A voler seguire i sondaggi, si direbbe che qualcosa stia scricchiolando sul vascello del generale Vannacci in rotta verso il 10 per cento. Nulla per ora che scalfisca quel 7 per cento e oltre di cui il capo di Futuro Nazionale è accreditato al termine della lunga estate calda. Tuttavia la navigazione sembra rallentare. Inoltre, ed è il punto più interessante, la Lega salviniana recupera qualche decimale: circa mezzo punto.
Troppo poco per parlare di un cambio di tendenza. Il Carroccio si muove all’interno del suo malessere e la timida ripresa delle ultime ore dipende probabilmente dalla manifestazione di Pontida: discreta visibilità per un paio di giorni, discorsi roboanti, l’annuncio del congresso a breve. In poche parole, un rinforzo di visibilità di cui Salvini e anche i suoi oppositori avevano bisogno.
Aspettiamo altri passaggi per capire meglio dove va il centrodestra. Tuttavia anche il generale deve fare i conti con la realtà. La quale esclude l’ottimismo al limite del velleita…
A voler seguire i sondaggi, si direbbe che qualcosa stia scricchiolando sul vascello del generale Vannacci in rotta verso il 10 per cento. Nulla per ora che scalfisca quel 7 per cento e oltre di cui il capo di Futuro Nazionale è accreditato al termine della lunga estate calda. Tuttavia la navigazione sembra rallentare. Inoltre, ed è il punto più interessante, la Lega salviniana recupera qualche decimale: circa mezzo punto.
Troppo poco per parlare di un cambio di tendenza. Il Carroccio si muove all’interno del suo malessere e la timida ripresa delle ultime ore dipende probabilmente dalla manifestazione di Pontida: discreta visibilità per un paio di giorni, discorsi roboanti, l’annuncio del congresso a breve. In poche parole, un rinforzo di visibilità di cui Salvini e anche i suoi oppositori avevano bisogno.
Aspettiamo altri passaggi per capire meglio dove va il centrodestra. Tuttavia anche il generale deve fare i conti con la realtà. La quale esclude l’ottimismo al limite del velleitarismo per cui la marcia trionfale continuerà nei prossimi mesi, quelli della campagna elettorale, fino a portare Vannacci all’appuntamento con il destino.
Ossia a scegliere se entrare nella coalizione meloniana da padrone, essendo in grado di determinarne il profilo e persino le relazioni internazionali, vale a dire spostando l’asse della politica estera dalla lealtà atlantica all’attenzione, diciamo così, verso la Russia di Putin e le sue strategie, non solo in Ucraina. Ovvero — seconda opzione — se stare all’opposizione, spettatore di uno scenario in cui non vince nessuno dei maggiori schieramenti oppure si afferma la sinistra.
In entrambi i casi il generale può immaginare di lucrare sulla crisi della destra, fino a inseguire una prospettiva in stile Afd. In questo caso Fratelli d’Italia avrebbe il ruolo che in Germania è della Cdu del cancelliere Merz, mentre Forza Italia e Lega sarebbero relegati ai margini.
Tutto lascia pensare che il «buon comandante militare sul campo», ma politico alle prime armi, come dice Gianfranco Fini, preferisca essere accolto nella coalizione. Stare fuori e sfidare il mondo richiede carattere e visione, altrimenti la caduta è repentina come veloce è stata l’ascesa.
E poi Vannacci è seguito da un ceto politico raccogliticcio: personaggi non più in auge nei partiti di provenienza e in cerca di qualche poltrona, più della gloria. Tra l’altro, si avvertono segnali di disaffezione e qualcuno cambia idea: c’è il caso di Luca Sforzini, che si definisce un liberale, e di qualche gruppetto tra la Sardegna e il Veneto.
Anche qui, troppo poco per ricavarne conclusioni definitive. Quel che è certo, occorre un gran temperamento e una rete organizzativa di prim’ordine per reggere le ambizioni di un partito che punta al 10 per cento. Non basta qualche slogan reazionario da bar e una serie di proposte buttate lì alla rinfusa, pensate per creare scandalo e far parlare di sé. Può funzionare all’inizio, quando gli altri sono distratti. È difficile che continui a produrre risultati quando gli avversari studiano la controffensiva e cominciano a rispondere colpo su colpo.
Lo fanno per «rincorrere Vannacci», come si sostiene a sinistra? Senza dubbio sì, ma fa parte del gioco della politica. E poi il generale aveva fatto lo stesso, sottraendo temi alla destra per intestarseli.
Vedremo adesso come andrà in Calabria nel voto suppletivo. La previsione dei locali è che l’operazione vannacciana, volta a spaccare la destra, non riuscirà. Aspettiamo lunedì 28 settembre, poi verrà il tempo della riflessione. Di sicuro, un Futuro Nazionale in via di remissione semplificherà a Giorgia Meloni il compito di tenerlo fuori dal centrodestra.