Non è stata ancora valutata come merita l’iniziativa di Vannacci a Milano: avanzare un candidato alle elezioni comunali per il dopo Sala nella persona del generale in congedo dei Carabinieri, Carmelo Burgio. Un uomo dal curriculum militare ineccepibile, arricchito da numerose e complesse missioni all’estero, ma dall’esperienza amministrativa nulla, avendo fatto nella vita un diverso mestiere. Il che è un dato centrale se si parla di una città come Milano, la più difficile da governare insieme a Roma. È quindi una mossa di mera testimonianza, quella di Vannacci, ovvero di propaganda per occupare qualche titolo di giornale nelle settimane più calde dell’estate?
È probabile che sia qualcosa di meno approssimativo. Un rischio calcolato che si basa su un calcolo politico. L’elemento di rischio riguarda la possibilità di un fallimento totale del candidato imprevisto: se così fosse, se l’esperimento Burgio si esaurisse senza lasciare traccia, le conseguenze per le ambizioni nazionali di Van…
Non è stata ancora valutata come merita l’iniziativa di Vannacci a Milano: avanzare un candidato alle elezioni comunali per il dopo Sala nella persona del generale in congedo dei Carabinieri, Carmelo Burgio. Un uomo dal curriculum militare ineccepibile, arricchito da numerose e complesse missioni all’estero, ma dall’esperienza amministrativa nulla, avendo fatto nella vita un diverso mestiere. Il che è un dato centrale se si parla di una città come Milano, la più difficile da governare insieme a Roma. È quindi una mossa di mera testimonianza, quella di Vannacci, ovvero di propaganda per occupare qualche titolo di giornale nelle settimane più calde dell’estate?
È probabile che sia qualcosa di meno approssimativo. Un rischio calcolato che si basa su un calcolo politico. L’elemento di rischio riguarda la possibilità di un fallimento totale del candidato imprevisto: se così fosse, se l’esperimento Burgio si esaurisse senza lasciare traccia, le conseguenze per le ambizioni nazionali di Vannacci sarebbero letali. Le prime uscite del candidato di Futuro Nazionale hanno creato sconcerto per l’uso di termini inaccettabili come i “rastrellamenti” evocati a proposito dell’ordine pubblico e della necessità di contrastare la delinquenza diffusa nelle strade di certi quartieri. Ci si domanda se sia ingenuità, inesperienza o invece precisa volontà di sorprendere e scioccare il pubblico con un linguaggio scorretto. È probabile che l’ipotesi giusta sia la seconda.
Il che conduce al cuore della questione. Se si esclude, come è ovvio, il collasso della candidatura ovvero, d’altra parte, un successo tale da proiettare il generale Burgio a Palazzo Marino, quel che resta è l’obiettivo politico di Vannacci. Il quale può sfruttare il voto a Milano per dimostrare che senza l’estrema destra la coalizione di Giorgia Meloni non è in grado di vincere. Oppure, secondo scenario tutt’altro da scartare, che la vittoria della sinistra è inevitabile proprio perché la premier non ha voluto accettare un accordo con i “futuristi”. Sotto questo aspetto le comunali milanesi sembrano un perfetto laboratorio. La presidente del Consiglio non perde occasione per ripetere che lei intende rifiutare un’alleanza con i vannacciani, un drappello che in Parlamento vota contro il governo e a favore dell’opposizione. È un’affermazione di principio che tuttavia va misurata con le circostanze concrete.
Con il generale Burgio, il leader di FN si propone di fare campagna scavalcando a destra tutti. In particolare, è logico, sul tema della sicurezza. Quindi la sfida è rivolta soprattutto alla supposta debolezza della destra istituzionale e del suo candidato, che potrebbe essere il moderato Maurizio Lupi. Incalzata e resa più fragile dalla destra avventuriera dei vannacciani, abili nel sedurre una parte dell’opinione pubblica, la sinistra potrebbe trovare il margine per imporsi. L’operazione avrebbe senso nel suo cinismo. Vannacci dimostrerebbe a Giorgia Meloni che è lui, il generale in pensione, il vero interlocutore della destra di domani. Tuttavia la strada è ancora lunga e tortuosa. Nei comuni la legge elettorale prevede il ballottaggio se nessuno conquista la maggioranza assoluta al primo turno. Ed è proprio questo il punto.
A Milano il doppio turno potrebbe spingere i “futuristi” alla sconfitta nonostante i voti raccolti in prima battuta. È il modello che le forze politiche hanno finora respinto sul piano nazionale, ma che potrebbe contenere il fenomeno vannacciano. Una volta di più Milano rischia di rivelarsi un passaggio politico decisivo.