Commenti

I giovani che sconvolgono la Francia

Le proteste degli studenti in Francia
Le proteste degli studenti in Francia 
Una parte della politica tenta di appropriarsi delle proteste, il governo non coglie l’angoscia per il futuro
2 minuti di lettura

La Francia va male. Lo si sa da un po’. È il terzo paese più indebitato dell’Unione europea dietro a Grecia e Italia. Con un debito di 3595,5 miliardi di euro, che rappresentano il 119 per cento del Prodotto interno lordo; con un’ascesa dell’estrema destra che i sondaggi danno vincente alle elezioni per la presidenza; con problemi strutturali irrisolti nella pubblica Istruzione (cinque ministri in tre anni) e con la Sanità che continua a peggiorare (mancanza di medici; attese anche di tre mesi per un appuntamento con uno specialista; personale ospedaliero molto mal retribuito), la società francese sta assistendo a una crisi profonda, politica, economica e culturale e non sa che cosa fare. Sono i liceali a percepire il dolore della Francia, a provare incertezza nei confronti del loro futuro. Sono scesi in piazza a manifestare contro la mancanza di professori (mal retribuiti), contro una qualità dell’insegnamento in drastico peggioramento, contro la mancanza di considerazione da parte del governo. Si fanno chiamare la “Generazione rabbia”.

I liceali sono arrabbiati, a buon motivo. Innanzitutto, invece di ascoltarli, il governo ha dispiegato migliaia di agenti che non hanno esitato a picchiarli, a lanciare lacrimogeni, a battersi fisicamente con gli adolescenti (uno di loro, un quindicenne, ha perso una mano per l’esplosione di un lacrimogeno). Tra i liceali ci sono teppisti estranei al movimento che spaccano e danno alle fiamme tutto quello che trovano e appena possono. Ma il goffo errore del ministro degli Interni, che crede più alla repressione che al dialogo, è stato fatale. Il Movimento continua a espandersi in tutta la Francia. E, nel frattempo, il presidente rimane in silenzio. Come aveva detto l’ex presidente Jacques Chirac, “la casa brucia e si guarda da un’altra parte”.

Un professore ha dichiarato di non essersi “accorto di nulla, di essere rimasto sorpreso”. I liceali hanno l’impressione che gli studi non consentiranno loro di trovare lavoro. La disperazione è reale e immensa. La fiducia è scomparsa. Un professore ha spiegato così la situazione al settimanale Le Point: “Gli orari sono meno soddisfacenti che in passato, ma ciò dipende in gran parte dall’attuale organizzazione della scuola superiore. Dalla riforma del 2019, gli studenti scelgono i loro indirizzi di specializzazione e costruiscono percorsi più personalizzati. Non sono più suddivisi in indirizzi delineati come in passato.” Il partito di Jean-Luc Mélenchon “La France Insoumise” appoggia i manifestanti e partecipa alle proteste. Politicizza un movimento spontaneo nato fuori da partiti e sindacati. Gli altri partiti sono troppo impegnati a preparare le candidature per le presidenziali.

Francia, nuove proteste degli studenti: tensioni e scontri con la polizia a Parigi

La Francia soffre per la sua gioventù. Valori e principi sbiadiscono e scompaiono. Non c’è più rispetto per i professori. L’autorità di genitori e insegnanti non ha più effetto. Gli ultimi risultati dell’inchiesta Pisa dell’Ocse condotta sugli studenti di 15 anni collocano la Francia al 27esimo posto. Al primo c’è la Cina. Il morale è ai minimi storici e l’incertezza attanaglia i giovani, le cui prospettive future non sono rosee. Ad aver suscitato il maggior numero di commenti è la violenza della polizia. È sembrata quasi una guerriglia. Gli scontri si sono fatti sempre più brutali e ci sono stati arresti arbitrari dei manifestanti. Certo, alcuni poliziotti sono rimasti feriti, ma la violenza è iniziata per ordine del ministro. L’arrivo dell’Intelligenza artificiale ha sconvolto la maggior parte degli studenti che, più di ogni altra cosa, si stanno rendendo conto che essa non darà loro lavoro ma anzi, al contrario, glielo sottrarrà.

Questo clima di angoscia, inquietudine e incertezza ha spinto i giovani a scendere nelle piazze. Sono iniziate così manifestazioni pacifiche, ma poi sono arrivati i pestaggi e alcune auto sono state date alle fiamme. Non bisogna fare confusione tra il problema di fondo e il fuoco appiccato ai bidoni della spazzatura. Queste manifestazioni sono spontanee, senza leader e senza organizzazione. Nascono dalla rabbia pura e semplice che si va a sommare alla disperazione degli agricoltori e di tutti quelli che devono pagare un litro di benzina più di due euro e mezzo. Il secondo quinquennio di Macron si chiude nella violenza e nel furore, nel fallimento e nell’indebitamento. Il governo non propone soluzioni in risposta alle rivendicazioni dei giovani. È l’intero Paese a essere sconvolto da una gioventù consapevole che il suo futuro è quanto mai incerto.

Traduzione di Anna Bissanti

I commenti dei lettori