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Il coraggio di non essere settari

Gina Hinojosa

 (reuters)

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Non siamo ipocriti, accantoniamo le frasi di circostanza. Certo che l’Italia non è l’America. Del resto, niente è come l’America, nessuna elezione è uguale a un’altra, non ci sono esempi da imitare né lezioni da trarre. Dopo di che, diciamoci la verità: non c’è un solo politico progressista al mondo che non stia studiando il midterm per sfruttare almeno uno spruzzo della clamorosa onda blu dei democratici. Soprattutto se, come in Italia, ha una campagna elettorale da affrontare fra poco.

Ebbene, effettivamente c’è un consiglio che arriva dal Texas, dal Michigan, dalla Georgia, dal Kansas, e che dovrebbe incrinare una convinzione radicata da queste parti. Il consiglio è: non fermatevi al primo capitolo del Manuale del candidato, quello che si intitola “Innanzi tutto fai il pieno dei tuoi elettori”. Non perché sia sbagliato, naturalmente. Ma perché questo capitolo già lo conoscete a memoria. Lo mettete in pratica tutti i giorni. Sicché in Italia, lavorando bene, il bacino degli elettori…

Non siamo ipocriti, accantoniamo le frasi di circostanza. Certo che l’Italia non è l’America. Del resto, niente è come l’America, nessuna elezione è uguale a un’altra, non ci sono esempi da imitare né lezioni da trarre. Dopo di che, diciamoci la verità: non c’è un solo politico progressista al mondo che non stia studiando il midterm per sfruttare almeno uno spruzzo della clamorosa onda blu dei democratici. Soprattutto se, come in Italia, ha una campagna elettorale da affrontare fra poco.

Ebbene, effettivamente c’è un consiglio che arriva dal Texas, dal Michigan, dalla Georgia, dal Kansas, e che dovrebbe incrinare una convinzione radicata da queste parti. Il consiglio è: non fermatevi al primo capitolo del Manuale del candidato, quello che si intitola “Innanzi tutto fai il pieno dei tuoi elettori”. Non perché sia sbagliato, naturalmente. Ma perché questo capitolo già lo conoscete a memoria. Lo mettete in pratica tutti i giorni. Sicché in Italia, lavorando bene, il bacino degli elettori convinti l’avete praticamente esaurito. Peccato che, a guardare i numeri e a fiutare l’aria, questo lavoro così necessario non è comunque sufficiente.

Qui arriva lo spruzzo dell’ondata blu americana. È un capitolo nuovo di quel Manuale. L’hanno scritto, ognuno a modo suo, Ossoff, Talarico, El-Sayed, Hinojosa, e altri e altre come loro che hanno vinto competizioni “impossibili”. Si intitola: “Non aver paura di rivolgerti agli altri”. Dove “gli altri” sono quelli che non la pensano come te. Gli elettori del tuo avversario. Tutti quelli ai quali – per istinto, per pregiudizio, ma magari per malinteso o per scarsa conoscenza – tu non piaci.

Attenzione, questa non è la ricetta salvifica per spostare voti da un campo all’altro del panorama politico italiano, cioè il sogno sempre deluso di generazioni di spin doctor. Un fenomeno del genere in Italia non s’è mai verificato, tranne che nella confusa parentesi giallo-verde. Ci sono le elezioni per i sindaci, che sono un’altra storia, e ci sono le occasioni del “liberi tutti”, come i referendum e spesso le elezioni europee. Quando però alla vigilia delle elezioni politiche si alza il richiamo delle foreste, chi sta a sinistra va a sinistra, chi sta a destra va a destra, alla fine vince chi non ha perso per strada troppa gente. Com’è scritto appunto nel capitolo primo del Manuale.

Ma quando i fattori determinanti del momento sono l’ansia per la condizione economica, il fastidio per ingiustizie e l’incertezza personale, allora puntare sulla delusione altrui può non bastare.

I repubblicani Usa si aspettavano un brutto risultato dal midterm. Un po’ per tradizione, un po’ perché sapevano che Trump aveva scontentato i suoi elettori, sicché pensavano che molti sarebbero rimasti a casa. Il risultato è stato non brutto, bensì orribile e forse epocale, perché questo scontento ha incontrato candidati democratici capaci di mettersi alla pari con chi lo esprimeva. Candidati e candidate di sinistra, di centro, moderati, perfino ex repubblicani (Adam Hamilton, in Kansas), accomunati da qualcosa che per esempio Kamala Harris due anni fa proprio non aveva: l’empatia verso l’altro da sé. Senza accondiscendenza, senza presunzione, senza far pensare che cambiare opinione elettorale implicasse chissà quale scelta esistenziale. È grazie a questo atteggiamento che i delusi da Trump non sono rimasti a casa: sono andati a votare, contro il loro presidente.

Tentiamo un’analogia. Per molti anni, la sinistra italiana ha trasferito la propria motivata idiosincrasia per Berlusconi sugli elettori di Berlusconi. Venendone ricambiata, contribuendo a definire i caratteri rigidi e tribali del bipolarismo all’italiana e facendo la fortuna di registi, comici e giornali che hanno prosperato su una sorta di incompatibilità antropologica.

Se questo è stato vero in Italia, immaginiamo che cosa possono aver pensato nel 2024 gli elettori dem americani dei loro concittadini che erano tornati a votare per il presidente più assurdo e improbabile. Altro che incompatibilità. Si approfondiva l’abisso tra quelle che il clintoniano Jim Carville descriveva come “le due Americhe” contrapposte e non comunicanti.

Martedì tanti candidati dem non hanno puntato sulla diserzione passiva degli scontenti: hanno fatto lo sforzo di andare loro incontro. Appunto, superando quell’abisso. Gettando ponti. In sostanza: comunicando, anche andando in casa del nemico, nei suoi network mainstream.

Questa sì, è una lezione. Su come si possa trasformare una disaffezione passiva in un comportamento attivo. Qui da noi, i progressisti italiani farebbero un errore se cercassero di far credere che Giorgia Meloni sia come Trump: non è vero e non sarebbero credibili. Però anche Meloni ha generato disillusione nel proprio campo. Non tanta quanto l’amico americano, ma tangibile. Allora anche i leader del centrosinistra potrebbero sforzarsi di approcciare gli elettori del centrodestra come fossero i propri: con lo stesso ascolto, rispetto, interesse, soprattutto parlando la stessa lingua.

Forse ne convinceranno pochi (coi numeri che circolano, sarebbero comunque tanti). O forse, probabile, non ne convinceranno nessuno. Ma ne avranno guadagnato in autorevolezza personale. Si saranno smarcati dall’impostazione ideologica che la destra darà alla campagna. E soprattutto avranno fatto un gran favore alla qualità della politica.

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