Giorni fa Pier Luigi Bersani si rallegrava di fronte allo spettacolo di tanti giovani in piazza in cui non si distinguevano i militanti del Pd da quelli dei Cinque Stelle. Anni fa, come è noto, lo stesso Bersani, politico serio ed equilibrato, fu maltrattato in streaming da vari esponenti allora “grillini” che gli impedirono di formare un governo da lui diretto.
Oggi egli non saprebbe indicare quali siano le differenze sostanziali e non marginali che rendono il Pd diverso dal partito di Conte. Forse non ce ne sono più. Ne deriva che la testardaggine unitaria di Elly Schlein ha prodotto questo risultato: l’unità si fa alle condizioni dell’ex premier pugliese. Chi è contrario a tale esito viene qualificato non già come riformista, bensì come “destra del Pd” e in quanto tale messo ai margini.
La svolta radicale è stata spiegata nel dettaglio dalla segretaria. E come tale è assolutamente legittima, nel senso che verrà giudicata dai risultati. Se saranno positivi e riapriranno al Pd e all…
Giorni fa Pier Luigi Bersani si rallegrava di fronte allo spettacolo di tanti giovani in piazza in cui non si distinguevano i militanti del Pd da quelli dei Cinque Stelle. Anni fa, come è noto, lo stesso Bersani, politico serio ed equilibrato, fu maltrattato in streaming da vari esponenti allora “grillini” che gli impedirono di formare un governo da lui diretto.
Oggi egli non saprebbe indicare quali siano le differenze sostanziali e non marginali che rendono il Pd diverso dal partito di Conte. Forse non ce ne sono più. Ne deriva che la testardaggine unitaria di Elly Schlein ha prodotto questo risultato: l’unità si fa alle condizioni dell’ex premier pugliese. Chi è contrario a tale esito viene qualificato non già come riformista, bensì come “destra del Pd” e in quanto tale messo ai margini.
La svolta radicale è stata spiegata nel dettaglio dalla segretaria. E come tale è assolutamente legittima, nel senso che verrà giudicata dai risultati. Se saranno positivi e riapriranno al Pd e alla sua leader il portone di Palazzo Chigi, nessuno potrà obiettare più di tanto. Sarà la prova, come ha detto Pier Ferdinando Casini, giunto quasi al termine del suo percorso parlamentare, che lei ha saputo interpretare e intercettare il voto di tanti giovani che altrimenti non sarebbero andati neanche a votare.
Peccato che lo stesso Casini abbia subito sperimentato il prezzo da pagare per aver accreditato il volto radicale del nuovo Pd: la riprovazione ufficiale per i segni di apprezzamento verso il discorso in Parlamento di Giorgia Meloni sul punto in cui ha difeso la resistenza dell’Ucraina all’invasore russo. Casini, Calenda, Italia Viva e un piccolo gruppo di senatori del Pd hanno voluto mettere in chiaro che sulla politica estera non può esserci spirito di fazione: sarebbe, anzi, auspicabile una convergenza con la maggioranza quando esistono i presupposti. E sull’Ucraina esistono.
Invece si è allargato il fossato tra conservatori e radicali, diciamo così. E come ha rilevato Filippo Sensi, ci sono anche i casi limite: ad esempio quel tale che su Internet ha invitato Elly Schlein a «dare il colpo di grazia» ai dissidenti. In pratica, si desidera fare terra bruciata dell’area che si colloca tra l’orientamento neo-radicale sull’asse Schlein-Conte e i conservatori di Giorgia Meloni. Cosicché quest’ultima viene messa in condizione di fagocitare la vecchia area moderata che nel centrosinistra del passato — vedi Prodi — ha sempre avuto uno spazio e un ruolo.
Tutto questo è in grave contraddizione con il fatto che uno spazio “centrista” viene riconosciuto come importante a parole anche dal duopolio Schlein-Conte. Di qui il movimento dei sindaci di Onorato, ma anche Renzi accolto di nuovo nella cornice del Pd, nonché il relativo favore con cui si guarda alle iniziative mediatiche della sindaca Silvia Salis o all’inedito mini-partito di Ruffini e Gabrielli.
Quindi si avverte la necessità di un minimo bilanciamento al centro? Sulla carta, sì. Ma in concreto non si capisce ancora quale spazio effettivo sarà concesso a coloro che non apprezzano la linea del duopolio. Del resto, la segretaria del Pd cerca, sì, un compromesso almeno di facciata sull’Ucraina, ma soprattutto si preoccupa di non disperdere il voto di sinistra: anche quello di chi è pronto a sacrificare Kiev e guarda con disprezzo a Israele.
Conte lo sa e deve solo rendere via via più intransigenti le sue posizioni in politica estera. In tal modo garantisce a sé stesso il ruolo di direttore d’orchestra nel concerto del partito unico. Perché è il tono che fa la musica.