Tra Conte e Schlein una corsa a ostacoli
di Stefano FolliRassicurano i vertici del centrosinistra i sondaggi che fotografano al momento un vantaggio del “campo largo” sia con Elly Schlein sia con Conte come candidati premier. Ma è una circostanza che non garantisce la fine della rivalità: potrebbe essere addirittura il contrario. Peraltro altri sondaggi sono meno ottimisti e segnalano un recupero del centrodestra, confermando i passi indietro di Vannacci.
Il militare comincia a scontare la fine dell’effetto novità e la modestia della proposta politica. Da ultimo si può pensare che Milano messa a ferro e fuoco favorisca l’elettorato d’ordine che si trova più a suo agio a destra, ma è un aspetto tutto da capire e verificare. Vedremo i risultati del decreto urgente messo a punto da Palazzo Chigi ed emendato, se così si può dire, dal presidente Mattarella.
Certo, l’esperienza storica insegna che i disordini senza sbocco hanno una ricaduta a destra, come accadde nel maggio francese del 1968. Chi ha l’età per farlo ricorda la sfilata lungo i pa…
Rassicurano i vertici del centrosinistra i sondaggi che fotografano al momento un vantaggio del “campo largo” sia con Elly Schlein sia con Conte come candidati premier. Ma è una circostanza che non garantisce la fine della rivalità: potrebbe essere addirittura il contrario. Peraltro altri sondaggi sono meno ottimisti e segnalano un recupero del centrodestra, confermando i passi indietro di Vannacci.
Il militare comincia a scontare la fine dell’effetto novità e la modestia della proposta politica. Da ultimo si può pensare che Milano messa a ferro e fuoco favorisca l’elettorato d’ordine che si trova più a suo agio a destra, ma è un aspetto tutto da capire e verificare. Vedremo i risultati del decreto urgente messo a punto da Palazzo Chigi ed emendato, se così si può dire, dal presidente Mattarella.
Certo, l’esperienza storica insegna che i disordini senza sbocco hanno una ricaduta a destra, come accadde nel maggio francese del 1968. Chi ha l’età per farlo ricorda la sfilata lungo i parigini Campi Elisi della “maggioranza silenziosa” di De Gaulle. Ma i tempi sono cambiati e anche i protagonisti.
Adesso è Marine Le Pen che spera di trarre vantaggio dal caos. E si tratta dell’erede dell’altra destra, quella le cui radici erano nel regime di Vichy, nemica giurata del “gollismo”. Per quanto tutto si rimescoli nell’Europa di oggi, forse non è un caso se l’unica figura in grado di tener testa alla candidata del Rassemblement sia — secondo i soliti sondaggi — l’ex premier Edouard Philippe, uomo vicino a quel che resta del mondo gollista. I vari candidati della sinistra sono invece considerati tutti senza speranza di fronte alla caparbia Marine.
A Roma la partita è aperta, ma il centrosinistra è frenato dal dualismo Schlein-Conte: si presentano in tandem, ma poi sono consumati dalla rivalità. La segretaria del Pd, come abbiamo visto l’altro giorno, è passata all’offensiva dichiarandosi pronta a guidare la battaglia contro la destra. Ma ci sono ancora troppi nodi da sciogliere.
Tutti hanno capito che il Pd preferisce far slittare in avanti l’appuntamento con le fatidiche primarie, così da farle quando si sarà vicini alle elezioni. Il che, nelle intenzioni, dovrebbe favorire la candidata del partito maggiore e più solido. Viceversa Conte ha fretta: il suo progetto prevede di stilare il programma e subito dopo votare. Ma tutto questo assomiglia a un gioco di specchi.
Davvero il programma è così importante per le sorti del centrosinistra? Pochi ne sono convinti. Come è lecito dubitare che esistano punti su cui Pd e 5S hanno difficoltà a trovare un elemento di compromesso. Si cita a tale proposito l’Ucraina, ma non sembra che al dunque le posizioni nel “campo largo” siano così distanti. È una questione di linguaggio politico.
Quando Elly Schlein e il Pd affermano di essere contrari all’aumento delle spese per la difesa previsto dagli accordi Nato, fanno un passo decisivo verso il partner 5S. Difficile immaginare un governo che dice “no” alle spese per l’Alleanza militare e invece si affretta ad aiutare con le armi l’Ucraina. Si troverà una formula, ma già oggi gli aiuti a Kiev sono poca cosa. Del resto, Conte è contrario anche all’ingresso ucraino nell’Unione europea.
Quindi il dissidio sull’Ucraina è un velo che nasconde il vero problema politico. Serve come arma tattica al leader 5S per tenere sulla corda Elly Schlein e impedire che si realizzi lo scenario da lei evocato a Roma: considerarsi già candidata in pectore con o senza primarie. E infatti, interrogato dal Corriere sulla propria lealtà verso l’alleata/rivale, Conte non fornisce una risposta chiara. Ibi redibis non morieris in bello, dicevano gli antichi. Dove basta una virgola per cambiare il senso della profezia.