Caso Fakir, cura psichica e non catene
di Massimo AmmanitiChi ha visto il drammatico video della morte di Fakir, il marocchino quarantaduenne, ha provato sgomento e orrore non potendo immaginare che si potesse morire in modo così disumano. Le sue urla strozzate di terrore e di dolore sono il suo estremo tentativo di sopravvivere, ma i due poliziotti schiacciano col loro peso il suo corpo e il suo viso sull’asfalto e lo immobilizzano cercando di mettergli le manette. È una posizione, quella imposta a Fakir, che gli rende impossibile respirare e forse lo stesso cuore si è fermato in quella morsa che potrebbe annientare molte persone.
Nonostante i tentativi di ricostruire i tempi e le sequenze di quello che è successo sorgono molti interrogativi a cui al momento è difficile rispondere. Dalle testimonianze degli abitanti del caseggiato si comprende che Fakir non …
Chi ha visto il drammatico video della morte di Fakir, il marocchino quarantaduenne, ha provato sgomento e orrore non potendo immaginare che si potesse morire in modo così disumano. Le sue urla strozzate di terrore e di dolore sono il suo estremo tentativo di sopravvivere, ma i due poliziotti schiacciano col loro peso il suo corpo e il suo viso sull’asfalto e lo immobilizzano cercando di mettergli le manette. È una posizione, quella imposta a Fakir, che gli rende impossibile respirare e forse lo stesso cuore si è fermato in quella morsa che potrebbe annientare molte persone.
Nonostante i tentativi di ricostruire i tempi e le sequenze di quello che è successo sorgono molti interrogativi a cui al momento è difficile rispondere. Dalle testimonianze degli abitanti del caseggiato si comprende che Fakir non è un criminale incallito e pericoloso con delle armi che brandisce, è una persona in uno stato di grave sofferenza mentale, una crisi psichiatrica acuta che purtroppo a volte si determina nelle patologie più gravi.
Si va incontro in questi momenti a stati di agitazione mentale e fisica, a sensazioni di allarme caratterizzate da ansie paralizzanti e dal terrore di subire aggressioni da parte di nemici occulti, perlopiù immaginati piuttosto che reali e per questo più difficili da individuare.
Lo hanno raccontato le persone del palazzo che l’hanno visto strillare, chiedere aiuto alla polizia e all’ambulanza medica e correre sbattendo la testa contro la saracinesca di un garage quasi a volersi liberare dalle sue ossessioni. Poi sembra sia andato contro un’auto che transitava, si può ipotizzare che i suoi comportamenti clamorosi erano un modo estremo e controproducente di chiedere aiuto.
L’arrivo dei poliziotti, perlomeno da quello che si legge sui giornali, ha reso la situazione ancora più incandescente. Sicuramente era difficile per loro fronteggiare questa situazione, per cui hanno fatto ricorso a una prassi definita, prima lo spray al peperoncino e poi l’immobilizzazione della persona in stato di agitazione. L’arrivo dell’ambulanza della Croce Rossa non ha modificato la situazione perché, come si vede nel video, gli operatori si sono limitati a osservare la morte di Fakir quando ha smesso di strillare.
Quello che allarma di più è il fatto che Fakir era in preda a una possibile crisi paranoide che gli faceva temere l’aggressione di nemici, che poi ha percepito con l’arrivo dei poliziotti. Va anche aggiunto che non sappiamo se la crisi mentale era potenziata dall’uso di droghe, ma verrà poi chiarito dall’autopsia.
In campo psichiatrico in queste situazioni di crisi si ricorre al trattamento sanitario obbligatorio (Tso) che consente il ricovero in un reparto psichiatrico pubblico dopo la diagnosi fatta da un medico. Si tratta di una procedura medica che viene effettuata con l’aiuto delle forze dell’ordine, ma per quanto possibile si cerca di avere la collaborazione del paziente da parte dei sanitari e degli infermieri. Ogni anno vengono effettuati in Italia circa 5mila Tso, anche se si ipotizza possano essere di più.
Va ricordato che la psichiatria nasce in Francia nel XVIII secolo quando Pinel libera i malati mentali dalle catene con cui venivano legati negli ospedali riconoscendo che non erano criminali ma persone sofferenti, per cui non dovevano essere puniti e custoditi in modo reclusorio ma essere curati favorendo la loro partecipazione attiva al processo terapeutico.
E il momento della crisi va affrontato evitando di adottare misure intimidatorie e cercando piuttosto di avvicinare il malato in modo rassicurante, sapendo bene che il terrore che vive il paziente, se non contenuto anche psicologicamente, rischia di provocare reazioni comportamentali violente.
Questo è un compito non della polizia ma degli operatori psichiatrici, sia medici che infermieri, che purtroppo sono molto carenti, addirittura ne mancano in Italia più di 10mila.
Quello che è successo è la conferma che occorre investire di più nell’assistenza psichiatrica per evitare che si ripeta ciò che è accaduto a Fakir, e anche per aiutare i pazienti psichiatrici con cure adeguate e sostenere le famiglie che hanno un carico giornaliero pesante.