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Dove porta la frattura sulla politica estera

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Il punto di Folli del 14 luglio 2026
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Due aspetti non sono considerati a sufficienza quando si affronta la frattura del cosiddetto “campo largo” in tema di politica estera e soprattutto quando si toccano le questioni militari legate alla difesa e alla sicurezza nazionale: il “riarmo”, per dirla con una parola che contiene un che di minaccioso, volto a incutere timore nell’opinione pubblica. Riarmo allude a pericoli di guerra ed è proprio questo lo scopo di chi — i Cinque Stelle, la sinistra di Avs — usa il termine in polemica con gli avversari politici. In questo caso, un avversario che dovrebbe essere un alleato, ossia il Pd.

Il primo aspetto sottovaluta il problema. Un conto è discutere e litigare sulla spesa sanitaria o su come aumentare gli stipendi minimi. Legittimo e doveroso soprattutto per forze che si definiscono progressiste. Tutt’altro conto è frammentarsi sulla politica estera e sugli impegni internazionali. Non esiste una coalizione in grado di presentarsi agli elettori essendo spaccata su queste linee di fon…

Due aspetti non sono considerati a sufficienza quando si affronta la frattura del cosiddetto “campo largo” in tema di politica estera e soprattutto quando si toccano le questioni militari legate alla difesa e alla sicurezza nazionale: il “riarmo”, per dirla con una parola che contiene un che di minaccioso, volto a incutere timore nell’opinione pubblica. Riarmo allude a pericoli di guerra ed è proprio questo lo scopo di chi — i Cinque Stelle, la sinistra di Avs — usa il termine in polemica con gli avversari politici. In questo caso, un avversario che dovrebbe essere un alleato, ossia il Pd.

Il primo aspetto sottovaluta il problema. Un conto è discutere e litigare sulla spesa sanitaria o su come aumentare gli stipendi minimi. Legittimo e doveroso soprattutto per forze che si definiscono progressiste. Tutt’altro conto è frammentarsi sulla politica estera e sugli impegni internazionali. Non esiste una coalizione in grado di presentarsi agli elettori essendo spaccata su queste linee di fondo. Né è accettabile che la difesa nazionale sia uno strumento per il solito gioco di rimessa tra alleati diffidenti tra loro: una carta da barattare in cambio di qualche poltrona. O magari qualcosa di più, visto che siamo sul finire della legislatura e ci sono da decidere la leadership e le candidature di spicco nel centrosinistra.

Il secondo aspetto deriva dal primo e se ne parla molto poco. Ma la politica estera e di difesa rientrano tra le prerogative del presidente della Repubblica. Nel senso che egli è il garante della collocazione internazionale dell’Italia e della funzione delle forze armate. Cosa significa in concreto? Non è plausibile che un partito o una coalizione vadano al governo e si diano come programma di rovesciare il sistema di alleanze o di svuotarlo dall’interno. Si possono avere, è ovvio, opinioni diverse su Trump e le sue stravaganze. Si può essere o meno entusiasti dei Volenterosi promossi dalla Francia come nucleo di una futura deterrenza europea. Ma le linee fondamentali della collocazione italiana nel mondo non possono cambiare. O almeno, nessuno si stupirebbe se il Quirinale decidesse a un certo punto di usare i suoi poteri — la famosa fisarmonica evocata da Giuliano Amato — per evitare il terremoto.

Peraltro non è un caso se tutti i presidenti della Repubblica via via eletti si sono mossi all’incirca nello stesso solco atlantico ed europeista. S’intende, ognuno con la propria personalità e cultura politica. Oggi assistiamo alla pressione esercitata da Giuseppe Conte contro il “riarmo”, cioè contro il Pd. Al quale rimprovera di tenere la stessa posizione di Fratelli d’Italia. Come se esistesse una maggioranza virtuale Schlein-Meloni in appoggio al “bellicismo” occidentale contro la Russia desiderosa di negoziare sull’Ucraina. E soprattutto tutt’altro che minacciosa verso l’Europa. È il consueto uso spregiudicato di questioni molto serie: “Conte sta alzando il tiro” ha detto Provenzano, Pd. Il punto è che non si tratta di una scaramuccia. Se dalle parti di Elly Schlein la valutassero così, commetterebbero un errore.

Conte e i suoi si sforzano di spostare l’asse della politica estera. Le accuse ai sostenitori del “riarmo” sono funzionali a tale obiettivo. E la loro speranza è che il vertice del Pd sia troppo timido e incerto per dire un “no” esplicito a queste manovre. Ne è credibile, come è logico, che il presidente della Repubblica possa esporsi in questa fase per fare ciò che spetta alle forze politiche. La sorveglianza del Quirinale potrebbe intervenire molto più avanti, al momento della formazione di un governo di centrosinistra nel solco della linea Conte. Un rischio da considerare con attenzione.

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