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Aspettando la mossa di Schlein

Elly Schlein 

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I tempi della fine della legislatura sembrano farsi stringenti, anche il centrosinistra deve muoversi
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A giudicare dalle iniziative e dalla postura della presidente del Consiglio, i tempi della fine della legislatura sembrano farsi stringenti. In effetti, non sembrano esserci più molte ragioni, né convenienza da parte della maggioranza di governo, a trascinare una situazione che, tra buchi di bilancio, inflazione crescente e sondaggi decrescenti, somiglia più a un’agonia che all’epilogo di una storia di successo. Ne sapremo di più dopo il voto finale sulla riforma elettorale, quindi entro poco.

In ogni caso, la campana suona anche per il centrosinistra. Stiamo ormai entrando nella fase in cui i cittadini — quelli solitamente distratti rispetto alle vicende politiche, cioè la grande maggioranza — cominciano a prestare più ascolto al rumore che viene dal Palazzo. Chi fin qui non aveva un’opinione precisa comincia a farsela, e non sono pochi. Più del 10, forse almeno il 15 per cento del totale degli aventi diritto: italiani che andranno a votare ma fin qui a domanda rispondono “non so”.

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A giudicare dalle iniziative e dalla postura della presidente del Consiglio, i tempi della fine della legislatura sembrano farsi stringenti. In effetti, non sembrano esserci più molte ragioni, né convenienza da parte della maggioranza di governo, a trascinare una situazione che, tra buchi di bilancio, inflazione crescente e sondaggi decrescenti, somiglia più a un’agonia che all’epilogo di una storia di successo. Ne sapremo di più dopo il voto finale sulla riforma elettorale, quindi entro poco.

In ogni caso, la campana suona anche per il centrosinistra. Stiamo ormai entrando nella fase in cui i cittadini — quelli solitamente distratti rispetto alle vicende politiche, cioè la grande maggioranza — cominciano a prestare più ascolto al rumore che viene dal Palazzo. Chi fin qui non aveva un’opinione precisa comincia a farsela, e non sono pochi. Più del 10, forse almeno il 15 per cento del totale degli aventi diritto: italiani che andranno a votare ma fin qui a domanda rispondono “non so”.

Soprattutto nei confronti di costoro si fa urgente la definizione di un messaggio positivo forte, libero dai tatticismi che hanno dominato fin qui, capace di risvegliare interesse e di generare un moto di fiducia. La coalizione progressista sta mostrando un buon grado di tenuta, anche nelle turbolenze interne. Però che il suo avvicinamento alle elezioni sia circondato da entusiasmo ecco, questo onestamente non si può proprio dire. Giuseppe Conte ha fatto la sua parte. Le idee del M5S per il governo, mutuate dalla consultazione online, sono state esposte con chiarezza. Alcune in maniera perfino perentoria, come condizioni non negoziabili. Secondo molti osservatori, la radicalità delle proposte, insieme alla rapidità dell’iniziativa e alla determinazione esibita da Conte, hanno dato a quest’ultimo un vantaggio competitivo. Sia che lui lo voglia spendere in caso di primarie, sia che il Movimento punti a conquistare un’egemonia di fatto nell’alleanza. Malignamente, chi non ama il centrosinistra dà ormai questa egemonia per acquisita: prova provata di estremizzazione e quindi inaffidabilità della coalizione.

Sembra un giudizio affrettato e, appunto, interessato. Anche perché la prossima mossa tocca a Elly Schlein. Dalla quale ci si aspetta che sappia far valere il punto di vista del proprio partito: la forza politica, quindi la capacità di attrazione, non è garantita né dai numeri dei sondaggi, aleatori per definizione, né dalla reiterata volontà unitaria. Ci vuole decisamente qualcosa di più, e la segretaria del Pd lo sa.

Qualcosa di più, e anche di diverso. Va bene l’unità, ma presentarsi agli elettori con idee sovrapponibili fra tutti gli alleati della coalizione significherebbe rinunciare a qualsiasi possibilità espansiva. C’è un’ampia fetta di elettorato progressista scettica verso le ricette e la storia del M5S. Non tifano per la rottura, anzi sono consapevoli del valore dell’unità anche alla luce dell’esperienza del 2022, quando le divisioni spianarono la strada a Giorgia Meloni. Però si aspettano che il radicalismo di Conte e certe sue ambiguità geopolitiche vengano bilanciati da una preponderante proposta di riformismo democratico, più europeista e pragmatica, più affidabile e più famigliare alle orecchie di chi in fin dei conti ha votato negli anni per Veltroni, per Bersani, per Renzi, per Letta: i tempi e la linea politica sono ovviamente cambiati, ma sempre degli stessi elettori stiamo parlando.

Era legittimo pensare che per una parte almeno di questa area d’opinione si sarebbe consolidata una proposta nuova, aggiuntiva a quelle esistenti nella coalizione, con caratteristiche più spiccatamente liberali, cattolico-democratiche, civiche. Fin qui non c’è traccia di un’iniziativa di dimensioni e ambizioni all’altezza del compito. Tanti frammenti, la buona volontà di Renzi e Onorato però incompatibili fra loro, molte petizioni di principio… ma poco che faccia massa critica e “completi” davvero l’offerta del centrosinistra.

Da questa assenza può nascere un’occasione. Elly Schlein può coglierla. Ci proverà. Giorni fa è rimasta qualche ora seduta, in silenzio, ad ascoltare il pragmatismo e il riformismo civico dei sindaci del Pd chiamati a raccolta da D’Alema. Gente che si districa bene fra investimenti pubblici, infrastrutture, sicurezza nelle strade, welfare di comunità. Gente che ha conquistato al centrosinistra consenso vero, casa per casa. C’è chi li vede in competizione con la segretaria. Lei invece potrebbe tirare fuori da questo patrimonio di esperienze le idee per rafforzare la credibilità di governo sua e del Pd.

Lo stesso discorso vale per le imminenti iniziative delle componenti del Pd, la minoranza dei riformisti e il correntone cosiddetto “di Montepulciano”. Non necessariamente momenti di destabilizzazione interna, come vengono spesso descritti. Anche da qui, Schlein potrà ricevere input per arricchire ed espandere la propria fisionomia di possibile candidata premier, oltre quello che ormai si sa di lei come leader di partito. S’è sempre detto che Schlein è una personalità di tipo nuovo, più mobile, meno prevedibile: chissà che, per paradosso, non riesca a tirare fuori proprio da ciò che il Pd ha di più consolidato — i suoi sindaci, le sue tradizioni politico-culturali — la mossa spiazzante che restituisce centralità e suscita curiosità e attenzione in elettori che sono in attesa. Benevola attesa.

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