Fa caldo dappertutto e sappiamo quanto possa dare alla testa. Confidiamo dunque nel fattore stagionale per interpretare il surreale dibattito sulla Nato a trazione europea. Ipotesi evocata dal Pentagono, ripresa e variamente declinata dai leader continentali, con le abituali dissonanze. Conferma della diagnosi di Macron che nel 2019 dichiarò l’Alleanza Atlantica «cerebralmente morta». Se non allora, certo lo è adesso.
Qualsiasi alleanza degna del nome funziona finché ci sono un obiettivo comune e un capo che la dirige. In origine entrambi chiari e condivisi: fuori i sovietici dall’Europa occidentale; sopra gli americani, per i quali la Nato come tale non fa la guerra — l’assemblearismo non si addice ai militari — mentre funge da serbatoio di risorse umane e materiali in caso di necessità americane. Comma a parte per i tedeschi, da “tenere sotto”.
Sicché quando per la prima e finora ultima volta gli europei offrono soccorso agli Stati Uniti attaccati l’11 settembre 2001 da Osama bin …
Fa caldo dappertutto e sappiamo quanto possa dare alla testa. Confidiamo dunque nel fattore stagionale per interpretare il surreale dibattito sulla Nato a trazione europea. Ipotesi evocata dal Pentagono, ripresa e variamente declinata dai leader continentali, con le abituali dissonanze. Conferma della diagnosi di Macron che nel 2019 dichiarò l’Alleanza Atlantica «cerebralmente morta». Se non allora, certo lo è adesso.
Qualsiasi alleanza degna del nome funziona finché ci sono un obiettivo comune e un capo che la dirige. In origine entrambi chiari e condivisi: fuori i sovietici dall’Europa occidentale; sopra gli americani, per i quali la Nato come tale non fa la guerra — l’assemblearismo non si addice ai militari — mentre funge da serbatoio di risorse umane e materiali in caso di necessità americane. Comma a parte per i tedeschi, da “tenere sotto”.
Sicché quando per la prima e finora ultima volta gli europei offrono soccorso agli Stati Uniti attaccati l’11 settembre 2001 da Osama bin Laden — ovvero dai sauditi — la risposta, affidata al ministro della Difesa (oggi Guerra) Donald Rumsfeld spicca per cartesiano nitore: «È la missione (leggi: l’America) che decide la coalizione, non il contrario».
Presa sul serio, dunque scartando a malincuore l’alibi della temperatura, l’europeizzazione della Nato significa l’anti-Nato. Perché senza gli Stati Uniti le Forze armate europee, singolarmente e tanto più collettivamente (avrebbero il problema di mettersi d’accordo sull’essenziale, a cominciare da chi sia il capo), mancherebbero di tutto ciò che serve per combattere una minaccia seria. Figuriamoci la Russia nucleare con i suoi missili ipersonici. In chiaro: senza americani gli europei non vanno da nessuna parte.
Si spera che almeno noi italiani, pragmatici e in genere immuni dall’antiamericanismo di principio — solo da noi poteva capitare che il capo del Partito comunista si felicitasse di stare nella Nato — se ne sia coscienti.
Esiste una branca della logica, cosiddetta paradossale, per cui l’apparente contraddizione — nel caso l’anti-Nato che si vorrebbe evoluzione della Nato — può svelarsi ragionevole. Ci speriamo. Purtroppo il miracolo si svela solo quando avviene. Test che ci vorremmo risparmiare.
Alla logica pertiene il principio di realtà. Le cose sono come sono, non come dovrebbero essere. Legge di Hume: non si possono trarre prescrizioni da descrizioni. Tantomeno affermare reali precetti che sentiamo morali. Tradotto: siccome l’Europa non esiste, è impensabile possa prendere il posto degli Stati Uniti. Malgrado Trump s’impegni a dissolverli, continuano a esistere.
Dalla logica alla prassi. Poiché invece gli Stati europei ci sono e seppure a vanvera battono colpi, si temono esiti non ottimali per la nostra sicurezza. Di italiani e non solo. Esempio: Germania e Polonia promettono di dotarsi del più forte esercito convenzionale e tecnologico d’Europa entro il 2039. Tre problemi e una curiosità.
Primo. Vero il principio di non contraddizione e scartato per precauzione il placebo del paradosso, due numeri uno sono troppi. Per dirla con Erri De Luca: due è il contrario di uno, non il suo doppio. Né conforta che Polonia e Germania confinino lungo frontiere storicamente piuttosto dinamiche.
Secondo. A meno che Francia e Regno Unito non smantellino i rispettivi arsenali nucleari, per rendere operativo il vantaggio convenzionale Polonia e Germania dovrebbero farsi la Bomba. Molto se ne parla a Varsavia. Abbastanza anche a Berlino, malgrado i trattati l’escludano. Ma il diritto cambia. Come i confini. Le atomiche restano.
Terzo. Entrambe fissano il 2039 come traguardo. Caso di sincronicità junghiana: i festeggiamenti per il titolo europeo coinciderebbero con il centenario dell’aggressione tedesca alla Polonia, per la quale Varsavia chiede 1.300 miliardi a titolo di riparazioni e Berlino controffre 200 milioni. Il presidente Nawrocki avverte che la Polonia deve potersi difendere sia dai russi che dai tedeschi.
Curiosità: se è vero — come Tusk, Merz e altri “volenterosi” affermano — che la Russia potrà invaderci già nel 2029 (perché non prima?) — dobbiamo sperare che l’America ci difenda. O chiediamo a Putin una proroga? Infine la buona notizia: i meteorologi annunciano che presto rinfrescherà.