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L’assalto al Colle è già cominciato

In un video realizzato con l'IA Roberto Vannacci mascherato da condottiero romano intercede con un finto Sergio Mattarella per la grazia a Mario Roggero (ansa)

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La partita grande è quella del Quirinale. Un uomo di destra presidente della Repubblica. Una donna, addirittura? Sono mesi che di tanto in tanto, nel dibattito pubblico, compare la domanda: c’è forse un tabù?
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L’assalto al Colle è in atto. Conviene farci caso adesso, ruotare la testa di lato, alzare il mento, puntare all’orizzonte, abbassarsi a guardare sotto la superficie del cicaleccio, evitare che l’assalto passi dall’angolo cieco. L’angolo cieco dell’occhio, quello che ci impedisce di vedere quel che sopraggiunge da dietro fino a che non lo abbiamo davanti, cioè quando è troppo tardi per evitarlo. Quante volte. Quando le cose che infine accadono sono difatti già accadute: succede un giorno che compare un generale a torso nudo, o mascherato da antico romano al Colosseo, ma la radice di quella storia è remota.

L’assalto al Colle è iniziato molto tempo fa in un susseguirsi di piccoli indizi apparentemente misteriosi, sparsi, sfusi, sbadataggini, violazioni minime del protocollo ma cosa vuoi che sia il protocollo, che assurdità. E invece è dai riti — condivisi, riconosciuti, collettivi — che passa la protezione dell’architettura comune, la casa in cui abitiamo tutti. È nel rito che si form…

L’assalto al Colle è in atto. Conviene farci caso adesso, ruotare la testa di lato, alzare il mento, puntare all’orizzonte, abbassarsi a guardare sotto la superficie del cicaleccio, evitare che l’assalto passi dall’angolo cieco. L’angolo cieco dell’occhio, quello che ci impedisce di vedere quel che sopraggiunge da dietro fino a che non lo abbiamo davanti, cioè quando è troppo tardi per evitarlo. Quante volte. Quando le cose che infine accadono sono difatti già accadute: succede un giorno che compare un generale a torso nudo, o mascherato da antico romano al Colosseo, ma la radice di quella storia è remota.

L’assalto al Colle è iniziato molto tempo fa in un susseguirsi di piccoli indizi apparentemente misteriosi, sparsi, sfusi, sbadataggini, violazioni minime del protocollo ma cosa vuoi che sia il protocollo, che assurdità. E invece è dai riti — condivisi, riconosciuti, collettivi — che passa la protezione dell’architettura comune, la casa in cui abitiamo tutti. È nel rito che si forma l’identità di un popolo, il famoso popolo di cui la destra si intesta la paternità, o maternità. Non è prendendo la casa a picconate che saremo più liberi, o sicuri. È proteggendola, rispettandola. Ma si sa che di fronte al furore la ragione ha voce flebile. Le urla la sovrastano.

Nell’insostenibile rumore della faziosità di cui parlava Michele Serra bisogna mettere l’orecchio a terra, come nel vecchio west: saper riconoscere il rumore della mandria di cavalli quando ancora non si vede ma è in arrivo. La sicurezza, dicevamo la scorsa settimana, è il tavolo su cui si gioca la partita delle prossime elezioni e il nuovo duce se la è intestata subito, più efficacemente del suo sbadato mentore.

È una corsa al peggio, i sondaggi sono implacabili: il generale arriverà oltre il 10, forse al 12. Potrebbe. Dipende. Da cosa? Dipende da come Giorgia Meloni muoverà il suo esercito, in primo luogo: non potrà farne a meno, dovrà venire a patti con lui, ma prima e intanto, in campagna elettorale, dovrà mostrarsi distinta, distante. Difficile. Dipenderà dai liberali di Forza Italia, dai centristi, dal gioco che faranno Calenda e Renzi. Ma al di là di ogni cosa c’è un dato inconfutabile. La partita grande è quella del Colle. Un uomo di destra al Quirinale. Una donna, addirittura?

Sono mesi che di tanto in tanto, nel dibattito pubblico, compare la domanda: c’è forse un tabù? Chi l’ha detto che la massima carica dello Stato non possa essere incarnata da un esponente della destra? Beh, intanto ci sarebbe la Costituzione, della quale il presidente della Repubblica è custode. La Costituzione è antifascista: bisognerebbe che gli eredi del fascismo storico e/o i nuovi e più giovani protagonisti del fascismo del nuovo millennio giurassero rinnegando la propria matrice originaria.

Difficile, quando esponi vessilli della Decima Mas e porti al collo aquile e croci di quella tradizione. Ma tutto si può fare, tutto possono fare per la partita grande. Mentire, dissimulare, persino momentaneamente abiurare: che volete che sia, sono solo parole. Durano un attimo.

Poi è arrivato il caso del gioielliere pistolero. Non c’è da ricordarlo, a meno che non abbiate fatto due mesi di meditazione in un eremo siete stati tutti costretti, lo siamo stati, a conoscere nei dettagli la dinamica di quella tragica vicenda. Un uomo aggredito nel suo negozio si arma di pistola, esce, insegue gli aggressori per strada e spara loro alle spalle, uccidendoli.

Si fa giustizia da solo, insomma. Da cui la nuova nenia: la difesa è sempre legittima, un’aberrazione giuridica che ormai è diventata un mantra. Fare giustizia è lungo e complesso, farsi giustizia è un attimo: è meglio. Il governo si schiera a difesa del pistolero, il ministro della Giustizia pretende la grazia che tuttavia — ci sarebbero sempre queste dannate regole — è prerogativa del Capo dello Stato.

E allora eccolo, il più chiaro ed evidente assalto. Ma come? Uno che ha graziato Nicole Minetti, igienista dentale resa celebre da Silvio Berlusconi, ha graziato persino «gli scafisti amici suoi» (trascrivo dai giornali di destra, e non mi addentro nel caso specifico che è uno e di tutt’altro segno, ma che fatica specificare i fatti) ora non concede la grazia a un poveretto aggredito a casa propria, nella gioielleria propria. Volano parole oscene, vittime e carnefici si confondono, si scambiano di posto, intanto un uomo in crisi psichica viene ucciso durante un fermo di polizia, cittadini solerti in soccorso degli agenti in divisa, siamo tutti giustizieri.

Sergio Mattarella è la figura istituzionale più amata e rispettata del Paese. Questo, per l’assalto al Colle, è un grosso problema. Bisogna abbattere il piedistallo, farlo cadere. Bisogna far passare il sospetto che anche lui, come tutti, sia parziale, favorisca alcuni e non altri. Anche lui ha i suoi amici. Siccome ciascuno attribuisce agli altri i suoi stessi metodi, le sue stesse intenzioni, è per costoro impossibile immaginare che ci sia chi non agisce così: secondo giustizia e non secondo convenienza.

Dietro ogni sospetto c’è un’abitudine, o almeno un’intenzione. Inoculano dunque il sospetto: Mattarella non è questo santo vivo, questo santo laico. Hanno bisogno di screditarlo, nella cagnara di immagini create con l’intelligenza artificiale, hashtag, gruppi fasulli e reti televisive vere: non è difficile.

Alla destra delle sorti del gioielliere pistolero, proprio di quella persona, proprio di lui, interessa pochissimo. È una storia vecchia, del resto, è diventata lo scudo da levare ora perché ora è il momento di dare la spallata al Quirinale. Pazienza per le sentenze, i tempi, le regole (è possibile, tecnicamente? Non è possibile? Chi se ne importa: è sempre possibile quello che vogliamo noi, siamo noi che decidiamo, forti del consenso di popolo) pazienza persino per l’etica del diritto, pazienza se dare voce alla folla quando è il momento di decidere se vita o morte era l’uso, appunto, del Colosseo.

Il momento è ora. Tuttavia, anche a destra bisognerebbe che qualcuno dotato di pensiero, di competenza e di memoria storica avvisasse i nuovi condottieri che bisogna fare molta attenzione a mettere dinamite per far saltare l’architrave. Quando viene giù la casa viene giù per tutti e non sai mai chi si salva, se qualcuno si salva.

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