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L’intreccio tra Iran e Ucraina

Washington, 28 luglio: Donald Trump e Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca (afp)

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A rendere il legame tra le due visite, e le due guerre, ancora più forte è il fatto che entrambi, Volodymyr Zelensky e Benjamin Netanyahu, hanno bisogno del sostegno di Donald Trump
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Non è soltanto una pura coincidenza di calendari il fatto che le visite di Volodymyr Zelensky e Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca si siano svolte nel giorno dei funerali di Lindsey Graham. Il senatore repubblicano era un sostenitore dell’Ucraina, anche quando i favori di Trump erano orientati verso la Russia, nonché un grande amico di Israele propugnando senza riserve la guerra all’Iran.

La coincidenza diventa così politica nel momento in cui le due guerre sono sempre più intrecciate e da conflitti locali si ampliano e si deformano in conflitto globale. Sabato 25 luglio Zelensky ha dichiarato che i suoi servizi di intelligence hanno le prove che la Russia fornisce all’Iran la sorveglianza satellitare dei Paesi del Golfo e delle basi militari americane nella regione (bersagli dei recenti attacchi iraniani). Lo stesso giorno l’Ucraina ha colpito una nave iraniana nel Mar Caspio, sostenendo che trasportava materiale bellico tra l’Iran e la Russia. E Teheran ha minacciato ritorsioni.

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Non è soltanto una pura coincidenza di calendari il fatto che le visite di Volodymyr Zelensky e Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca si siano svolte nel giorno dei funerali di Lindsey Graham. Il senatore repubblicano era un sostenitore dell’Ucraina, anche quando i favori di Trump erano orientati verso la Russia, nonché un grande amico di Israele propugnando senza riserve la guerra all’Iran.

La coincidenza diventa così politica nel momento in cui le due guerre sono sempre più intrecciate e da conflitti locali si ampliano e si deformano in conflitto globale. Sabato 25 luglio Zelensky ha dichiarato che i suoi servizi di intelligence hanno le prove che la Russia fornisce all’Iran la sorveglianza satellitare dei Paesi del Golfo e delle basi militari americane nella regione (bersagli dei recenti attacchi iraniani). Lo stesso giorno l’Ucraina ha colpito una nave iraniana nel Mar Caspio, sostenendo che trasportava materiale bellico tra l’Iran e la Russia. E Teheran ha minacciato ritorsioni.

La cooperazione militare tra la Russia e l’Iran non è una novità (i droni Shahed di fabbricazione iraniana hanno fatto stragi in Ucraina), ma Zelensky la sta enfatizzando perché sente il momento favorevole sul piano internazionale. Il nuovo premier inglese Andy Burnham gli ha confermato la linea di sostegno militare del suo predecessore Keir Starmer. E anche Trump oggi lo guarda con occhio diverso da quello feroce che usò nella famosa sceneggiata del febbraio 2025 nello Studio Ovale. L’influencer ultra-conservatrice Laura Loomer, un tempo sostenitrice di Putin e ora convertita alla causa ucraina, è stata a Kiev la scorsa settimana e ha intervistato Zelensky. Trump ha postato su Truth il suo commento: «Very good!!!».

Il presidente ucraino ha anche avvertito che la Corea del Nord si prepara a inviare altri trentamila soldati per aiutare la Russia a vincere al fronte quell’offensiva di terra, che fa progressi molto lenti ed è in parte oscurata dagli attacchi in profondità dei droni ucraini in territorio russo.

L’arrivo di altre truppe coreane al fronte e l’intreccio sempre più scoperto tra le due guerre allarga la dimensione geografica del conflitto, globalizzandolo. Anche se l’aiuto della Cina alla Russia e all’Iran è molto discreto, ma non meno decisivo, l’allineamento politico-militare che si è creato tra Cina, Russia, Iran e Corea del Nord è stato battezzato dagli analisti di Washington come «l’asse dello sconvolgimento». E questo ha offerto ieri a Zelensky un argomento in più per cercare di portare Trump dalla sua parte.

A rendere l’intreccio tra le due visite, e le due guerre, ancora più forte è il fatto che entrambi, Zelensky e Netanyahu, hanno bisogno del sostegno di Trump per ragioni di politica interna. Zelensky deve superare la crisi provocata dal licenziamento del popolarissimo ministro della Difesa Mykhailo Fedorov.

Il presidente ucraino ha dimostrato ancora una volta che non sopporta la popolarità dei suoi ministri quando diventano potenziali concorrenti. Era già successo con Zaluzhny, si è ripetuto con Fedorov. Però Zelensky, da ex attore, è molto sensibile al consenso del pubblico. Le manifestazioni di piazza ne hanno scolorito l’immagine (ma hanno anche dimostrato che l’Ucraina, a differenza della Russia, è una democrazia, per quanto imperfetta). E lui cerca di riprendere slancio con il consenso internazionale.

Il premier israeliano, a sua volta, non può permettersi di arrivare alle elezioni di ottobre senza avere il sostegno americano. Ma nell’umorale scala delle simpatie trumpiane se Zelensky è up, oggi Bibi è down. Tanto è vero che Netanyahu ha faticato parecchio per ottenere la visita alla Casa Bianca dopo averci provato per mesi.

Gli elogi di Trump («un grande», «un premier di guerra») sono pacche sulle spalle che il presidente americano dà con la stessa facilità con la quale distribuisce insulti. Ma lui stesso ha ammesso che ci sono «piccole divergenze», che in realtà non sono tanto piccole: dal memorandum per il nucleare all’Arabia Saudita, poi ritrattato sul suo social Truth, ai caccia F35 alla Turchia (sbrigativamente giustificati col fatto che Erdogan «è stato grande con me») per finire alla guerra con l’Iran, che per Trump è un macigno anche in vista delle elezioni di metà mandato, mentre per Bibi è una leva elettorale.

Trump, nel suo ego smisurato e smania di potere, pensa di poter comandare Netanyahu a suo piacimento. In realtà finora ne è stato più spesso manipolato. A cominciare da quello che è stato definito il suo «momento Icaro», quando, proprio seguendo le motivazioni e le pressioni di Bibi, si è lanciato nella guerra all’Iran. Bruciandosi le ali.

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