Fondata sul lavoro nero
di Bruno GiordanoIl rapporto appena pubblicato dell’Istat sull’economia “non osservata”, cioè l’economia sommersa e illegale, disegna un Paese inetto a contrastare l’irregolarità. Il valore dell’economia non osservata 2024 (dato più aggiornato) è pari a 218,2 miliardi, in aumento rispetto all’anno precedente (+3,9%), e incide sul Pil per quasi il 10%: in particolare, quella sommersa si attesta a 198,4 miliardi (+ 0,8 miliardi sul 2023) di cui 80,3 per lavoro irregolare (+3,1 miliardi); quella illegale a 19,8 miliardi. Il valore aggiunto generato dall’impiego di lavoro irregolare sale al 36,8%.
Insomma, il lavoro nero in Italia rende e cresce sempre di più, arrivando al quadruplo di tutta l’economia illegale, dalle mafie alle bancarotte, dalle rapine alla droga, dalla prostituzione all’usura etc. Dal denaro alle persone. I lavoratori irregolari sono circa 3 milioni 277mila, con un incremento di oltre 145mila rispetto all’anno precedente, e si tratta solo di chi lavora a tempo pieno per tutto l’anno, cu…
Il rapporto appena pubblicato dell’Istat sull’economia “non osservata”, cioè l’economia sommersa e illegale, disegna un Paese inetto a contrastare l’irregolarità. Il valore dell’economia non osservata 2024 (dato più aggiornato) è pari a 218,2 miliardi, in aumento rispetto all’anno precedente (+3,9%), e incide sul Pil per quasi il 10%: in particolare, quella sommersa si attesta a 198,4 miliardi (+ 0,8 miliardi sul 2023) di cui 80,3 per lavoro irregolare (+3,1 miliardi); quella illegale a 19,8 miliardi. Il valore aggiunto generato dall’impiego di lavoro irregolare sale al 36,8%.
Insomma, il lavoro nero in Italia rende e cresce sempre di più, arrivando al quadruplo di tutta l’economia illegale, dalle mafie alle bancarotte, dalle rapine alla droga, dalla prostituzione all’usura etc. Dal denaro alle persone. I lavoratori irregolari sono circa 3 milioni 277mila, con un incremento di oltre 145mila rispetto all’anno precedente, e si tratta solo di chi lavora a tempo pieno per tutto l’anno, cui dovremmo aggiungere il numero incalcolabile di addetti precari, part time, stagionali.
“La dinamica complessiva dell’economia non osservata – rileva l’Istat - è sostenuta dalla crescita del valore aggiunto generato dall’impiego di lavoro irregolare (corrispondente a circa 3,1 miliardi di euro)” in crescita del 4,6% e circa tre volte superiore a quello della componente regolare.In breve, non siamo solo una Repubblica democratica fondata sul lavoro, come sancisce l’articolo 1 della Costituzione, ma abbiamo anche un’economia sommersa fondata sul lavoro nero, che cresce più di quello regolare e, aggiunge ancora l’Istat, “aumenta in numerosi settori di attività economica come servizi alle persone, agricoltura, commercio, trasporti, ristorazione”.
Da questi dati inequivocabilmente emerge il fallimento di qualsiasi politica di legalizzazione del lavoro. Del resto, se per “non disturbare chi ha voglia di fare”, dal 2024 è stato introdotto il preavviso di dieci giorni da parte degli ispettori del lavoro prima di un controllo in azienda – quale imprenditore farebbe trovare dipendenti irregolari il giorno dell’annunciata ispezione? – ecco che emerge a tutto tondo l’inettitudine dello Stato di cui sopra.
E lo Stato che non vuole scoprire il lavoro nero agevola la concorrenza sleale, consente a chi risparmia sulla pelle e sulle tutele dei lavoratori, di abbattere illegalmente il costo del denaro, ed entrare nel mercato danneggiando le imprese sane che rispettano le regole. Così gli imprenditori onesti pagano anche per gli altri.A fronte di 3 milioni e 277 mila lavoratori in nero l’Istat, però, non ci dice quanti datori di lavoro ci siano che assumono e pagano in nero, in contanti, cioè con denaro liquido che si accumula solo con vendite senza fattura e con l’evasione fiscale.
L’aumento e il mantenimento di un così alto tasso di nero non è altro che la conseguenza di un’evasione fiscale diffusa e condivisa tra datore di lavoro e lavoratori, in quanto anche questi ultimi si sottraggono all’imposizione tributaria. Capita che chi svolge lavoro nero goda anche di ammortizzatori sociali, quali la Naspi, la Cassa integrazione, l’indennità di disoccupazione agricola, frodando così lo Stato ben due volte; e tale sistema, cui bisogna aggiungere il cosiddetto “lavoro grigio” che dissimula con buste paga parziali un’effettiva irregolarità, non può che avvalersi della complicità di tanti colletti bianchi.
Per scoprire tutto questo ci vogliono ispezioni, controlli incrociati e consulenti onesti.Non da ultimo, il lavoro nero, è per definizione privo di sicurezza. Si pensi allo sfruttamento e al caporalato. In assenza di previdenza, assicurazione e tutele adeguate, le condizioni di lavoro generano ogni anno oltre mille “operaicidi” e 500mila incidenti, nonché un’infinità di malattie professionali che, secondo l’Inail, nel 2025 hanno toccato il picco più alto degli ultimi 26 anni. Nelle parole ci sono le cose.
Il nero è il colore dell’oscurità, evoca mistero e paura, un luogo dove è bene non andare a guardare perché farvi luce significherebbe scoprire cause degli infortuni, imprese illegali, concorrenza sleale ed evasione fiscale. Se, del resto, pagare le tasse è “un pizzo di Stato”, come disse a Catania la presidente del Consiglio, il lavoro illegale è un pizzo pagato dallo Stato sociale, quindi dai cittadini onesti.