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Ucraina, i sordi e la guerra totale

Kiev, 4 ottobre: il memoriale per i soldati caduti (afp)
La Russia cercherà di paralizzare l’infrastruttura economica e civile del Paese invaso puntando a seminare il terrore tra la popolazione. Kiev cercherà di resistere ancora. È una prospettiva drammatica, che fa apparire surreali alcuni accenti del dibattito italiano
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Il quinto inverno della guerra in Ucraina si preannuncia come la stagione della “guerra totale”. La Russia cercherà di paralizzare l’infrastruttura economica e civile del Paese invaso puntando a logorare la sua resistenza e a seminare il terrore tra la popolazione. L’Ucraina cercherà di resistere ancora, malgrado tutto. In ogni modo dobbiamo sapere che la guerra totale non è più una classica guerra di attrito, è una prospettiva drammatica, che fa apparire surreali alcuni accenti del dibattito italiano.

Ricordiamo che in principio, nel 2022, molti davano per probabile un rapido sfondamento russo, qualcuno aveva pronosticato che le truppe di Putin sarebbero penetrate fino a Kiev «come nel burro». Non è andata così. Il mancato sfondamento ha prima trasformato il conflitto in una guerra di trincea, poi hanno fatto la loro comparsa i droni ucraini che via via hanno acquisito precisione e profondità, ad esempio ai danni della flotta del Mar Nero, mettendo in seria difficoltà le forze di occ…

Il quinto inverno della guerra in Ucraina si preannuncia come la stagione della “guerra totale”. La Russia cercherà di paralizzare l’infrastruttura economica e civile del Paese invaso puntando a logorare la sua resistenza e a seminare il terrore tra la popolazione. L’Ucraina cercherà di resistere ancora, malgrado tutto. In ogni modo dobbiamo sapere che la guerra totale non è più una classica guerra di attrito, è una prospettiva drammatica, che fa apparire surreali alcuni accenti del dibattito italiano.

Ricordiamo che in principio, nel 2022, molti davano per probabile un rapido sfondamento russo, qualcuno aveva pronosticato che le truppe di Putin sarebbero penetrate fino a Kiev «come nel burro». Non è andata così. Il mancato sfondamento ha prima trasformato il conflitto in una guerra di trincea, poi hanno fatto la loro comparsa i droni ucraini che via via hanno acquisito precisione e profondità, ad esempio ai danni della flotta del Mar Nero, mettendo in seria difficoltà le forze di occupazione russe, nonostante il sostegno di migliaia di soldati nordcoreani e di inconsapevoli “volontari” reclutati soprattutto in Africa.

Ora i russi hanno recuperato il divario nei droni, utilizzando quelli aviotrasportati sull’obiettivo, e vantano una decisa superiorità nei missili balistici, visto il quasi esaurimento delle capacità antimissile ucraine. E qui si arriva alla “guerra totale”. L’obiettivo non sembra più quello di guadagnare terreno nelle aree del Donbass ancora sotto il controllo ucraino: l’esercito russo pare spiaggiato e al fronte perde addirittura terreno.

L’obiettivo piuttosto è moltiplicare la produzione di missili balistici, oltre mille l’anno, e usare il dominio missilistico per distruggere tutto, e per diffondere il terrore. «Senza più limiti e regole» come secondo l’intelligence ucraina Putin avrebbe detto ai propri generali. Centrali elettriche, ferrovie, data center, acciaierie, silos di grano. E soprattutto Kiev, i suoi ponti, le scuole, i supermercati, i campi sportivi, con allarmi aerei continui, giorno e notte, con vittime quotidiane. Una catastrofe umanitaria, denuncia l’Alto commissario Onu per i diritti umani.

La guerra totale non bada a spese, e così la spesa militare prevista da Mosca per il 2027 arriva a 200 miliardi ed è ormai un terzo della spesa pubblica totale. Una condizione critica perché se è vero che il debito sul Pil della Russia è ancora basso — poco sopra il 20% — il suo costo è enorme dovendo finanziarlo nel mercato interno con tassi di interesse vicini al 15%. Risultato: il servizio del debito costerà a Mosca più del totale di spesa per la sanità, l’istruzione e la casa.

Insomma, la Russia si è trasformata in un’economia di guerra, e in uno junior partner della Cina. Ma non è detto che questa mutazione faciliti il negoziato: «Porre fine alla guerra — ha osservato l’ex ministro degli Esteri ucraino Kuleba — potrebbe rappresentare un rischio maggiore per il regime che non continuarla».

Kiev, 4 ottobre: Friedrich Merz e Volodymyr Zelensky sul luogo di un raid russo 

Gli ucraini al momento sembrano intenzionati a rispondere sul piano militare potenziando la produzione propria di missili balistici, e ci hanno abituato a una straordinaria capacità di resistere e di resistere innovando. Quanto al piano politico-diplomatico la strategia di Kiev è chiara: resistere per indurre Putin ad accettare il cessate il fuoco e il negoziato. Per riuscire hanno bisogno di un atteggiamento almeno neutrale di Trump, nonostante le sue ripetute concessioni a Putin, con il quale fortissima è la spinta a fare affari, specie sul petrolio come rivelato dal New York Times.

E hanno bisogno soprattutto di noi, del sostegno europeo. Che per fortuna non è in discussione nonostante le azioni di guerra ibrida e i tentativi di rompere il fronte interno ai Paesi Ue in vista del prossimo anno elettorale. «Potete contare su di noi» ha ribadito il cancelliere Merz nella sua visita a sorpresa a Kiev, rinnovando l’invito a Putin a negoziare, come aveva fatto, invano, il ministro degli Esteri tedesco incontrando il suo omologo russo.

Insomma, per Putin non sembra ancora giunta l’ora del negoziato. L’ultimo a doverne prendere atto è stato il presidente finlandese Stubb, interlocutore di lunga data delle autorità moscovite, che nel corso della settimana Onu a New York ha chiesto un cessate il fuoco e l’avvio di un negoziato sentendosi ripetere da Lavrov che il negoziato potrà cominciare solo dopo la resa ucraina sulla parte non conquistata del Donbass.

L’offerta ucraina di un cessate il fuoco sulle attuali linee del fronte per aprire il negoziato è comunque destinata a rafforzarsi, anche grazie al lavoro di molti in Europa e altrove. Il lungo inverno della guerra totale di Putin non può durare all’infinito.

In questo contesto drammatico, ascoltare nel dibattito italiano gli argomenti di chi accusa l’Ucraina di non volere il negoziato, o la Nato di voler far entrare l’Ucraina nei propri ranghi, o l’Europa di ostacolare la pace per sconfiggere la Russia arrivando fino a Mosca è francamente imbarazzante. E vergognoso.

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