con mio figlio che tornava da scherma. Ok. Mi ero ripromessa di non fare nomi, che tanto è tutto chiaro, ma poiché per un lavoro ho dovuto rileggere un testo che avevo scritto nel 2011, quindici anni fa, era un libro intitolato “Io vi maledico” — una storia della rabbia sociale registrata prima di Grillo — ho ritrovato un passaggio su Lavitola: “Affari loschi e loschissimi, ricatti e traffici dei Servizi, voli oltreoceano e carte taroccate, conti all’estero, lusinghe e questue”. Quindici anni. È ricomparso dicendo sarò il tuo Gianni Letta. Mitomani tutto attorno a noi, del resto, a partire dalla Casa Bianca. Dal bravo in tv che ti dice Gramsci l’ho scoperto io. Oratori formidabili nell’inanellare banalità a moltitudini che si sentono intelligentissime, così, perché capiscono tutte le frasi fatte: hanno “squarciato il velo dell’ipocrisia”, gli oratori adorati, il pubblico adorante applaude. King maker che facilitano gli affari, in apparenza quelli altrui ma sempre i propri. E anche la storia dell’editoria, di cui pochissimo si parla sui giornali perché si sa, la corda a casa dell’impiccato, anche la storia dell’editoria è fitta di rancori e ritorsioni, prime generazioni che rinnegano le seconde e terze che dilapidano la fortuna delle prime, vendette, cani miliardari, editori dell’ultim’ora perché avere un giornale dà prestigio e soprattutto serve — ancora per quanto non si sa, diciamo serviva — ad avere una leva di ricatto sul potere. Che poi dietro alle grandi manovre editoriali c’è sempre una manina, un facilitatore, di solito un politico che si è specializzato nel ramo, a destra come a sinistra. I nomi, a guardare a ritroso, sono sempre gli stessi e gli stessi restano. Consiglieri, amici. Ecco, soprattutto amiconi sorridenti nelle foto. Ci sarebbe da scrivere degli amici, cos’è un amico, definisci amico. Ma bastano le frasi sulle card di Instagram. I discorsi complessi annoiano, facciamoli altrove, un’altra volta. Meglio, non facciamoli più.