C’è una scommessa in cui l’Europa si gioca la propria identità, il proprio futuro e la sorte delle democrazie parlamentari. Quella scommessa si chiama Ucraina. È una scommessa contro gran parte del resto del mondo. La Russia ha invaso l’Ucraina a tradimento, violando gli impegni che aveva preso con Kiev, con Francia, Germania e Gran Bretagna, con gli Stati Uniti. La Cina è apertamente e dichiaratamente alleata di Mosca in questa sua aggressione. L’India sostiene l’economia russa comprandone a basso prezzo il petrolio. L’Iran e la Corea del Nord aiutano Putin con forniture militari e soldati: decine di migliaia di combattenti coreani sono morti nel Donbass senza neppure sapere perché.
Gli Stati Uniti del presidente Biden hanno difeso l’Ucraina, e la sua scelta di restare in Occidente, con vigore. Ma Donald Trump ha ribaltato le carte in tavola. Prima ha platealmente attaccato Zelensky in visita alla Casa Bianca. Poi, un anno fa, ha stretto un accordo con Putin in Alaska per costr…
C’è una scommessa in cui l’Europa si gioca la propria identità, il proprio futuro e la sorte delle democrazie parlamentari. Quella scommessa si chiama Ucraina. È una scommessa contro gran parte del resto del mondo. La Russia ha invaso l’Ucraina a tradimento, violando gli impegni che aveva preso con Kiev, con Francia, Germania e Gran Bretagna, con gli Stati Uniti. La Cina è apertamente e dichiaratamente alleata di Mosca in questa sua aggressione. L’India sostiene l’economia russa comprandone a basso prezzo il petrolio. L’Iran e la Corea del Nord aiutano Putin con forniture militari e soldati: decine di migliaia di combattenti coreani sono morti nel Donbass senza neppure sapere perché.
Gli Stati Uniti del presidente Biden hanno difeso l’Ucraina, e la sua scelta di restare in Occidente, con vigore. Ma Donald Trump ha ribaltato le carte in tavola. Prima ha platealmente attaccato Zelensky in visita alla Casa Bianca. Poi, un anno fa, ha stretto un accordo con Putin in Alaska per costringere Kiev a cedere territori e sovranità e sottomettersi di fatto alle condizioni russe. Infine, ha sospeso ogni aiuto militare ai combattenti ucraini. Zelensky può comprare a caro prezzo armi americane. Ma quando ne ha più bisogno, come ora dei missili Patriot per difendersi dai bombardamenti russi sui civili, le armi promesse non arrivano.
Dunque l’Europa, compresa la Gran Bretagna, è rimasta sola a fianco dell’Ucraina aggredita, contro il resto del mondo. Ieri (lunedì 24 agosto) a Kiev, per i 35 anni dell’indipendenza dall’Unione Sovietica, solo gli europei hanno tenuto una riunione di solidarietà con Zelensky organizzando un incontro dei Volenterosi e la promessa di ulteriori aiuti. Gli Stati Uniti di Donald Trump non c’erano.
A ben guardare, la scommessa dell’Europa non è stata un azzardo ma una scelta obbligata. Le bandiere blu stellate che nella piazza Maidan di Kiev dodici anni fa hanno segnato la scelta ucraina in favore dell’Occidente sono state confermate in numerose tornate elettorali. La Russia ha risposto occupando la Crimea, cercando di occupare il Donbass e infine invadendo l’Ucraina.
L’Occidente non poteva non difendere la volontà di un Paese di aderire ai suoi valori e alle sue regole. E lo ha fatto. Solo che, nel corso della guerra, quell’Occidente a cui l’Ucraina aspirava è sparito. Donald Trump ha brutalmente tolto gli Stati Uniti dalla comunità di regole e di valori democratici e liberali che gli stessi americani avevano fondato, e nella quale probabilmente in maggioranza ancora si riconoscono.
Un anno fa l’Europa ha scoperto con raccapriccio che il proprio mondo era crollato dopo ottant’anni di pace e di prosperità. È stata una rivelazione, un brusco risveglio. Londra e Bruxelles, Berlino e Parigi, Madrid e Varsavia non hanno avuto altra scelta se non quella di rimanere se stessi: di incarnare da soli i valori di un Occidente perduto nella speranza che la democrazia americana ritrovi la ragione e la propria anima.
Da qui la decisione, solennemente confermata, di continuare ad aiutare militarmente l’Ucraina avviando contemporaneamente un riarmo tanto tardivo quanto necessario. Anche se fondata su una premessa di pace, l’Europa ha capito che il lungo periodo in cui si poteva essere pacifisti e liberi, inermi e sovrani, è bruscamente finito.
Finora questa scommessa obbligata ha pagato. Dopo quattro anni e mezzo di guerra impari, l’Ucraina continua a resistere contro ogni aspettativa grazie esclusivamente al supporto europeo. La Russia, invece, accusa sempre più pesantemente il logoramento della propria economia e i contraccolpi della controffensiva di Kiev tra code alle pompe di benzina e assottigliamento delle scorte di grano.
I Volenterosi hanno deciso di fornire a Kiev nuovi finanziamenti, nuovi missili da crociera e, per quanto possibile, nuove batterie antimissile. Macron, Burnham e Merz hanno anche annunciato per l’autunno «grandi esercitazioni militari» in vista del dispiegamento di truppe a difesa dell’Ucraina previsto dopo un eventuale cessate il fuoco.
L’Italia era presente all’incontro in teleconferenza con Giorgia Meloni. Ha promesso di mandare a Kiev generatori elettrici in previsione dei blackout invernali. Non ha offerto nuovi aiuti militari. Ha escluso la partecipazione alle esercitazioni congiunte dei Volenterosi. Quando l’Europa si identificava nella nuova moneta unica, l’Italia è stata per anni il suo tallone d’Achille, il suo «ventre molle», come dicevano i nostri critici.
Ora che l’Europa si identifica nella scelta di difendere la democrazia e la sovranità dell’Ucraina di fronte all’aggressione russa, continuiamo ad essere il ventre molle del Continente, il suo anello debole. Si tratta, purtroppo, di una scelta “bipartisan” visto che gli amici di Putin e i nemici dell’Europa si annidano in entrambi i fronti dello schieramento politico italiano.
Ma, ora come allora, la nostra ambiguità sull’Ucraina, come quella che tenemmo sulla moneta unica, è una scelta che si paga con la diffidenza dei partner e con l’irrilevanza politica del nostro Paese. A qualcuno può sembrare un prezzo accettabile. La storia dovrebbe insegnarci che non lo è.