L’assedio a Merz e e gli interrogativi italiani
di Stefano FolliFriedrich Merz, cancelliere tedesco della Cdu
Sembra che il cancelliere Otto von Bismarck, l’architetto dell’impero guglielmino, avesse detto, a proposito delle ricorrenti crisi nei Balcani, che tutte insieme “non valevano le ossa di un granatiere di Pomerania”. Adesso invece la Pomerania si prende la rivincita, dal momento che potrebbe metter fine alla carriera politica di un altro cancelliere, Merz, sia pure in concorso con la capitale Berlino. L’inesorabile crescita di AfD si mescola con il successo della Linke, estrema sinistra, nella città che fu il caposaldo dell’Occidente in quegli anni in cui fu tagliata in due dal muro. Il cui crollo, nel novembre 1989, simboleggiò per tutti, ma soprattutto per i tedeschi, la vittoria della libertà.
Oggi Merz combatte per non essere travolto dal doppio populismo, come egli definisce l’assedio su due fronti che lo sta schiacciando. E fra i numerosi interrogativi che si pongono, i più urgenti riguardano l’Italia. Quanto la situazione in Germania assomiglia alla vicenda italiana in questo a…
Sembra che il cancelliere Otto von Bismarck, l’architetto dell’impero guglielmino, avesse detto, a proposito delle ricorrenti crisi nei Balcani, che tutte insieme “non valevano le ossa di un granatiere di Pomerania”. Adesso invece la Pomerania si prende la rivincita, dal momento che potrebbe metter fine alla carriera politica di un altro cancelliere, Merz, sia pure in concorso con la capitale Berlino. L’inesorabile crescita di AfD si mescola con il successo della Linke, estrema sinistra, nella città che fu il caposaldo dell’Occidente in quegli anni in cui fu tagliata in due dal muro. Il cui crollo, nel novembre 1989, simboleggiò per tutti, ma soprattutto per i tedeschi, la vittoria della libertà.
Oggi Merz combatte per non essere travolto dal doppio populismo, come egli definisce l’assedio su due fronti che lo sta schiacciando. E fra i numerosi interrogativi che si pongono, i più urgenti riguardano l’Italia. Quanto la situazione in Germania assomiglia alla vicenda italiana in questo autunno 2026? Tutto sommato si tratta di realtà differenti, pur con qualche analogia. C’è tuttavia un punto politico da chiarire. Una Germania allo sbando, resa ingovernabile dall’avanzata di AfD, alla quale corrisponde una ripresa della Linke, finirebbe per dissolvere o quasi l’Unione europea. Nata su presupposti del tutto diversi e frenata nel tempo dalle divergenze interne, forse inevitabili, l’Europa non potrebbe sopravvivere alla voragine tedesca. A cui magari si aggiungerebbe una Francia guidata dal Rassemblement lepenista.
Sarebbe una gran soddisfazione di Putin, che da anni punta alla disarticolazione della vecchia Europa. Non a caso tutti i partiti anti-sistema, o che si presentano come tali, hanno un tratto in comune: sono filo-russi e si augurano una vittoria militare di Mosca in Ucraina; o almeno un compromesso somigliante alla resa di Kiev. Sarà per questo che Marine Le Pen, forse perché sente vicina la presidenza della Repubblica, ha un po’ annacquato il suo tradizionale filo-putinismo. Ma non c’è da farsi illusioni. Un Eliseo appannaggio della destra inaugurerebbe una politica estera molto diversa da quella di Macron.
L’Italia ha quindi una responsabilità maggiore in questi scenari. Giorgia Meloni non è certo un’europeista, ma non avrebbe nulla da guadagnare dalla rovina dell’Unione. Non a caso i suoi avversari sono tutti arroccati sul fronte amico di Mosca. E sono vicini fra loro più di quanto sembra, nonostante la competizione elettorale in corso. La linea di Vannacci in politica estera è una delle chiavi del suo successo, ma ricalca molto, fino a renderla estrema, la posizione di Conte e dei 5S. Già l’idea di affidarsi a una specie di referendum per decidere questioni delicate come la politica internazionale indica l’abilità spregiudicata dell’ex premier. A maggior ragione se si crea un ponte tra il leader “progressista” e il militare populista di destra. E senza dimenticare un Salvini in crisi ma dagli artigli ancora aguzzi, come dimostrano gli applausi sul pratone di Pontida e il colpo di teatro del congresso a breve.
Se vuole contenere quelli di Futuro Nazionale, Salvini — vecchio amico dei putiniani — può solo insistere sulla linea identitaria: sicurezza e lotta agli immigrati, sia pure in una versione più attenta alle esigenze del Nord. Per cui si delinea un campo largo e trasversale in politica estera che abbraccia Conte, Avs, Lega e Vannacci. Ovviamente non è una maggioranza parlamentare e in campagna elettorale ognuno resta sulle sue posizioni. Tutti, a destra e a sinistra, hanno interesse a ridimensionare i vannacciani. Ma poi, dopo le elezioni, il fronte filo-occidentale e atlantista avrà il suo daffare.