Non è un voto, è un’ordalia. Un giudizio di Dio sul bene e sul male, che si proietta sul destino della legislatura, sulla futura carriera della premier, infine (e forse soprattutto) sulla pensione dei parlamentari. Sfumerebbe, se giovedì la Camera rifiutasse di timbrare la sesta legge elettorale degli ultimi trent’anni. Giacché a quel punto il finale è già stato scritto, anzi minacciato: dimissio…