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Bonino, una luce per le donne

Emma Bonino

 

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È stata tra le prime a mettere in gioco il corpo nella lotta politica, sottoponendosi agli scioperi della fame e facendosi arrestare più volte: nel suo paese Bra, a New York, in Afghanistan
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La metafora della “candela” usata da Sciascia non le era piaciuta molto, ma poi anche Emma Bonino si è convinta che quello era il suo ruolo nella storia: un lume quasi invisibile quando tutte le luci sono accese, ma una bussola indispensabile al primo cortocircuito. E in un’Italia al buio da diversi decenni, la sua figura è diventata luminosissima, capace di tenera accesa l’attenzione su alcune fondamenta della casa democratica a rischio di erosione.

È stata Bonino a insegnarci che le vicende personali che poi diventano sociali sono politiche. Il rapporto di coppia, la scelta responsabile di diventare madri, la dignità del morire: tutto questo è politica e ha bisogno di essere governato da leggi laiche. Non è un caso che, ventiseienne, nel 1974 inciampò nel partito radicale proprio in conseguenza del suo aborto clandestino. Quel passaggio drammatico per la sua vita privata rappresentò la scoperta del “noi”, di un impegno collettivo al fianco di donne come lei spaesate, quindi delle b…

La metafora della “candela” usata da Sciascia non le era piaciuta molto, ma poi anche Emma Bonino si è convinta che quello era il suo ruolo nella storia: un lume quasi invisibile quando tutte le luci sono accese, ma una bussola indispensabile al primo cortocircuito. E in un’Italia al buio da diversi decenni, la sua figura è diventata luminosissima, capace di tenera accesa l’attenzione su alcune fondamenta della casa democratica a rischio di erosione.

È stata Bonino a insegnarci che le vicende personali che poi diventano sociali sono politiche. Il rapporto di coppia, la scelta responsabile di diventare madri, la dignità del morire: tutto questo è politica e ha bisogno di essere governato da leggi laiche. Non è un caso che, ventiseienne, nel 1974 inciampò nel partito radicale proprio in conseguenza del suo aborto clandestino. Quel passaggio drammatico per la sua vita privata rappresentò la scoperta del “noi”, di un impegno collettivo al fianco di donne come lei spaesate, quindi delle battaglie per i diritti che non sono mai finite.

Di quel decennio più ricco di riforme nella storia dell’Italia repubblicana Bonino è stata protagonista e inesauribile testimone, come se la memoria servisse a scuotere dal torpore il paese anestetizzato di oggi. Prima la legge sul divorzio, guardata però a distanza, poi la riforma del diritto di famiglia, la legalizzazione dell’aborto, la chiusura dei manicomi. In realtà l’elenco è molto più lungo, se ci mettiamo le battaglie per l’obiezione di coscienza, ma il filo rosso è sempre quello dei diritti civili, che allora faceva fatica ad emergere dalla matassa più imbrogliata e urgente dei diritti sociali. Ed è grazie alla sensibilità dei radicali e in particolare di Bonino che i diritti civili acquistarono dignità nello spazio pubblico, non in contrapposizione alle conquiste salariali e sociali dei lavoratori, ma saldati insieme, perché se cade uno cadono tutti gli altri. E la libertà individuale deve sempre presupporre una responsabilità sociale. “L’esercizio del diritto non toglie nulla alla alla pratica del dovere”, disse in un libro-intervista a cura di Giovanna Casadio nel cui titolo si riflette la sua autobiografia: I doveri della libertà (Laterza).

È stata tra le prime a mettere in gioco il corpo nella lotta politica, sottoponendosi agli scioperi della fame e facendosi arrestare più volte: nel suo paese Bra, a New York, in Afghanistan. Di quelle reclusioni portava le ferite della solitudine, mai completamente rimarginate. Dai tempi di Elena di Troia, considerava “il corpo delle donne un campo di battaglia”, il luogo fisico dell’abuso del potere. E non ha mai perso l’abitudine di giudicare la decenza di una democrazia dalla condizione femminile, in Italia e nel mondo. Lei che era stata una protagonista delle conquiste democratiche degli anni Settanta avvertiva da noi il rischio di un arretramento. E alle donne chiedeva di non perdere coscienza di sé e del proprio valore, continuando a lottare per “strappare” nuovi spazi di libertà.

In Parlamento era entrata la prima volta nel 1976 in gonnellone e zoccoli, richiamata all’ordine dal presidente Ingrao. Però si studiò subito tutto il regolamento, e non avrebbe mai smesso di studiare. Emma Bonino era un disobbediente che credeva moltissimo nell’impalcatura democratica, convinta con Jean Monnet che “niente è possibile senza le persone, ma nulla è duraturo senza le istituzioni”. Anche la sua nozione di disobbedienza civile nasceva da un atto di fiducia nelle leggi, pur impegnandosi spesso a cambiarle. Ha ricoperto cariche istituzionali importanti, ai vertici di un’Europa che ha sognato fino alla fine unita. È grazie anche a lei che esiste una Corte Penale internazionale che oggi può giudicare Putin e Netanyahu. E, grazie alle sue battaglie contro la fame nel mondo, lei simbolo dell’anticlericalismo è riuscita ad avere l’attenzione di papa Wojtyla e più di recente l’amicizia di Francesco, in un inedito dialogo tra religione della fede e quella della libertà.

Più avanti gli storici potranno tracciarne un bilancio, anche i limiti di un pensiero politico che in nome del liberalismo ha sostenuto nel 1994 Silvio Berlusconi. Ma ora prevale la luce di una candela che è diventata faro, aiutandoci a conquistare territori mai raggiunti prima. E a non abbassare mai la guardia.

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