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L’enciclica che interroga i laici

Papa Leone XIV celebra la messa nella basilica di San Pietro, in occasione della festa di San Pietro e Paolo e il conferimento del Pallium a 35 nuovi vescovi, Citt? del Vatcanio 29/06/2026 (agf)

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La politica italiana sembra entrata in una fase di entropia generalizzata, sempre più dominata da una sorta di caos traversale, in cui tutti, in modo diverso, partecipano alla dissoluzione dei principi fondamentali su cui si è retta fino ad oggi la società italiana. La stessa area democratica del Paese, per quanto mossa da buone intenzioni di resilienza, stenta a presentarsi con il profilo unitario di un sistema di valori alternativo. Si ha l’impressione che le diverse sinistre che pullulano nella società sottovalutino il tornante storico in cui viviamo, in cui i valori essenziali si cui si regge la convivenza umana sono insidiati da nuove forme di dittatura tecno-finanziaria. Sottovalutazione che spingono a credere che ci si possa affidare alla divisioni della destra e alle difficoltà economiche. Sfugge il fatto che i disagi sociali possono sicuramente determinare malcontento e proteste nei confronti dei governi in carica che tuttavia non conducono, necessariamente, alla chiara perce…

La politica italiana sembra entrata in una fase di entropia generalizzata, sempre più dominata da una sorta di caos traversale, in cui tutti, in modo diverso, partecipano alla dissoluzione dei principi fondamentali su cui si è retta fino ad oggi la società italiana. La stessa area democratica del Paese, per quanto mossa da buone intenzioni di resilienza, stenta a presentarsi con il profilo unitario di un sistema di valori alternativo. Si ha l’impressione che le diverse sinistre che pullulano nella società sottovalutino il tornante storico in cui viviamo, in cui i valori essenziali si cui si regge la convivenza umana sono insidiati da nuove forme di dittatura tecno-finanziaria. Sottovalutazione che spingono a credere che ci si possa affidare alla divisioni della destra e alle difficoltà economiche. Sfugge il fatto che i disagi sociali possono sicuramente determinare malcontento e proteste nei confronti dei governi in carica che tuttavia non conducono, necessariamente, alla chiara percezione della possibilità o dell’utilità di una alternativa politica. Ciò è tanto più vero in Italia dove gran parte della destra, pur divisa al suo interno, si regge su un collante di valori che, per quanto possano essere giustamente considerati dei disvalori, fondano le loro radici nei retaggi di “senso comune” che, da tempo, attecchiscono in gran parte del popolo italiano. E che impediscono, perfino, di ascoltare con cuore aperto le parole di un Pontefice.

Oggi non può sfuggire che il mondo delle idee è stato risvegliato da un evento eccezionale. Mi riferisco alla formidabile potenza dell’enciclica “Magnifica humanitas”, attraverso la quale il Pontefice parla all’insieme dell’umanità, ai credenti e ai non credenti, sollevando temi che i cosiddetti Grandi della terra si permettono di non prendere minimamente in considerazione. È giunto il momento che la politica, quella che crede ancora in un futuro di pace, giustizia e solidarietà, entri in campo con la sua testimonianza attiva per impedire che si continui a fornire l’impressione che Papa Leone parli nel deserto. Naturalmente la politica non è tenuta ad intervenire sugli atti religiosi della Chiesa. Ma l’ultima enciclica, pone temi sociali ed etici che espressamente si rivolgono a tutta l’umanità. Pertanto, tutti, proprio tutti, sono chiamati in causa, dovrebbero sentire l’urgenza di rispondere. È evidente che il Pontefice si rivolge all’insieme degli uomini di buona volontà, sia di destra che di sinistra. Che la destra possa trovarsi in difficoltà a porsi all’altezza dei grandi drammi planetari che infestano il nostro presente, è un dato di fatto. Ben diversa è la responsabilità a cui sono chiamate le componenti democratiche e di sinistra della società italiana. Quella fornita da “Magnifica humanitas” dovrebbe essere l’occasione per guardare oltre le singole appartenenze e identità per avviare, proprio a partire dalle sue sollecitazioni, una comune sensibilizzazione culturale di massa, fornendo l’idea che è in campo, contro i transumani di ogni sorta, un’altra idea di umanità e di rapporti sociali. È di nuovo in campo, come è già apparso nell’atto fecondo della nostra Costituzione, una religiosità cristiana che, potenzialmente, dialoga con un altrettanto rispettabile umanesimo laico. Ma solo se batte un colpo. Se capisce che il compito del secolo è quello di occupare lo spazio digitale attraverso il controllo democratico e il ripristino delle regole in funzione del bene comune e contro ogni prospettiva autoritaria, o post umana, da parte della dittatura tecnologica. Solo ponendo al centro del programma dell’alternativa l’applicazione della Costituzione, la realizzazione dei suoi obbiettivi disattesi, a partire da una redistribuzione progressiva della ricchezza, l’umanesimo laico, attraverso il dialogo con le comuni radici cristiane, può ambire a chiamare a raccolta le nuove generazioni che, nate nel digitale, sono le prime vittime della metamorfosi mostruosa della Silicon Walley. Del più raccapricciante scandalo dei nostri tempi: che consiste nel fatto che i frutti della scienza, invece di essere spalmati su tutta l’umanità, vengano requisiti dagli oligarchi dell’algoritmo. In un recente articolo apparso su queste colonne Lucio Caracciolo, mettendo in evidenza come Prevost abbia condannato l’idolatria del profitto e della finanza e affermato che “non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile”, ha esclamato: “Nessun altro leader mondiale ha avuto il coraggio di dire nulla di simile”. Ma allora è proprio davanti alla mancanza di coraggio dei leader mondiali che le sinistre, e non solo, dovrebbero fare sentire in modo unitario il respiro di una alternativa morale e culturale all’attuale eclissi della ragione. Ciò vorrebbe dire assumere, ancor prima e al di sopra della concreta definizione di un programma di governo, la responsabilità di indicare un comune orizzonte ideale capace di ridare “un senso” alla politica, e rinnovata fiducia alle giovani generazioni. Questo vorrebbe dire mettere politicamente nelle mani dei popoli la realizzazione concreta dell’obiettivo ecumenico di “una pace disarmata e disarmante”.

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