Il governo sembra intenzionato a introdurre dalla prossima legge di bilancio un libretto previdenziale per ogni nuovo nato con una dote di mille euro da far fruttare fino alla pensione. Ne ha parlato il Presidente dell’Inps, Gabriele Fava, al meeting di Rimini, e la proposta è stata caldeggiata dalla ministra del Lavoro, Marina Calderone, in occasione di un question time alla Camera.
L’idea non è nuova. La “dote previdenziale alla nascita” è già realtà: il Trentino-Alto Adige ce l’ha da un anno: il Consiglio regionale ha approvato il 17 settembre 2025 la legge “Incentivo all’iscrizione a forme di previdenza complementare di nuovi nati”, che eroga 300 euro alla nascita e altri 200 euro l’anno per quattro anni, fino a 1.100 euro, a chi apre un fondo pensione al proprio bebè e versa almeno 100 euro l’anno. Nessun limite di reddito, solo tre anni di residenza. A volerla è stato l’assessore Carlo Daldoss, appoggiandosi al collaudato sistema Pensplan, che orienta le famiglie nella scelta d…
Il governo sembra intenzionato a introdurre dalla prossima legge di bilancio un libretto previdenziale per ogni nuovo nato con una dote di mille euro da far fruttare fino alla pensione. Ne ha parlato il Presidente dell’Inps, Gabriele Fava, al meeting di Rimini, e la proposta è stata caldeggiata dalla ministra del Lavoro, Marina Calderone, in occasione di un question time alla Camera.
L’idea non è nuova. La “dote previdenziale alla nascita” è già realtà: il Trentino-Alto Adige ce l’ha da un anno: il Consiglio regionale ha approvato il 17 settembre 2025 la legge “Incentivo all’iscrizione a forme di previdenza complementare di nuovi nati”, che eroga 300 euro alla nascita e altri 200 euro l’anno per quattro anni, fino a 1.100 euro, a chi apre un fondo pensione al proprio bebè e versa almeno 100 euro l’anno. Nessun limite di reddito, solo tre anni di residenza. A volerla è stato l’assessore Carlo Daldoss, appoggiandosi al collaudato sistema Pensplan, che orienta le famiglie nella scelta dei fondi pensione cui appoggiarsi.
Se un’idea funziona, estenderla su scala nazionale è saggio, possibilmente riconoscendone la paternità. Ma bene soprattutto metterla in pratica per davvero, anziché limitarsi alla facciata. I due tratti distintivi dell’iniziativa del Trentino sono l’accompagnamento della dote con formazione economico-finanziaria delle famiglie e dei loro figli e il conferimento obbligatorio della dote a fondi in grado di gestire il risparmio a lungo termine.
Mille euro versati oggi, che dovranno lavorare sessant’anni prima di diventare pensione, sono un seme. Diventano un albero solo se qualcuno insegna a coltivarlo. Un ragazzo che a diciotto anni non sa cos’è un rendimento composto, o perché conviene non toccare quei soldi per decenni, con ogni probabilità li spenderà alla prima occasione o li lascerà dormire nel prodotto meno conveniente per pura inerzia. Se reinvestirà gli interessi maturati anno per anno potrà duplicare il patrimonio impiegandoci circa un terzo di tempo in meno che limitandosi a far fruttare il solo capitale iniziale. L’educazione finanziaria, quindi vale molto di più dei mille euro di partenza: decide se quel capitale diventerà una rendita dignitosa o solo un ricordo sbiadito. Regalare il seme senza insegnare a innaffiarlo è solo mezzo lavoro, ed è il meno difficile dei due.
Nelle intenzioni del governo il “libretto di risparmio previdenziale” dovrebbe inoltre essere gestito direttamente dall’Inps. Un’idea che sulla carta semplifica: un ente unico, zero burocrazia. Nella pratica, è una pessima idea che contraddice lo spirito della dote. L’Inps gestisce la previdenza pubblica a ripartizione: i contributi di chi lavora oggi pagano le pensioni di chi è già a riposo. L’Inps non sa gestire i patrimoni, si limita a raccogliere i contributi e a destinarli al pagamento delle pensioni. Se dovesse assumere personale qualificato per ovviare a questo problema, i costi amministrativi di gestione del fondo sarebbero molto alti. Ce lo testimonia l‘esperienza di FondINPS, il fondo creato per raccogliere il tfr relativo alle adesioni tacite dei lavoratori dipendenti del settore privato in assenza di un fondo contrattuale di riferimento. I costi amministrativi del fondo schiacciavano i rendimenti dato che l’Inps ha dovuto rivolgersi a società esterne per gestirlo. Si è quindi deciso di chiuderlo dopo che la Covip aveva riscontrato le sue “crescenti difficoltà a mantenere condizioni di efficienza operativa”.
Ma c’è una ragione forse ancora più rilevante per non dare la dote in gestione all’Inps. Mentre i fondi pensione sono soggetti a regolamentazione e vigilanza da parte di un’Autorità Indipendente, la Covip, l’Inps è sottoposto alla vigilanza politica dei Ministeri del Lavoro e dell’Economia. Presumibile perciò che le scelte circa la governance del fondo siano eminentemente di natura politica, così come avviene nelle nomine per il Consiglio di Amministrazione dell’istituto. Un ente sottoposto a pressioni di bilancio e cicli elettorali è il posto peggiore dove parcheggiare il risparmio di un neonato che dovrà maturare per sessant’anni. Come nel caso di Enasarco, Enpam e Cassa Forense (guarda caso anch’esse, come tutte le casse professionali, prive di regolamentazione degli investimenti), la tentazione di usare quei fondi per operazioni rischiosissime ai confini tra politica ed economia, come la costruzione di un terzo polo bancario, può essere fortissima. Oppure si finirebbe utilizzare la dote come cuscinetto contabile per le casse dell’Inps. L’idea di spostare risparmi verso l’Inps per abbellire i conti e magari consentire di anticipare la pensione alle generazioni numericamente più rilevanti nell’elettorato è sempre dietro l’angolo, meglio nella mente del sottosegretario in quota Lega Claudio Durigon. Non sarebbe la prima volta che una misura venduta “per i giovani” finisce per scaricare il conto sui giovani stessi. La storia recente insegna a diffidare: quota 100, presentata come un modo di dare un lavoro ai giovani, ha finito per gonfiare il debito previdenziale che oggi pesa sulle loro spalle senza creare alcun posto di lavoro aggiuntivo per loro.