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La Ue e i nostalgici del nazismo

Magdeburgo (Sassonia-Anhalt), 6 settembre: Ulrich Siegmund festeggia la vittoria (reuters)

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Il messaggio sinistro che arriva dal voto in Sassonia-Anhalt può avere un impatto molto al di là della Germania. Di fronte a questo risultato le forze europeiste, a Berlino e nel resto d’Europa, possono reagire in due modi diversi
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Hanno vinto quelli che vogliono farla finita con la cultura della memoria dell’Olocausto, su cui si è fondata la democrazia postbellica in Germania. Quelli per cui il nazismo è solo «un granello di guano nella grande storia tedesca». Hanno vinto i nostalgici e i filo putiniani. E il messaggio sinistro che arriva dal voto nella Sassonia-Anhalt può avere un impatto molto al di là della Germania orientale.

Di fronte a questo risultato le forze europeiste, a Berlino e nel resto d’Europa, possono infatti reagire in due modi molto diversi: pensando di arginare la spinta dell’estremismo nazionalista assecondandolo, sperando di addomesticarlo. Oppure rilanciando l’idea di un’Europa più integrata e più forte, capace di rispondere meglio alla domanda di sicurezza e al disagio sociale dei cittadini.

I prossimi giorni ci diranno quale soluzione di governo sarà adottata in questo Land poco meno popoloso della nostra Calabria, i cui cittadini sono i più anziani e tra i più poveri della Germania. M…

Hanno vinto quelli che vogliono farla finita con la cultura della memoria dell’Olocausto, su cui si è fondata la democrazia postbellica in Germania. Quelli per cui il nazismo è solo «un granello di guano nella grande storia tedesca». Hanno vinto i nostalgici e i filo putiniani. E il messaggio sinistro che arriva dal voto nella Sassonia-Anhalt può avere un impatto molto al di là della Germania orientale.

Di fronte a questo risultato le forze europeiste, a Berlino e nel resto d’Europa, possono infatti reagire in due modi molto diversi: pensando di arginare la spinta dell’estremismo nazionalista assecondandolo, sperando di addomesticarlo. Oppure rilanciando l’idea di un’Europa più integrata e più forte, capace di rispondere meglio alla domanda di sicurezza e al disagio sociale dei cittadini.

I prossimi giorni ci diranno quale soluzione di governo sarà adottata in questo Land poco meno popoloso della nostra Calabria, i cui cittadini sono i più anziani e tra i più poveri della Germania. Ma lo scossone è comunque enorme: vince un partito radicalmente nazionalista. Un partito nostalgico, il cui ideologo esalta l’orgoglio tedesco invitando a parlare «meno di Hitler e più di Bismarck».

Un partito estremista, con un programma che spazia dalla drammatica deportazione degli immigrati alla ridicola cancellazione delle pale eoliche. Un partito molto benevolo verso la Russia di Putin. Trionfa in Sassonia-Anhalt, ma potrebbe far bene anche nelle prossime elezioni locali e comunque è in testa nei sondaggi nazionali dove sfiora il 30%.

Sulle ragioni politiche e sociali dello sfondamento dell’Afd, in particolare nella Germania ex comunista, si discuterà a lungo. Ma da subito conviene riflettere sulle conseguenze europee del voto. Siamo infatti all’avvio di un lungo ciclo elettorale che vedrà esprimersi in pochi mesi la metà dei cittadini europei. Si vota domenica 13 settembre in Svezia e poi nel corso del prossimo anno in Francia, Spagna, Grecia, Polonia, oltre che in Italia. E il fatto che questo ciclo elettorale sia iniziato con uno squillo di tromba di estremismo nero ci mette di fronte a un bivio.

Una prima strada, pericolosa, è quella del ripiego. Di fronte all’emergere della destra nazionalista le componenti più conservatrici dell’attuale maggioranza europeista — fatta da popolari, socialisti, liberali e verdi — potrebbero scegliere di vestire di realismo una sostanziale ritirata.

In fondo, potrebbero sostenere, nei Paesi che andranno al voto le forze della destra nazionalista non sono più per l’uscita dall’Ue o dall’euro: si accontentano di una Unione più debole, vogliono rimettere al centro gli interessi di ciascuna nazione contro il Leviatano europeo. In fondo, a parole si dicono perfino favorevoli all’Ucraina: vogliono solo smettere di sostenerla sul piano economico e militare e chiedono di porre fine alla demonizzazione di Putin.

E dunque ecco il ripiego in una sorta di “nazionalismo light”, che mantiene le differenze con la destra estrema, mentre ci va a nozze. Anche in senso letterale, ossia rinunciando al cordone sanitario che in molti Paesi ha fin qui separato i conservatori del Ppe dai sovranisti. Oggi in Italia, domani in Spagna. E un giorno, chissà, anche in Germania, dove finora la Cdu a quel cordone sanitario ha confermato di volersi attenere.

Del resto, i segni premonitori di questi equilibri più arretrati, auspicati l’anno scorso dal vicepresidente Usa Vance e di cui si è fatto protagonista il governo Meloni, si sono già evidenziati in particolare nella convergenza contro le politiche di transizione climatica e contro gli eccessi burocratici di Bruxelles.

La strada alternativa a questo “nazionalismo light” ha un punto di partenza opposto. L’ascesa dell’estremismo nazionalista va combattuta a viso aperto, rilanciando l’obiettivo di quella sovranità europea condivisa evocata dal presidente Mattarella anche nel suo recente messaggio al Forum di Cernobbio.

Nelle acque turbolente del mondo attuale solo un’Europa più forte può fronteggiare l’ostilità russa e il disimpegno americano, le grandi potenze che, ciascuna a suo modo, puntano a disgregare l’Ue e contano di farlo appoggiandosi alle forze sovraniste europee. Come altre volte nella storia, forze nazionaliste finiscono per essere le più o meno consapevoli quinte colonne di offensive esterne contro gli autentici interessi nazionali: patrioti di una patria altrui.

Difesa comune, competitività, superamento del diritto di veto, finanziamento dei beni comuni, rete di relazioni con le “medie potenze” nel mondo, pace giusta in Ucraina: sono questi alcuni dei capitoli della sfida europea che abbiamo davanti. Se ne è discusso molto, e la consapevolezza delle cose da fare non è mai stata così diffusa.

Quello che forse non è ancora chiaro è che questa non sarà un’appendice per addetti ai lavori al margine del ciclo imminente di campagne elettorali. Sarà, ovunque, un tema centrale e dirimente. Lo imporranno i nemici dell’Europa. È tempo che gli amici dell’Europa lo capiscano e si facciano sentire.

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