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La posta in gioco alla Leopolda renziana

Roma, 30 settembre: il leader di Italia Viva Matteo Renzi (lapresse)

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L’ex premier deve far dimenticare ai suoi elettori, pochi o tanti che siano, il ruolo cruciale di Conte e dei 5S
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Bisogna riconoscere a Matteo Renzi una tenacia superiore alla quasi totalità dei suoi colleghi politici. In anni lontani Indro Montanelli aveva coniato per Amintore Fanfani — una figura che non dispiace al vertice di Italia Viva, specie nella componente aretina — il termine di «Rieccolo». Un sarcasmo venato di antipatia. Più lo mettevano ai margini nella Dc, più Fanfani risaliva la china.

In tempi moderni, con uno stile adeguato all’era tecnologica e mediatica, si può dire che Renzi segua un sentiero simile. Sembrava uscito di scena dopo il periodo a Palazzo Chigi e il referendum perso, invece è tornato sul palcoscenico. Non proprio in un ruolo centrale, visto che il suo partito non arriva al 3 per cento, ma con un’inventiva spregiudicata di cui gli va dato atto.

Quanto al merito delle sue proposte politiche, Renzi è abile nel gioco delle tre carte, ma lo fa con intelligenza rapida e parole convincenti: almeno in apparenza. Si era vantato, non senza ragione, di aver affossato il gove…

Bisogna riconoscere a Matteo Renzi una tenacia superiore alla quasi totalità dei suoi colleghi politici. In anni lontani Indro Montanelli aveva coniato per Amintore Fanfani — una figura che non dispiace al vertice di Italia Viva, specie nella componente aretina — il termine di «Rieccolo». Un sarcasmo venato di antipatia. Più lo mettevano ai margini nella Dc, più Fanfani risaliva la china.

In tempi moderni, con uno stile adeguato all’era tecnologica e mediatica, si può dire che Renzi segua un sentiero simile. Sembrava uscito di scena dopo il periodo a Palazzo Chigi e il referendum perso, invece è tornato sul palcoscenico. Non proprio in un ruolo centrale, visto che il suo partito non arriva al 3 per cento, ma con un’inventiva spregiudicata di cui gli va dato atto.

Quanto al merito delle sue proposte politiche, Renzi è abile nel gioco delle tre carte, ma lo fa con intelligenza rapida e parole convincenti: almeno in apparenza. Si era vantato, non senza ragione, di aver affossato il governo Conte-2 in favore di Draghi e oggi è diventato il massimo fautore dell’alleanza larghissima di tutti pur di mandare a casa Giorgia Meloni.

Ha subito una sorta di veto da parte di Conte, memore del trattamento ricevuto, ma è riuscito a superarlo grazie all’appoggio di Elly Schlein, un tempo nemica e oggi convinta proprio dall’ex avversario di fargli posto nella coalizione. In fondo è proprio quel che serve al Pd: una copertura al centro per non ritrovarsi, come è oggi, tutto piegato a sinistra. Quella sinistra dove lo scettro è nelle mani di Conte, supportato entro certi limiti dal binomio Fratoianni-Bonelli.

Quindi un minimo di spazio per i gruppi moderati esiste nella mente della segretaria. Ma quali? Qui l’affare si complica. E si apre la prospettiva della Leopolda, per come Renzi l’ha immaginata. Punto primo: l’ex premier deve far dimenticare ai suoi elettori, pochi o tanti che siano, il ruolo cruciale di Conte e dei 5S. Deve cioè bilanciarlo su alcuni temi chiave.

Per il convegno che si apre oggi (venerdì 2 ottobre) ha individuato la sicurezza. Ossia il terreno dove il centrosinistra è più debole, ma nel quale proprio Conte si sta sforzando di usare accenti meno banali, conscio delle inquietudini della gente. Ecco allora — punto secondo — che Renzi spara un colpo a sorpresa: il famoso Vincenzo De Luca, lo sceriffo di sinistra per eccellenza. È una trovata niente male, un’arma in grado di colpire due bersagli, forse tre.

Il primo è il solito Conte, a cui si vuole togliere un argomento. Il secondo è il progetto civico neo-centrista, in sostanza di supporto al partito contiano, dell’assessore al comune di Roma Alessandro Onorato. Per forza di cose, il sindaco De Luca diventa speculare ai sindaci che sostengono Onorato: i loro sentieri sono divergenti, almeno per ora.

Renzi vuole ritagliare un ruolo per sé stesso ed è pronto a puntellare Elly Schlein contro Conte. Anche se poi, in maniera astuta, si affretta a garantire appoggio al capo dei 5S nel caso in cui questi vincesse le primarie. Per le quali Renzi non si prodiga, perché nella sua logica è meglio che il candidato premier coincida con il leader del partito maggiore, il Pd.

Terzo e ultimo punto. Nell’agenda della Leopolda ci sono molti temi, ma manca la politica estera, intesa come Ucraina. Senza dubbio Renzi sa che è il punto più controverso, forse l’unico; come sa che Goffredo Bettini, sottile suggeritore di strategie politiche per l’asse Pd-5S, ha appena proposto una posizione su Kiev che certo non dispiace ai pacifisti filo-Putin.

Non è un suggerimento per terminare la guerra — ci vorrebbe molto di più — ma per mettere d’accordo il “campo largo”. Conte peraltro chiede di più: a Zelensky nemmeno le armi difensive. E Renzi deve ancora decidere cosa dire alla Leopolda: se dirà qualcosa.

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