Coloro che sono interessati al “campo largo” sanno di dover essere molto pazienti. Ce ne vuole ancora tanta di pazienza per conoscere il programma; per avere un’idea della politica estera; per stabilire se fare o no le primarie; per chiarire se e quanto dovrà pesare un segmento centrista in un’alleanza senz’altro spostata a sinistra. Le fotografie finora raffigurano i quattro alleati maggiori, diciamo così, sempre sorridenti: Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli. Raramente compare Magi, che rappresenta +Europa e vive una stagione tribolata in famiglia, contestato com’è da Della Vedova. Degli altri si parla e qualche volta si scrive, ma non è ancora chiaro come intendono o sperano d’essere inseriti nel mosaico del centrosinistra: Onorato con il suo “progetto civico” che riunisce non pochi sindaci, compreso quello di Napoli, Manfredi, e di Genova, Silvia Salis, peraltro piuttosto autonoma nel percorso politico. Poi c’è Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle entrate e Franco Gabrielli,…
Coloro che sono interessati al “campo largo” sanno di dover essere molto pazienti. Ce ne vuole ancora tanta di pazienza per conoscere il programma; per avere un’idea della politica estera; per stabilire se fare o no le primarie; per chiarire se e quanto dovrà pesare un segmento centrista in un’alleanza senz’altro spostata a sinistra. Le fotografie finora raffigurano i quattro alleati maggiori, diciamo così, sempre sorridenti: Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli. Raramente compare Magi, che rappresenta +Europa e vive una stagione tribolata in famiglia, contestato com’è da Della Vedova. Degli altri si parla e qualche volta si scrive, ma non è ancora chiaro come intendono o sperano d’essere inseriti nel mosaico del centrosinistra: Onorato con il suo “progetto civico” che riunisce non pochi sindaci, compreso quello di Napoli, Manfredi, e di Genova, Silvia Salis, peraltro piuttosto autonoma nel percorso politico. Poi c’è Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle entrate e Franco Gabrielli, il cui curriculum nella Polizia e al vertice dei servizi di sicurezza è ben noto.
È lecito qualche dubbio che questi nomi siano sufficienti a delineare un fronte moderato, chiamiamolo così, in grado di bilanciare la spinta a sinistra del campo progressista. In altri tempi si sarebbe parlato di “cespugli”: una serie di nomi rispettabili, ma non decisivi sul terreno politico e il cui consenso è tutto da verificare.
Tuttavia è evidente che la questione coinvolge altri nomi. Due per la precisione: Renzi e Calenda. Forse i soli capaci di dare un’impronta, o meglio una coloritura moderata al campo progressista. Ma, come sappiamo, Calenda si è chiamato fuori e insegue l’ambizione di raggiungere e superare il 3 per cento in solitaria, come testimonianza contro il confuso bipolarismo in cui vivacchia l’Italia di oggi. Certo, sarà meglio attendere come prenderà forma alla fine la decisione del Parlamento sulla legge elettorale. E per la verità tutti hanno bisogno di vedere dove si fermerà la pallina della roulette, ora che l’ipotesi del ballottaggio è stata cancellata, senza che questo abbia ricreato la sintonia nella maggioranza.
Quanto a Renzi, ha scelto da tempo di stare nel campo largo, grazie a una speciale relazione con Elly Schlein, fingendo di non accorgersi che Conte, Avs e una parte dello stesso Pd non lo sopportano. Un fatto politico, non personale: Renzi è stato per lungo tempo il “nemico” per eccellenza e oggi è di nuovo lì sulla soglia. Nessuno ha messo un vero e proprio veto contro l’ex premier, tuttora capace d’instancabile dinamismo e di un talento non comune, benché spesso dissipato. Il problema è che nessuno a sinistra vuole dare troppo spazio a un uomo che guida un piccolo partito — sotto la soglia del 3%, secondo i sondaggi — ma è tuttora capace di una presenza mediatica superiore alla maggior parte dei suoi colleghi.
Lui stesso sa di non poter tirare troppo la corda. Per adesso la sua missione, alla quale tutto è subordinato, consiste “nel mandare a casa Giorgia Meloni”. Per cui in un primo tempo si accontenterà di portare in Parlamento un mini-gruppo di fedeli e di trasmettere qualche messaggio agli elettori. Ad esempio parlando al ceto medio e facendogli intravedere qualche riforma gradita, magari volta ad alleggerire il peso delle tasse. Ovvio che non ci sono garanzie che il campo largo faccia sua la visione fiscale di Italia Viva e si prepari ad attuarla. Ma il messaggio serve a fissare una connessione con una parte dell’elettorato. A Renzi interessa essere percepito come un “centrista” di buona volontà. Una figura che all’interno di un governo di sinistra-centro non perderebbe tempo per fare politica in forme oggi non prevedibili, ma di sicuro non intorpidite dalla lunga astinenza dal potere.