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Dietro le quinte delle primarie irrisolte

Elly Schlein 

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Il punto di Folli del 28 ottobre 2026
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L’eterno ritorno dell’uguale, annotava Nietzsche e si riferiva al ripetersi dei cicli della storia. Chissà cosa avrebbe pensato osservando la vicenda infinita delle primarie nel campo largo. Qualcosa di davvero noioso, soprattutto nella monotonia di tattiche che proseguono con minime variazioni. Il sempre uguale, appunto. L’ultimo episodio fa capire quanto siamo lontani da una soluzione condivisa. Elly Schlein, in modo del tutto legittimo, afferma la sua candidatura “con o senza primarie”: vale a dire che adombra la sua tesi originaria, secondo cui la leader del partito più grande del centrosinistra dovrebbe vedersi riconosciuto il diritto naturale di guidare la compagine nel tentativo di raggiungere Palazzo Chigi.

Conte non solo non è d’accordo, ma ha introdotto un ulteriore distinguo che coincide con un malizioso sgambetto alla sua rivale del Pd. In sostanza il capo dei 5S è più che favorevole alla presenza di altri candidati nella contesa. Almeno un altro, ha detto Goffredo Bettini…

L’eterno ritorno dell’uguale, annotava Nietzsche e si riferiva al ripetersi dei cicli della storia. Chissà cosa avrebbe pensato osservando la vicenda infinita delle primarie nel campo largo. Qualcosa di davvero noioso, soprattutto nella monotonia di tattiche che proseguono con minime variazioni. Il sempre uguale, appunto. L’ultimo episodio fa capire quanto siamo lontani da una soluzione condivisa. Elly Schlein, in modo del tutto legittimo, afferma la sua candidatura “con o senza primarie”: vale a dire che adombra la sua tesi originaria, secondo cui la leader del partito più grande del centrosinistra dovrebbe vedersi riconosciuto il diritto naturale di guidare la compagine nel tentativo di raggiungere Palazzo Chigi.

Conte non solo non è d’accordo, ma ha introdotto un ulteriore distinguo che coincide con un malizioso sgambetto alla sua rivale del Pd. In sostanza il capo dei 5S è più che favorevole alla presenza di altri candidati nella contesa. Almeno un altro, ha detto Goffredo Bettini nell’intervista rilasciata a questo giornale. Il nome a cui pensano i fautori del terzo uomo è quello di Alessandro Onorato con il suo movimento “civico” di sindaci e amministratori locali. Ora è nota la sintonia tra Onorato e Conte, ma anche tra il primo e Roberto Gualtieri, il sindaco di Roma. Quindi la saldatura è abbastanza evidente. Il primo cittadino della capitale è al momento la principale carta di riserva, benché non l’unica, che il capo dei Cinque Stelle, d’intesa con uno dei suoi principali consiglieri, appunto Bettini, si tiene pronto a giocare. Se dovesse servire, è ovvio. L’obiettivo è non farsi travolgere dall’eventuale disfatta della Schlein.

Perché questa è l’unica certezza: Conte non ha alcuna intenzione di essere sconfitto in qualità di numero due della segretaria del Pd candidata premier della coalizione: e quindi subordinato a lei. Ne deriva che egli tenterà di vincere queste famose primarie, preparandosi tuttavia a cambiare cavallo all’occorrenza. L’ipotesi di Onorato in campo nelle primarie serve a sottrarre consensi alla candidata del Pd. E infatti non si parla più di altri nomi “centristi” che avrebbero potuto misurarsi nel voto: a esempio la sindaca di Genova, Salis. Elly Schlein è in grado di tenere a bada questi sussulti, magari mettendo sul tavolo qualche seggio sicuro. Con Onorato è diverso perché l’assessore romano segue un altro percorso. Al termine del quale s’intravede il prevalere di Conte nelle primarie oppure l’emergere del terzo uomo.

In fondo, per quel che valgono le supposizioni, una candidatura di Gualtieri — i cui rapporti con l’allora presidente del Consiglio sono stati ottimi — permetterebbe di rendere meno radicale il braccio di ferro tutto personale tra i due politici. E consentirebbe a Conte, più che alla Schlein, di apparire addirittura come una sorta di conciliatore. È appunto il “piano B”. Una delle frasi che l’ex premier ripete con una certa frequenza è all’incirca la seguente: “Non crediate che io abbia tanta voglia di tornare a Palazzo Chigi, ben sapendo quanta fatica costi”. Non è vero, naturalmente. Ma anche queste affermazioni fanno parte del piano di riserva. L’importante è che alla guida del governo non vada la segretaria del Pd. Se fosse un altro nome, per Conte si aprirebbero le porte di un incarico istituzionale: ad esempio la presidenza del Senato. Oppure, in caso di sconfitta elettorale del centrosinistra, egli si terrebbe il suo partito con minimi danni. Mentre nel Pd comincerebbe senza dubbio una fase di riflessione certo dolorosa.

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