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Alla politica estera manca un baricentro

Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani (ansa)

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La situazione è precaria in entrambi gli schieramenti. Ma in termini diversi
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La crisi senza precedenti tra Spagna e Italia sullo “spazio Schengen”, ossia la libera circolazione in Europa, ha colto di sorpresa il governo di Roma. La risposta all’ultimatum di Sánchez è, da un lato, molto netta nei toni — non potrebbe essere altrimenti — e dall’altro attenta a non inasprire la tensione. La materia è delicata: per un verso la vicenda eccita il nazionalismo, per l’altro tocca gli equilibri nell’Unione.

Il centrodestra ha interesse a mostrare il suo volto “sovranista”, o quel che ne resta, anche per tenere a bada le tendenze vannacciane; peraltro ha un superiore interesse a non rompere con i partner europei, a maggior ragione oggi che la linea di Giorgia Meloni ha ottenuto un discreto avallo da una ventina di capitali della Ue. Ne deriva una tensione destinata a durare almeno per qualche settimana ancora: non a caso a Ceuta — che non fa parte degli accordi Schengen — si teme un’altra ondata di migranti intorno a Ferragosto.

E non basta. Lo scenario internazionale c…

La crisi senza precedenti tra Spagna e Italia sullo “spazio Schengen”, ossia la libera circolazione in Europa, ha colto di sorpresa il governo di Roma. La risposta all’ultimatum di Sánchez è, da un lato, molto netta nei toni — non potrebbe essere altrimenti — e dall’altro attenta a non inasprire la tensione. La materia è delicata: per un verso la vicenda eccita il nazionalismo, per l’altro tocca gli equilibri nell’Unione.

Il centrodestra ha interesse a mostrare il suo volto “sovranista”, o quel che ne resta, anche per tenere a bada le tendenze vannacciane; peraltro ha un superiore interesse a non rompere con i partner europei, a maggior ragione oggi che la linea di Giorgia Meloni ha ottenuto un discreto avallo da una ventina di capitali della Ue. Ne deriva una tensione destinata a durare almeno per qualche settimana ancora: non a caso a Ceuta — che non fa parte degli accordi Schengen — si teme un’altra ondata di migranti intorno a Ferragosto.

E non basta. Lo scenario internazionale continua a pesare nel dibattito interno e a condizionarlo. Il drone esplosivo trovato all’interno dell’aeroporto di Lipsia, in Germania, è un altro eccezionale fattore di crisi tra Berlino e Mosca. I tedeschi accusano i russi, costoro replicano parlando di «provocazioni» occidentali. Inoltre ci sono voci non confermate circa un possibile ritiro del cancelliere Merz, il che aprirebbe un vuoto di potere nel momento in cui l’estrema destra di AfD non è mai stata così popolare. Non è difficile immaginare che la politica estera nel senso più ampio del termine è destinata a occupare il centro della scena nei maggiori paesi europei. In Italia forse più che altrove.

La cronaca romana delle ultime settimane ci descrive una situazione precaria in entrambi gli schieramenti. Ma in termini diversi. A destra il filo-putinismo di Salvini è abbastanza scolorito per via dell’assedio esterno di Futuro Nazionale e dei malumori interni alla Lega, dove il partito del Nord non nasconde lo scontento.

A sinistra la frattura sull’Ucraina, che vuol dire sulla Nato, la Ue, i programmi di riarmo, è più evidente. Se Conte ambisce a interpretare in chiave “pacifista” filo-russa l’anima dell’intero centrosinistra, allineando Pd e Avs dietro di sé, la domanda è: esistono forze e persone in grado di contrastare questo piano e di mantenere la politica estera nell’alveo tradizionale? È un interrogativo ancora privo di una risposta. Molti pensano che siano i gruppi “centristi” ad avere la responsabilità di bilanciare la coalizione. Se i 5S tirano da una parte, si suppone che esista un’ala del centrosinistra che spinge nell’altra direzione.

Tuttavia i fautori di una politica estera e di difesa nettamente pro Occidente sono troppo deboli per svolgere una funzione efficace. Resta il valore della testimonianza, ma sul piano pratico Conte e i suoi alleati sono per adesso più forti. Si attende che Elly Schlein decida di mettere sul tavolo il peso politico e la percentuale del Pd, ma non per cercare un mero compromesso destinato a essere sconfessato alla prima occasione.

Ai fini di un risultato convincente, sarebbe essenziale un gruppo liberal-democratico di adeguate dimensioni (intorno al 6 per cento potenziale) pronto anche a rompere con Conte e i 5S sulla politica estera. In realtà i liberal-democratici sono frammentati. Dai più intransigenti contro Conte ai più propensi a trovare uno spazio all’ombra di Schlein. Pina Picierno, Calenda, Marattin, Della Vedova — autore l’altro giorno di un brillante intervento in Parlamento — lo stesso Renzi, Guerini e Sensi nel Pd. Manca un filo comune e soprattutto una strategia capace di dar vita a un soggetto coerente.

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