Gli ultimi giorni sono stati densi di eventi sulla scena politica europea, dalla Francia al Regno Unito. Eventi simmetrici, in un certo senso, perché entrambi hanno a che fare con l’identità delle forze in campo. A Parigi Raphael Glucksmann ha vinto al primo turno le primarie della sinistra socialdemocratica. Elezioni che si sono svolte senza drammi, dopo che i candidati hanno sottoscritto un impegno in cui si obbligano a sostenere con lealtà il vincitore. Gli altri candidati si sono concentrati sulla necessità di riunire le forze, creando un fronte il più ampio possibile contro la destra di Marine Le Pen. Glucksmann è andato oltre, nella convinzione che l’unione la fanno gli elettori nel segreto dell’urna. Egli ha preferito trasmettere un messaggio chiaro all’opinione pubblica. L’obiettivo è sconfiggere al primo turno Mélenchon per impedirgli di essere lui, nel ballottaggio, lo sfidante della Le Pen.
Ne deriva, a suo avviso, che la sinistra non massimalista — in Italia la chiameremmo…
Gli ultimi giorni sono stati densi di eventi sulla scena politica europea, dalla Francia al Regno Unito. Eventi simmetrici, in un certo senso, perché entrambi hanno a che fare con l’identità delle forze in campo. A Parigi Raphael Glucksmann ha vinto al primo turno le primarie della sinistra socialdemocratica. Elezioni che si sono svolte senza drammi, dopo che i candidati hanno sottoscritto un impegno in cui si obbligano a sostenere con lealtà il vincitore. Gli altri candidati si sono concentrati sulla necessità di riunire le forze, creando un fronte il più ampio possibile contro la destra di Marine Le Pen. Glucksmann è andato oltre, nella convinzione che l’unione la fanno gli elettori nel segreto dell’urna. Egli ha preferito trasmettere un messaggio chiaro all’opinione pubblica. L’obiettivo è sconfiggere al primo turno Mélenchon per impedirgli di essere lui, nel ballottaggio, lo sfidante della Le Pen.
Ne deriva, a suo avviso, che la sinistra non massimalista — in Italia la chiameremmo riformista — ha il dovere di escludere qualsiasi alleanza con Mélenchon e la sua idea populista di un’alternativa all’”establishment” che nasce nel fuoco dei disordini di piazza e del malessere sociale incontrollato. Glucksmann è stato molto chiaro contro le ingerenze russe nei processi democratici dell’Europa occidentale. Parlava della Francia, ma il suo discorso poteva intendersi riferito anche all’Italia; alla Gran Bretagna, dove il nuovo premier Burnham è stato esplicito al riguardo; alla Germania di Merz; alla Polonia di Tusk. Quindi non possono esserci dubbi circa il sostegno politico ma anche militare all’Ucraina: Kiev come confine da difendere dell’Europa liberale, quali che siano gli errori compiuti da Zelensky.
Quante probabilità ha Glucksmann di passare al secondo turno contro la destra lepenista? Molto poche secondo i sondaggi, ma la campagna elettorale deve ancora cominciare e quindi non è detta l’ultima parola. Per adesso il socialista è riuscito a essere uno dei due poli della sinistra: l’altro è Mélenchon con cui la rottura, come abbiamo visto, è totale. Quindi il contributo del vincitore di queste primarie consiste soprattutto nell’aver restituito una direzione di marcia ai “riformisti” di Francia, il che vuol dire anche un carattere e una coscienza di sé. Non è poco, in vista di un voto nel ‘27 che si annuncia cruciale.
Quanto alla Gran Bretagna, assistiamo al tentativo dei conservatori di risalire dall’abisso in cui erano precipitati. La giovane leader, Kemi Bedenoch, non sta mettendo a punto un banale “programma”, ossia qualche paginetta di promesse generiche. Al contrario, ha l’ambizione di proporre una visione, un’idea di società. Naturalmente è il punto di vista di un partito conservatore, sia pure non abbarbicato al passato. La Badenoch ha bene in mente chi è il suo avversario più prossimo: è Farage con il partito populista di destra, Reform Uk. Fino a qualche tempo fa quest’uomo, il vincitore della Brexit, sembrava inarrestabile, adesso mostra le prime crepe. I conservatori hanno deciso di combatterlo a viso aperto, contrapponendogli un’idea della Gran Bretagna di domani più credibile della sua.
Il moderno bipolarismo ha quindi individuato due avversari. Nel Regno Unito, Farage a destra; in a Francia, Mélenchon a sinistra. La politica estera in entrambi gli scenari è la discriminante. In Italia viceversa prevalgono ancora le ambiguità. A sinistra il “campo largo” si affiderà a una scaletta programmatica che aggira il problema Ucraina per non scontentare Conte. A destra c’è la pressione di Vannacci, di cui peraltro si comincia la scoprire la vulnerabilità. Scendere a patti con lui vorrebbe dire muoversi nel senso opposto a quello dei conservatori inglesi. Che dovrebbero essere il punto di riferimento di Fratelli d’Italia.