L'AQUILA - Ha tentato il suicidio, due giorni fa, Francesco Maria De Vito Piscicelli. L'imprenditore arrestato lo scorso anno per lo scandalo degli appalti "facili" legati alla Protezione Civile e noto alle cronache per l'intercettazione nella quale rivelava di aver riso al telefono di fronte alla notizia del sisma immaginando nuovi affari sulla ricostruzione ("io ridevo stammatina alle tre e mezza"), ha cercato la morte ingerendo un intero flacone di Tavor. La moglie lo ha ritrovato riverso sulla scrivania del suo ufficio, in via Margutta a Roma. A quel punto la donna ha dato l'allarme. I medici gli hanno salvato la vita con una lavanda gastrica e dopo una notte in osservazione Piscicelli è stato dimesso. Ora è a casa.
Ma non sarebbero stati tanto i guai giudiziari la causa scatenante del gesto. Il tutto sarebbe legato alle difficoltà economiche che l'azienda di Piscicelli sta attraversando dopo lo scandalo. Lavori al palo e pagamenti bloccati dopo lo scandalo. "Sono molto preoccupato - ammette il suo legale Marcello Melandri - e non tanto per l'aspetto penale in quanto ritengo che le nostre ragioni prevarranno in tribunale. Il processo procede spedito e sono davvero fiducioso". "Il mio cliente però ha subito un'esposizione mediatica eccessiva, specie con la vicenda della telefonata sul terremoto dove è stato evidentemente frainteso... e vive un grande disagio".
Quella intercettazione pesa come un macigno, più del procedimento penale. "Lui viene riconosciuto come quello della telefonata... Quello che rideva la notte del terremoto e questo lo mortifica e lo danneggia. Oltre a non rappresentare la verità". Nell'intervista rilasciata dall'imprenditore a "Repubblica" il 13 febbraio 2010, si era difeso così: "Gesù, quello non sono io", "Per carità, sono io che parlo. Ma non sono io che dico quella frase. La dice la persona che &eg rave; al telefono con me, mio cognato", "I carabinieri devono aver fatto confusione. Ci sarà il nastro no? Lo giuro. È mio cognato. Io ho detto solo "vabbuò", "vabbuò". Sa no, come si dice a Napoli quando si vuole tagliare corto. Guardi ero inorridito anche io quella mattina quando ho sentito quella frase. I-nor-ri-di-to". "Ho detto solo "Vabbuò". Rido di imbarazzo. Si ride anche di imbarazzo, no? E poi che ne so io che è la Ferratella."
Mentre Piscicelli nell'interrogatorio del 25 febbraio 2010, davanti ai pm Tei e Monferini, aveva dichiarato:
"L'Aquila io non ho partecipato a nessuna gara volutamente e sempre a mio cognato che mi proponeva a telefono di fare un lavoro su... su Garda, ho detto: No, guarda sono impegnato, ho... devo mandare le cose all'Aquila per l'emergenza! Ma era una scusa per non essere sgarbato e non dirgli che non mi interessava il lavoro a Garda. A L'Aquila non ho partecipato a nessuna gara perché oltretutto venivamo da... da un lavoro pesante.."
Ma alcune intercettazioni risalenti al 9 aprile 2009 rivelano altro:
Piscicelli: ... ma già mi hanno chiamato a me...
Gagliardi: ... ma veramente?
Piscicelli: ... sì, la prossima settimana devo dare sei escavatori...
venti camion.
Gagliardi: ... li devi dare?
Piscicelli: sì.
Gagliardi: ... così.
Piscicelli: ... sì, così funziona nelle emergenze... tutto in econo-
mia.
Gagliardi: ... ah! glieli dai e poi dopo si fa in economia... cioè
tot ore, tot al giorno.
Piscicelli: sì, sì, sì.
Gagliardi: ah.
Piscicelli: questo per le emergenze.
Gagliardi: uhm, uhm, certo lì adesso ci fanno carne di porco lì.
Piscicelli: ah là c'è da ricostruire dieci anni.
Ma non sarebbero stati tanto i guai giudiziari la causa scatenante del gesto. Il tutto sarebbe legato alle difficoltà economiche che l'azienda di Piscicelli sta attraversando dopo lo scandalo. Lavori al palo e pagamenti bloccati dopo lo scandalo. "Sono molto preoccupato - ammette il suo legale Marcello Melandri - e non tanto per l'aspetto penale in quanto ritengo che le nostre ragioni prevarranno in tribunale. Il processo procede spedito e sono davvero fiducioso". "Il mio cliente però ha subito un'esposizione mediatica eccessiva, specie con la vicenda della telefonata sul terremoto dove è stato evidentemente frainteso... e vive un grande disagio".
Quella intercettazione pesa come un macigno, più del procedimento penale. "Lui viene riconosciuto come quello della telefonata... Quello che rideva la notte del terremoto e questo lo mortifica e lo danneggia. Oltre a non rappresentare la verità". Nell'intervista rilasciata dall'imprenditore a "Repubblica" il 13 febbraio 2010, si era difeso così: "Gesù, quello non sono io", "Per carità, sono io che parlo. Ma non sono io che dico quella frase. La dice la persona che &eg rave; al telefono con me, mio cognato", "I carabinieri devono aver fatto confusione. Ci sarà il nastro no? Lo giuro. È mio cognato. Io ho detto solo "vabbuò", "vabbuò". Sa no, come si dice a Napoli quando si vuole tagliare corto. Guardi ero inorridito anche io quella mattina quando ho sentito quella frase. I-nor-ri-di-to". "Ho detto solo "Vabbuò". Rido di imbarazzo. Si ride anche di imbarazzo, no? E poi che ne so io che è la Ferratella."
Mentre Piscicelli nell'interrogatorio del 25 febbraio 2010, davanti ai pm Tei e Monferini, aveva dichiarato:
"L'Aquila io non ho partecipato a nessuna gara volutamente e sempre a mio cognato che mi proponeva a telefono di fare un lavoro su... su Garda, ho detto: No, guarda sono impegnato, ho... devo mandare le cose all'Aquila per l'emergenza! Ma era una scusa per non essere sgarbato e non dirgli che non mi interessava il lavoro a Garda. A L'Aquila non ho partecipato a nessuna gara perché oltretutto venivamo da... da un lavoro pesante.."
Ma alcune intercettazioni risalenti al 9 aprile 2009 rivelano altro:
Piscicelli: ... ma già mi hanno chiamato a me...
Gagliardi: ... ma veramente?
Piscicelli: ... sì, la prossima settimana devo dare sei escavatori...
venti camion.
Gagliardi: ... li devi dare?
Piscicelli: sì.
Gagliardi: ... così.
Piscicelli: ... sì, così funziona nelle emergenze... tutto in econo-
mia.
Gagliardi: ... ah! glieli dai e poi dopo si fa in economia... cioè
tot ore, tot al giorno.
Piscicelli: sì, sì, sì.
Gagliardi: ah.
Piscicelli: questo per le emergenze.
Gagliardi: uhm, uhm, certo lì adesso ci fanno carne di porco lì.
Piscicelli: ah là c'è da ricostruire dieci anni.