Il Pd si avvia a votare “no” al disegno di legge sull’antisemitismo. Tema complesso come pochi perché nessuno può garantire che una legge sia in grado di mettere fine a un male oscuro, sempre risorgente dal fondo dei secoli, come è l’odio verso gli ebrei. Odio oggi ravvivato e riproposto dalla tragedia di Gaza, successiva alla strage totalmente antisemita del 7 ottobre. Ma quello che colpisce è il contesto, come si dice in questi casi, ossia il clima in cui si svolge la discussione e certi risvolti non ancora del tutto chiari. Prendiamo il caso di Arturo Scotto, esponente della sinistra del Pd, protagonista del viaggio della famosa
Flotilla, che a Montecitorio ha esposto il “no” al ddl. Trasferitosi subito dopo al Falastin Festival, dove ha presentato il suo libro sulla Flotilla, Scotto è stato redarguito dalla moderatrice in questi termini:
“Nel Pd ci sono tanti membri che sono filo-sionisti, voi vi rendete conto di quale sciagura siano per la popolarità e per il bacino elettorale de…
Il Pd si avvia a votare “no” al disegno di legge sull’antisemitismo. Tema complesso come pochi perché nessuno può garantire che una legge sia in grado di mettere fine a un male oscuro, sempre risorgente dal fondo dei secoli, come è l’odio verso gli ebrei. Odio oggi ravvivato e riproposto dalla tragedia di Gaza, successiva alla strage totalmente antisemita del 7 ottobre. Ma quello che colpisce è il contesto, come si dice in questi casi, ossia il clima in cui si svolge la discussione e certi risvolti non ancora del tutto chiari. Prendiamo il caso di Arturo Scotto, esponente della sinistra del Pd, protagonista del viaggio della famosa
Flotilla, che a Montecitorio ha esposto il “no” al ddl. Trasferitosi subito dopo al Falastin Festival, dove ha presentato il suo libro sulla Flotilla, Scotto è stato redarguito dalla moderatrice in questi termini:
“Nel Pd ci sono tanti membri che sono filo-sionisti, voi vi rendete conto di quale sciagura siano per la popolarità e per il bacino elettorale del Partito Democratico?”. Come dire che votare contro il disegno di legge è ancora poco, quel che conta è espellere gli esponenti filo-sionisti dalla maggiore formazione
del centrosinistra e insistere su una linea che a questo punto può avere come sbocco solo la fine di Israele e la nascita di un nuovo Stato governato dai palestinesi. Di quale corrente, non viene detto, ma
considerando le premesse non occorre una grande fantasia per capire chi a Gaza e altrove avrebbe la forza e la determinazione per imporre la propria regola su una popolazione sofferente e disorientata. Va detto che Scotto ha risposto a tono, richiamando la linea del Pd che non è certo conciliante verso Israele, ma ovviamente non condivide il delirio di chi propone né più né meno la distruzione dello Stato ebraico,
secondo il programma di Hamas.
Questo episodio dimostra che il voto sul ddl antisemitismo apre una ferita destinata a lacerare la cultura della sinistra democratica: quella cultura che sul piano storico - nelle sue diverse e non sempre
coerenti espressioni - contribuì alla creazione di Israele e ne
accompagnò l’evoluzione. Come ha detto Piero Fassino, “non ha senso votare ‘no’ come forma di lotta al governo Netanyahu. La critica più dura a tale governo è giusta e doverosa, ma questo non può tradursi
nell’abbandonare un impegno fermo e chiaro contro l’antisemitismo. Ricordiamoci le parole di Rabin: ‘lottare contro il terrorismo come se il problema della pace non ci fosse; lottare per la pace come se il
terrorismo non ci fosse’. La stessa distinzione andrebbe applicata oggi, senza sovrapporre i due fronti”. Si capisce allora che “la popolarità e il bacino elettorale del Pd” è l’argomento più debole e banale nel suo cinismo per contestare, diciamo da sinistra, un disegno di legge che invece giustifica l’analisi critica
di Fassino e di altri che non vogliono tradire la memoria storica dell’Occidente. Il rischio, come si capisce, è che il centrosinistra scivoli quasi senza accorgersene lungo un piano inclinato al termine del
quale c’è il ribaltamento delle posizioni tradizionali. Vale per il Medio Oriente, dove la linea italiana ed europea è a favore dell’ipotesi “due popoli, due Stati”: il che al momento è irrealistico, ma pur
sempre meno di una soluzione che prevede di annichilire Israele “dal fiume al mare”. Sollevare un simile tema e farlo per blandire un “bacino elettorale”, dovrebbe suscitare inquietudine proprio nel grande fiume
dell’elettorato di sinistra. Ma la fedeltà a una tradizione politica vale anche per l’Ucraina, dove è impensabile che il Pd non resti con convinzione dalla parte di Kiev.