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Il contributo riformista utile al centrosinistra

Roma, 10 ottobre: Giuseppe Conte, Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Riccardo Magi 

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Sarebbe un errore ignorarlo o ridurlo a una mera ricerca di buone candidature
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Sono giorni in cui prevalgono i temi di politica estera. Dalle elezioni in Israele all’attesa per il voto di midterm in America; fino alla Francia divisa tra la rassegnata attesa della vittoria di Marine Le Pen, magari dopo un ballottaggio con Mélenchon, e lo sforzo di costruire finché si è in tempo un’alternativa di centrosinistra che resti nella cornice della Quinta Repubblica: e allora ecco il tentativo di proporre insieme, quasi un ticket in stile anglosassone, il tardo gollista Édouard Philippe e il socialdemocratico Raphaël Glucksmann, eredi delle due culture politiche che hanno dominato gli ultimi sessant’anni.

Non c’è solo questo, s’intende. Oggi è venerdì e il ministero dell’Interno si preoccupa per i disordini nelle città. Un’altra giornata nel segno delle vetrine fracassate sarebbe intollerabile, molto al di là della convenienza a strumentalizzare gli eventi, sia a destra sia a sinistra. Ma i rischi ci sono, da noi come in Francia: dove il fuoco cova sotto la cenere.

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Sono giorni in cui prevalgono i temi di politica estera. Dalle elezioni in Israele all’attesa per il voto di midterm in America; fino alla Francia divisa tra la rassegnata attesa della vittoria di Marine Le Pen, magari dopo un ballottaggio con Mélenchon, e lo sforzo di costruire finché si è in tempo un’alternativa di centrosinistra che resti nella cornice della Quinta Repubblica: e allora ecco il tentativo di proporre insieme, quasi un ticket in stile anglosassone, il tardo gollista Édouard Philippe e il socialdemocratico Raphaël Glucksmann, eredi delle due culture politiche che hanno dominato gli ultimi sessant’anni.

Non c’è solo questo, s’intende. Oggi è venerdì e il ministero dell’Interno si preoccupa per i disordini nelle città. Un’altra giornata nel segno delle vetrine fracassate sarebbe intollerabile, molto al di là della convenienza a strumentalizzare gli eventi, sia a destra sia a sinistra. Ma i rischi ci sono, da noi come in Francia: dove il fuoco cova sotto la cenere.

Per il resto, si parla di politica in modo un po’ stanco. Come se tutti si preparassero a una campagna elettorale che sarà intensa, forse anche troppo, ma proprio per questo si esita a dichiararla formalmente aperta. Giorgia Meloni tiene strette nelle sue mani le briglie della coalizione e nessuno le contesta il comando, dal momento che lei rappresenta l’unica possibilità per il centrodestra di vincere le elezioni, nonostante un certo grado di logoramento che è palpabile.

Sull’altro fronte, nel centrosinistra, si procede con estrema lentezza. Vuol dire essere prudenti, dice qualcuno. No, è che non sanno che pesci prendere, ribattono i malevoli. Comunque sia, è ancora tutto da stabilire. Sul programma, una trattativa abbastanza misteriosa destinata a risolversi in una serie di impegni generici. Probabilmente anche sull’Ucraina. E soprattutto in merito al problema decisivo: chi guiderà l’alleanza, sempre che un’alleanza ci sia. Inutile tornare su cose già scritte, anche perché non ci sono novità significative negli ultimi giorni.

O meglio, qualcosa si è mosso, pur non attirando — salvo eccezioni — l’attenzione dei giornali. Eppure l’annuale convegno a Orvieto dell’associazione Libertà Eguale è uno degli scarsi luoghi dove si riflette senza retorica sulla possibile alternativa all’esecutivo Meloni: politica estera, economia, istituzioni. Ed è lì che nasce qualche idea in tal senso, meglio della solita guerra di slogan. O di annunci stentorei che spesso nascondono la fragilità di un progetto per l’Italia. Si è detto che la legge di bilancio di Meloni e Giorgetti è priva di una visione chiara circa il futuro del Paese. Una critica legittima. Ma lo stesso punto di debolezza si riscontra a sinistra. E per una forza di opposizione, il problema è persino più serio.

Stefano Ceccanti, nel chiudere le due giornate di studio, ha affermato che la solidarietà all’Ucraina, una solidarietà non solo declamatoria, deve essere la base irrinunciabile anche del prossimo esecutivo. «Un conto è battersi per arrivare alla pace; tutt’altro conto è voler essere lasciati in pace»: in questa distinzione c’è tutta l’essenza della liberaldemocrazia, posta di fronte all’aggressività dell’autocrate. Vale per l’Ucraina e non solo.

A Orvieto si sono viste figure che da anni animano il dibattito “riformista”: Enrico Morando, Graziano Delrio, Peppino Calderisi, Franco Debenedetti, Umberto Ranieri, Giorgio Tonini, per citarne solo alcuni. Sarebbe un errore ignorare questi contributi o ridurli a una mera ricerca di buone candidature. Vale la pena che al vertice del centrosinistra qualcuno esca dalla torre d’avorio.

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