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Mosca, Maga e Meloni: la terza internazionale

Ceuta, 31 luglio: migranti attraversano il confine tra il Marocco e l'exclave spagnola 

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Lo sfondamento della frontiera tra Spagna e Marocco da parte di 50mila migranti è stato un evento tragico. Ma è stata anche la notizia migliore dell’anno per chi vuole ridurre l’Europa a una fortezza impenetrabile. E cancellare ogni suo residuo valore di apertura e accoglienza
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I portavoce di Putin e di Trump sono stati solo un po’ più lenti di Giorgia Meloni, di Tajani, dei politici della destra italiana e dei suoi quotidiani. Ma poi ci sono arrivati, con le idee chiare su quello che stava accadendo a Ceuta: «I barbari sono alle porte» (il russo Dmitriev), «Colpa del globalismo di estrema sinistra» (l’americana Kelly). Il cerchio si chiude, l’operazione si perfeziona.

Lo sfondamento della frontiera tra Spagna e Marocco da parte di cinquantamila migranti irregolari è stato un evento tragico (almeno 57 persone sono morte nel tentativo) ma è stata anche la notizia migliore dell’anno per chi vuole ridurre l’Europa a una fortezza impenetrabile e soprattutto cancellare ogni suo residuo valore di apertura e accoglienza.

È un caso Roggero all’ennesima potenza, su un terreno elettoralmente più proficuo, già testato e anche più facile da maneggiare, perché qui tutte le parti in causa sono colpevoli: sia «i barbari» che invadono l’Europa, sia il socialista Sánchez c…

I portavoce di Putin e di Trump sono stati solo un po’ più lenti di Giorgia Meloni, di Tajani, dei politici della destra italiana e dei suoi quotidiani. Ma poi ci sono arrivati, con le idee chiare su quello che stava accadendo a Ceuta: «I barbari sono alle porte» (il russo Dmitriev), «Colpa del globalismo di estrema sinistra» (l’americana Kelly). Il cerchio si chiude, l’operazione si perfeziona.

Lo sfondamento della frontiera tra Spagna e Marocco da parte di cinquantamila migranti irregolari è stato un evento tragico (almeno 57 persone sono morte nel tentativo) ma è stata anche la notizia migliore dell’anno per chi vuole ridurre l’Europa a una fortezza impenetrabile e soprattutto cancellare ogni suo residuo valore di apertura e accoglienza.

È un caso Roggero all’ennesima potenza, su un terreno elettoralmente più proficuo, già testato e anche più facile da maneggiare, perché qui tutte le parti in causa sono colpevoli: sia «i barbari» che invadono l’Europa, sia il socialista Sánchez che spalancherebbe loro le porte.

Tranne Italia, Usa e Russia, nessun altro governo europeo ha reagito con questi toni. Preoccupazione, molta. Ma a nessuno (tranne varie destre europee d’opposizione) è venuto in mente di sospendere Schengen con la Spagna, come ha fatto l’Italia. Per il motivo banale, ovvio, che nessuno di quei disperati avrebbe comunque il diritto di raggiungere il suolo europeo, poi di circolare liberamente e infine — chissà — di fare il check-in all’aeroporto di Malaga per volare verso Fiumicino.

Ceuta, 31 luglio: una donna arrivata a nuoto (afp)

Proprio l’inutilità e la sproporzione della misura di Meloni ne smaschera l’intento strumentale. Vuole essere una punizione per il collega primo ministro spagnolo, che pratica una politica di integrazione diversa da quella italiana, pur potendo contare meno arrivi irregolari di noi. Ed è un messaggio per gli elettori della destra: vedete che non siamo rammolliti come dice Vannacci. Qui certe cose non le faremo succedere.

Il gioco è tanto facile, quanto illusorio. Facile, perché nessun altro in Europa deve gestire come Sánchez diciotto chilometri di frontiera terreste con un paese nordafricano (e il Marocco ha giocato su questa situazione: dovremmo saperlo noi, dopo i ricatti libici).

Ma anche illusorio, perché ormai la linea xenofoba di Vannacci si è spostata ben oltre i respingimenti: si è scagliato e tornerà a scagliarsi contro il decreto flussi del governo che consente l’arrivo in Italia di mezzo milione di lavoratori extracomunitari, e soprattutto è ormai attestato sul fronte della “remigrazione”, cioè per cacciare tutti quelli in Italia già ci stanno. Integrati o meno, criminali o cittadini modello.

La verità è che, per quanto feroce voglia apparire Giorgia Meloni, ormai ci sarà sempre qualcuno molto più feroce di lei. Nessuna sospensione di Schengen potrà mai placare l’appetito della serpe che Lega e Fratelli d’Italia si sono coltivati in seno. E che anzi rappresenta e dà voce, priva di infingimenti e prudenze, alla loro originaria e più autentica natura.

Sicché la rincorsa a destra continuerà, sempre più esasperata, fino al giorno delle elezioni. Senza esiti concreti né conseguenze sulla vita delle persone, ma solo in un accumularsi di paroloni nelle dichiarazioni, delle dirette social, nei titoli dei giornali d’area, forse in qualche altro inapplicabile decreto sicurezza. Né osiamo pensare che cosa avrebbe potuto farne Matteo Salvini se fosse stato davvero promosso al Viminale — ipotesi pare, forse, speriamo, per ora sfumata: una provocazione al giorno, un’escalation di tensione innescata dal ministro che, nell’ultimo anno di legislatura, avrà il compito delicatissimo di garantire la correttezza del processo elettorale.

Del destino dei cinquantamila di Ceuta a palazzo Chigi interessa zero. E anche Sánchez è solo il bersaglio colpito il quale, di rimbalzo, si vuole schiacciare per l’ennesima volta il centrosinistra italiano sulla questione immigrazione. Le parole di Sergio Mattarella su questo tema, che a sua volta evocava Leone XIV — «c’è la necessità insuperabile di accantonare la logica dell’emergenza, del tutto improduttiva» — sono destinate a essere sovrastate da un frastuono che appunto sarà, ed è già, quanto mai emergenziale, drammatico, polemico, esacerbato.

Ora tutti aspetteranno i prossimi sondaggi. Ansiosi di sapere se Ceuta avrà regalato a Salvini un vitale 0,5. Se per caso avrà frenato la discesa di Meloni. Se, non sia mai, abbia invece accelerato la salita di Vannacci. Se Schlein abbia pagato l’amicizia con Sánchez. Tutte assurdità che imbarazza perfino scriverle. E che invece esprimono l’interesse più autentico, l’unico, di chi governa l’Italia in questo momento.

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