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La rincorsa pacifista e il sorpasso a sinistra

Volodymyr Zelensky 

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Il punto di Folli del 17 settembre 2026
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È ormai chiaro che il tema Ucraina sarà al centro della campagna elettorale. Chi pensava che Giuseppe Conte avrebbe abbassato il tono delle sue richieste in nome di un’intesa generale con il Pd, si accorge di aver sbagliato. I Cinque Stelle vanno avanti caparbi e addirittura rendono più perentorie le loro pretese: niente armi a Kiev, niente appoggi a Zelensky, rifiuto degli argomenti considerati di propaganda anti-Russia alimentati negli ambienti Nato e anche nell’Unione europea. Von der Leyen, Merz, Rutte (il segretario dell’Alleanza), Crosetto: tutti uniti nella qualifica di “guerrafondai”, come dire i veri sostenitori del conflitto a oltranza.

Che questo scenario sia giudicato surreale nelle capitali occidentali e in genere dai Parlamenti, poco importa. In questo momento conta solo smuovere l’opinione pubblica e chiamare a raccolta tutti coloro che ritengono la fornitura di armi all’Ucraina una scelta scellerata. Secondo il principio per cui l’alternativa è secca: o si rifornisce …

È ormai chiaro che il tema Ucraina sarà al centro della campagna elettorale. Chi pensava che Giuseppe Conte avrebbe abbassato il tono delle sue richieste in nome di un’intesa generale con il Pd, si accorge di aver sbagliato. I Cinque Stelle vanno avanti caparbi e addirittura rendono più perentorie le loro pretese: niente armi a Kiev, niente appoggi a Zelensky, rifiuto degli argomenti considerati di propaganda anti-Russia alimentati negli ambienti Nato e anche nell’Unione europea. Von der Leyen, Merz, Rutte (il segretario dell’Alleanza), Crosetto: tutti uniti nella qualifica di “guerrafondai”, come dire i veri sostenitori del conflitto a oltranza.

Che questo scenario sia giudicato surreale nelle capitali occidentali e in genere dai Parlamenti, poco importa. In questo momento conta solo smuovere l’opinione pubblica e chiamare a raccolta tutti coloro che ritengono la fornitura di armi all’Ucraina una scelta scellerata. Secondo il principio per cui l’alternativa è secca: o si rifornisce di munizioni un governo corrotto che si rifiuta di soccombere agli ultimatum di Putin, ovvero si comprano medicine per gli italiani e si fa funzionare la macchina della sanità in casa nostra. È l’argomento di una demagogia estrema, ma è senz’altro popolare ed è su questo che l’ex premier batte ogni giorno. Ha trovato la via per mettere in imbarazzo il rivale, il Pd, dove peraltro c’è chi è più massimalista di lui: ad esempio la leader dei giovani che ha tentato di prendersi la scena scavalcando tutti in chiave di rifiuto dei conflitti armati, senza distinzione tra aggressore e aggredito. E quindi ignorando la Costituzione, almeno sulla carta, quando invece Elly Schlein ha provato ad ancorarsi alla saggezza dell’art.11.

Comunque sia, l’ex premier Conte esaspera la questione ucraina per impedire al Pd di riprendere un minimo di egemonia nel centrosinistra sulla politica estera. La sua idea è abbastanza semplice: difendere una posizione netta, priva di mediazioni, per raggiungere il massimo di consensi nell’elettorato. Poi, in futuro, magari dopo le primarie o dopo un accordo elettorale con i partner Pd e Avs, accettare un compromesso. Certo, meglio all’indomani delle elezioni anziché prima. L’esito immediato di questa tattica accentua la spinta anti-occidentale presente nello spettro politico italiano più che altrove. E infatti ecco che Matteo Salvini è uscito dal silenzio delle ultime settimane e ha avviato un’iniziativa pro-Russia di natura economica, ma in realtà molto politica: tant’è che ha subito ricevuto il plauso dell’ambasciatore di Putin a Roma.

Dal suo punto di vista, il capo leghista non ha torto. Già in difficoltà, stretto fra un Vannacci ammiratore esplicito del Cremlino e un Conte arrembante contro l’Ucraina, Salvini si sforza di salvaguardare un minimo di spazio. Il problema è che tale rincorsa non promette alcunché di buono. Infatti chi già si proietta in avanti e sogna percentuali simili alla tedesca AfD è Vannacci: quel 44 per cento della Sassonia gli sembra a portata di mano. È un ulteriore elemento al limite del grottesco. E tuttavia non va sottovalutata la deriva pro-Putin e anti-Europa occidentale che attraversa entrambi gli schieramenti e ha nel generale, desideroso di inserirsi nel centrodestra, il suo snodo più insidioso. Di sicuro, le uscite di Conte accorciano le distanze tra 5S, Lega e Futuro Nazionale. Creando qualche nuovo grattacapo a quella parte del Pd che non intende farsi dettare la linea dai 5S in politica estera. Ma anche Giorgia Meloni non ha motivo di essere tranquilla.

 

 

 

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