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Al centrosinistra manca un cavallo elettorale

Bagno a Ripoli (Firenze), 23 luglio: Elly Schlein alla Festa dell'Unità (cge)

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La destra ha la sicurezza. L’opposizione deve individuare la sua arma per il derby del 2027
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Dovrebbe essere chiaro a tutti che il centrodestra ha trovato, e non da oggi, il cavallo per correre il derby elettorale del ’27. È il cavallo dell’ordine pubblico, della sicurezza interna, del contrasto a chi fa la guerriglia contro la polizia. Non sarà una corsa facile: la morte di Fakir a Bologna, in attesa di individuare tutte le responsabilità, indica che incidenti ed eccessi tragici sono sempre possibili nella loro gravità. Ed entrano di prepotenza nella polemica politica. Ma il tema della sicurezza garantisce il consenso, come rivelano tutti i sondaggi.

Qui la destra gode di un vantaggio evidente nell’Italia di oggi. Poi dipende da come viene speso sul piano politico tale vantaggio. Può avvenire con la grossolanità tipica di un Salvini e di certi suoi collaboratori, come si è visto nel caso del gioielliere Roggero, per il quale il ministro ha quasi preteso la grazia presidenziale.

Oppure può accadere che la presidente del Consiglio scenda in campo personalmente, avendo accanto…

Dovrebbe essere chiaro a tutti che il centrodestra ha trovato, e non da oggi, il cavallo per correre il derby elettorale del ’27. È il cavallo dell’ordine pubblico, della sicurezza interna, del contrasto a chi fa la guerriglia contro la polizia. Non sarà una corsa facile: la morte di Fakir a Bologna, in attesa di individuare tutte le responsabilità, indica che incidenti ed eccessi tragici sono sempre possibili nella loro gravità. Ed entrano di prepotenza nella polemica politica. Ma il tema della sicurezza garantisce il consenso, come rivelano tutti i sondaggi.

Qui la destra gode di un vantaggio evidente nell’Italia di oggi. Poi dipende da come viene speso sul piano politico tale vantaggio. Può avvenire con la grossolanità tipica di un Salvini e di certi suoi collaboratori, come si è visto nel caso del gioielliere Roggero, per il quale il ministro ha quasi preteso la grazia presidenziale.

Oppure può accadere che la presidente del Consiglio scenda in campo personalmente, avendo accanto il ministro dell’Interno, e si rechi in Val di Susa dopo gli scontri contro l’Alta Velocità. Un gesto istituzionale compiuto con la necessaria misura, sul quale sarebbe logico un momento d’incontro tra maggioranza e opposizione. Uniti «contro chi attacca lo Stato».

Non accadrà perché siamo ormai in campagna elettorale. Tuttavia la sinistra, o meglio il centrosinistra, sa di dover risalire la china in tema di ordine pubblico. Lo dimostra il fatto che il suo messaggio non arriva all’opinione pubblica anche quando vuole essere deciso e privo di ambiguità: come nel caso di Elly Schlein, che aveva, sì, condannato i disordini di Bologna conseguenti alla morte di Fakir, ma la sua voce era apparsa troppo flebile per superare l’ostracismo della destra, determinata a presentare la controparte come cedevole quando non collusa, in qualche misura, con i violenti.

È la prova che nel centrosinistra c’è da registrare un nuovo modo di comunicare con l’elettorato. Resta un terreno ostico, quello della sicurezza, ma nessuno è sconfitto in partenza, purché non si cada nell’errore che tutto si risolve nel rincorrere il governo. Ci possono essere momenti di convergenza, ma poi si seguono due distinte strade per raggiungere l’obiettivo. Che dovrebbe essere unico: garantire il cittadino nelle città e nelle strade.

Più in generale, i fatti delle ultime settimane confermano che la sinistra non dispone ancora di un tema forte per essere competitiva sul piano mediatico. La destra ha la sicurezza, come si è detto; la sinistra deve ancora individuare la sua arma. E si capisce perché: deriva dall’assenza di un baricentro nella coalizione degli oppositori.

Il centrodestra è diviso al suo interno, ma l’ordine pubblico lo riunisce. Quantomeno è un argomento rispetto al quale tutti hanno interesse a remare nella stessa direzione. Nel centrosinistra tale livello attende ancora d’essere raggiunto. E questo vale rispetto a numerose questioni, in primo luogo quelle che toccano la politica estera e di difesa (la fatidica polemica sul “riarmo”).

Quando nel Pd e nei 5S si scansano gli interrogativi scomodi ripetendo che del programma si parlerà in settembre, il risultato è insoddisfacente. Il programma può essere un riassunto di buone intenzioni redatto su dieci foglietti dattiloscritti, e in tal caso non risolverebbe alcunché.

Oppure potrebbe essere un’indicazione vincolante per una coalizione vittoriosa, un’idea su come guidare il paese. Solo in questo caso emergerebbe un argomento forte, tale da imporsi durante la campagna elettorale. Un cavallo per il derby in grado di valere, bilanciandolo, il punto della sicurezza per la destra.

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