Emergenza migranti, il boomerang di Meloni
di Andrea BonanniPiena, unanime solidarietà alla Spagna, e congratulazioni per come Madrid ha gestito la crisi dei migranti a Ceuta. La sfida lanciata da Meloni a Sánchez si risolve in un clamoroso autogol, con l’Italia costretta a sottoscrivere l’attestato di solidarietà al governo spagnolo durante il vertice in videoconferenza dei ministri degli Interni Ue. E al danno si aggiunge la beffa. Perché ora la Commissione europea indagherà sulla «proporzionalità» della sospensione degli accordi di Schengen verso la Spagna decretata unilateralmente da Roma. E la proposta italiana di creare centri di rimpatrio comunitari in Paesi terzi, sul fallimentare esempio di ciò che Meloni ha fatto in Albania, non è passata. Resterà una possibilità delegata ai singoli governi nazionali, tra i quali solo cinque hanno dato segni di interesse.
Tanto rumore per nulla, verrebbe da dire. E invece no. La mini-crisi di nervi europea di fronte alla tragedia di Ceuta, dove 75 marocchini sono annegati e settantamila sono stati r…
Piena, unanime solidarietà alla Spagna, e congratulazioni per come Madrid ha gestito la crisi dei migranti a Ceuta. La sfida lanciata da Meloni a Sánchez si risolve in un clamoroso autogol, con l’Italia costretta a sottoscrivere l’attestato di solidarietà al governo spagnolo durante il vertice in videoconferenza dei ministri degli Interni Ue. E al danno si aggiunge la beffa. Perché ora la Commissione europea indagherà sulla «proporzionalità» della sospensione degli accordi di Schengen verso la Spagna decretata unilateralmente da Roma. E la proposta italiana di creare centri di rimpatrio comunitari in Paesi terzi, sul fallimentare esempio di ciò che Meloni ha fatto in Albania, non è passata. Resterà una possibilità delegata ai singoli governi nazionali, tra i quali solo cinque hanno dato segni di interesse.
Tanto rumore per nulla, verrebbe da dire. E invece no. La mini-crisi di nervi europea di fronte alla tragedia di Ceuta, dove 75 marocchini sono annegati e settantamila sono stati rimpatriati dopo un’estenuante nuotata, segna l’inizio e dà il tono alla più cruciale campagna elettorale europea che si giocherà l’anno prossimo.
Entro il 2027 ci saranno elezioni politiche in Italia, Spagna e Polonia. In nessuno dei tre Paesi il risultato dello scontro è scontato. A primavera prossima si eleggerà il nuovo presidente francese, e anche qui l’esito della sfida tra europeisti e nazionalisti è in bilico. Nei prossimi sedici mesi, inoltre, andranno alle urne metà dei Länder tedeschi, con esiti che potrebbero costringere il governo Merz a dimettersi per andare nuovamente ad elezioni anticipate.
Nei suoi oltre settant’anni di storia, la sorte politica dell’Europa non è mai stata così in forse. E il momento della verità arriva proprio mentre la Ue si trova ad essere l’ultimo baluardo delle democrazie liberali, messa sotto attacco concentrico da parte dagli Stati Uniti, della Russia e, sia pure in modo più sottile, della Cina.
La crisi dei migranti, mandati in costume da bagno ad invadere l’avamposto spagnolo di Ceuta su istigazione del Marocco, e subito cavalcata dal presidente Trump e dalla presidente Meloni, ci dà la misura di come questa campagna elettorale verrà combattuta sia dentro sia fuori l’Europa. A suon di colpi bassi, ingerenze internazionali, innocenti mandati a morire per alimentare lo sciacallaggio politico.
Tenere i nervi saldi e la mente lucida, nei prossimi sedici mesi così cruciali per il nostro futuro, non sarà facile. Le destre all’arrembaggio dell’Europa faranno di tutto per impedircelo. Non è un caso che lo scarno comunicato approvato ieri dai ministri europei fa una sola, chiara autocritica quando invita ad un «miglior coordinamento dell’informazione».
Una implicita stoccata ai governi italiano e danese, che hanno dipinto un’Europa alla mercé dei migranti marocchini quando Ceuta è al di fuori dell’area Schengen e quei disperati non avevano alcuna possibilità di entrare nel territorio comunitario.
Ma sarebbe sciocco compiacerci che l’arrembaggio di Meloni al governo socialista di Pedro Sánchez sia fallito di fronte all’evidenza della realtà. La crisi di nervi europea scatenata dalla premier italiana ha visto infatti 22 governi, tra i quali due a guida socialista, chiedere con urgenza una riunione ministeriale in polemica con Sánchez, che a sua volta ne aveva già sollecitata una.
Questo significa che la questione migratoria è ormai diventata un nervo talmente scoperto in tutte le opinioni pubbliche nazionali che nessun leader si sente al riparo dalla possibile accusa di lassismo nei confronti dei migranti irregolari.
In realtà, come ha spiegato il commissario europeo all’immigrazione, l’arrivo di profughi in Europa è drasticamente diminuito negli ultimi anni e così anche le richieste di asilo rivolte agli Stati membri. Tuttavia la questione migratoria, su cui Trump ha vinto le elezioni, su cui la Gran Bretagna ha deciso di lasciare l’Europa, su cui le destre moderate al potere in quasi tutta la Ue si sentono incalzate e insidiate dall’estrema destra sovranista, non può essere risolta con l’aritmetica. Andrebbe affrontata con gli strumenti della politica di cui l’attuale classe dirigente europea appare largamente sfornita.
In questo quadro di intrinseca debolezza, l’ultimo ma decisivo fattore è l’influenza di potenze esterne alla Ue, che però hanno tutto l’interesse a condizionarla e, se possibile, a favorirne l’implosione. Il Marocco ha usato i migranti, come già avevano fatto la Turchia, la Bielorussia, la Libia. Il governo americano ha stanziato un fondo pagato dai contribuenti per finanziare movimenti e partiti sovranisti in Europa. La Russia ha una rete capillare di sostenitori e fiancheggiatori, scoperti ed occulti, che non solo ostacolano i tentativi europei di aiutare l’Ucraina, ma perseguono apertamente la denigrazione dell’Europa sotto ogni profilo possibile.
Inevitabilmente, nei prossimi mesi, tutte queste forze accentueranno la loro pressione per condizionare il nostro voto. Questo fa sì che la politica estera, e la questione europea, diventino sempre più centrali nel dibattito pre-elettorale. Anche se qualcuno, a destra come a sinistra, preferirebbe dimenticarsene.