✕

Prevenire l’antisemitismo

Ascolta l'audio

La lettera di Emanuele Fiano e Luciano Belli Paci
2 minuti di lettura

Caro direttore,

siamo figli di due sopravvissuti di Auschwitz, Nedo Fiano e Liliana Segre. Entrambi abbiamo dedicato il nostro impegno, da sempre, alla lotta contro ogni forma di fascismo, antico e nuovo, contro il razzismo e contro l’antisemitismo. Siamo iscritti all’Aned, Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti, l’associazione della quale faceva parte anche Nedo da sempre e della quale Liliana Segre continua a far parte.

Vogliamo restarvi, contribuendo a custodire e trasmettere la memoria della deportazione politica e razziale nazifascista. Proprio questa appartenenza ci spinge a intervenire sull’intervista del suo presidente, nostro caro amico, Dario Venegoni.

Domanda: l’Italia ha bisogno di rafforzare la prevenzione dell’antisemitismo? Venegoni stesso riconosce che il fenomeno è in grandissima crescita. Il rapporto del Cdec registra 963 episodi nel 2025. Lasciamo che tutto vada avanti così o c’è necessità di nuovi strumenti di prevenzione?

Il provvedimento approvat…

Caro direttore,

siamo figli di due sopravvissuti di Auschwitz, Nedo Fiano e Liliana Segre. Entrambi abbiamo dedicato il nostro impegno, da sempre, alla lotta contro ogni forma di fascismo, antico e nuovo, contro il razzismo e contro l’antisemitismo. Siamo iscritti all’Aned, Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti, l’associazione della quale faceva parte anche Nedo da sempre e della quale Liliana Segre continua a far parte.

Vogliamo restarvi, contribuendo a custodire e trasmettere la memoria della deportazione politica e razziale nazifascista. Proprio questa appartenenza ci spinge a intervenire sull’intervista del suo presidente, nostro caro amico, Dario Venegoni.

Domanda: l’Italia ha bisogno di rafforzare la prevenzione dell’antisemitismo? Venegoni stesso riconosce che il fenomeno è in grandissima crescita. Il rapporto del Cdec registra 963 episodi nel 2025. Lasciamo che tutto vada avanti così o c’è necessità di nuovi strumenti di prevenzione?

Il provvedimento approvato dal Senato non introduce nuovi reati né nuove pene. Prevede una strategia nazionale, attività di formazione e monitoraggio, interventi nelle scuole e nelle università. L’articolo 1 recita: «Ferme restando la libertà di critica politica e di espressione del pensiero e la libertà di riunione e di associazione, nel rispetto dei princìpi costituzionali» si può discutere ogni disposizione e proporre miglioramenti, ma occorre partire da ciò che contiene.

Il principale bersaglio delle critiche è la definizione Ihra del 2016. Il documento precisa che le critiche a Israele analoghe a quelle rivolte ad altri Paesi non sono considerabili come antisemite e presenta gli esempi come possibili manifestazioni da valutare nel contesto. Perché dunque addossare al testo di legge una capacità punitiva che non ha, non essendo una legge che individua reati?

In Italia questa definizione fu ratificata, nel 2020, dal governo Conte II, del quale facevano parte il Pd e il Movimento 5 Stelle. Su quella base fu elaborata nel 2021 la strategia nazionale per il contrasto all’antisemitismo, approvata dal governo Draghi, composto da Pd, M5S, Lega e FI, che comprendeva anche la definizione Ihra completa.

Del resto, anche la Dichiarazione di Gerusalemme, indicata come alternativa, riconosce questo problema. Essa considera antisemiti l’impiego contro Israele degli stereotipi antiebraici classici; l’attribuzione agli ebrei di responsabilità collettive per le sue azioni; la richiesta, rivolta loro in quanto ebrei, di condannare Israele o il sionismo; il sospetto automatico di una maggiore lealtà verso Israele; la negazione agli ebrei che vi abitano del diritto di vivere e prosperare come ebrei.

Il dissenso più profondo riguarda però l’idea della tutela specifica come privilegio. Venegoni ricorda che l’aggressione a un ragazzo con la kippah e l’insulto a una ragazza nera sono entrambi problemi della democrazia italiana. Siamo completamente d’accordo. Per quale ragione questo dovrebbe impedire una legge di prevenzione dell’antisemitismo? L’universalità dei diritti richiede strumenti capaci di affrontare le diverse forme della loro negazione.

Noi siamo perché sorga un giorno uno Stato di Palestina e per il diritto di entrambi i popoli all’autodeterminazione, ma difendere gli ebrei dalle discriminazioni non comporta alcuna adesione alla politica di Netanyahu.

Vorremmo che su questo si smettesse di chiedere continue prove di coerenza proprio a chi tiene insieme queste battaglie. Anzi vorremmo che fossero battaglie comuni proprio di chi combatte per la difesa dei principi immodificabili della nostra Costituzione, e che non a caso hanno guidato presidenti come Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, nella denuncia continua del crescente antisemitismo anche in certe forme dell’antisionismo, senza mai far mancare le proprie critiche a determinate politiche dei governi di Israele.

Nessuno si salva da solo: è anche la nostra convinzione. Per questo chiediamo alla nostra associazione e in generale al campo progressista di riconoscere nella prevenzione dell’antisemitismo una responsabilità comune, e una parte essenziale dell’impegno antifascista che ci unisce, nel nome della memoria delle nostre famiglie.

Leggi i commenti